Parole di partecipazione attiva Una pubblicazione digitale con Fondazione Compagnia di San Paolo
Frutto di una collaborazione tra la Fondazione Compagnia di San Paolo e cheFare, Parole di partecipazione attiva è una pubblicazione digitale che esplora concetti e pratiche della partecipazione attiva nei diversi settori della società, proponendo un glossario che ne esplora luci e ombre a partire da contributi pratici e teorici.
La pubblicazione si basa su un esteso percorso di ricerca partecipato – realizzato nel corso del 2023 – che ha coinvolto rappresentanti ed esperti di più di 70 soggetti, inclusi comuni, associazioni, atenei, centri di ricerca e formazione, istituzioni nazionali, organizzazioni di secondo livello e fondazioni di origine bancaria.
In parallelo ai lemmi curati da diversi autori, pubblichiamo le introduzioni a cura di Bertram Niessen. Questa serie affianca il percorso principale con uno sguardo complementare, capace di ampliare e precisare la costellazione concettuale della partecipazione attiva. Leggi il commento al lemma a cura di Massimo Cuono.
“non è vero che le persone non partecipano, ma spesso i modi sono imprevedibili e inaspettati”
Molti studi sostengono che la vita collettiva è in contrazione: i numeri della partecipazione elettorale sono in costante diminuzione; gli attori della vita politica e i corpi intermedi stanno perdendo centralità; dopo la Pandemia anche le statistiche relative al volontariato indicano una decisa flessione. Senza negare queste criticità, i partecipanti al percorso hanno indicato che dobbiamo imparare a cercare in spazi nuovi e diversi. La Partecipazione attiva è vista quindi come un’opportunità per identificare, integrare, rilanciare e valorizzare nuove forme della pratica collettiva nei territori, spesso caratterizzate da un basso grado di formalizzazione o dal ricorso a categorie emergenti e – di conseguenza – non ancora pienamente conosciute e condivise.
Gli sperimentatori di queste forme di azione pubblica di volta in volta utilizzano categorie del collettivo diverse: comunità di luogo, di pratiche o di cura; utenti dei beni comuni; pubblici partecipanti e scene musicali, artistiche, teatrali o letterarie. I gruppi che si attivano – o vengono attivati – sono i più diversi: dai genitori ai pensionati, passando per la prima infanzia; dagli studenti primari, a quelli medi, a quelli universitari; dai gruppi di professionisti a quelli del tempo libero; dalle associazioni per i diritti civili ai gruppi informali di migranti. In ognuno di questi casi – in forme, luoghi e tempi diversi – i molti soggetti che prendono parte ai percorsi di Partecipazione attiva ricercano identità collettive in grado di costruire legami e non barriere, aumentando la circolazione di capitale sociale, culturale e simbolico sui territori.
La domanda diffusa è quella di allargare le finestre di opportunità per questi attori, favorendo la presa di parola e l’esercizio di potere di identità collettive sotto-rappresentate o non-rappresentate. Questo si traduce, da un lato, in una domanda di migliore posizionamento rispetto al “senso comune” degli abitanti: la richiesta di una maggiore visibilità negli immaginari sociali. E, dall’altro, in una domanda di rappresentanza strettamente istituzionale: la possibilità di costruire strumenti per influenzare le agende politiche di modo che possano essere tenute presenti distanze minoritarie.
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