Se si crede di non valere nulla, ci si potrà mai avvicinare a qualcosa dal valore universale, accettare di stare a quella contemplazione? Se la distanza fra sé e l’opera è incolmabile – perché non si conosce la tecnica, la storia, il senso della ricerca artistica, ecc. – potrà mai una visita generare qualcosa di diverso dalla frustrazione?

Adolescenti al museo, la ricerca della meraviglia