Almanacco > Inediti
6 settembre 2017

Madrid: La canica, una biglia come moneta alternativa

Scarica l'inedito in PDF!

Per scaricare l’articolo come pdf è necessario essere iscritti alla newsletter di cheFare.
Inserisci i dati richiesti, anche se sei già iscritto in modo che il sistema possa verificare.
Riceverai via mail il link per scaricare il PDF.

Letta l'informativa*, dichiaro di averne compreso il contenuto e acconsento al trattamento dei miei dati per le finalità e secondo le modalità ivi indicate.

La dimensione simbolica di un’impresa impossibile deve aver fatto la sua parte, la tradizione antagonistica di Lavapiés, il quartiere più anarchico di Madrid, ci ha messo il resto, e la vecchia succursale di Bankia di calle Embajadores n° 46 è diventata la Zecca di una moneta particolarissima, la canica (biglia in castigliano).

Impiantata nel febbraio del 2015 dagli attivisti della Rete Collettivi Autogestiti, la canica è una moneta locale che può essere usata solo da chi ha una certa visione del mondo per com’è oggi, ma, soprattutto, per come vorrebbe che fosse domani.

I due concetti divergono radicalmente, e nella Spagna che si scrolla di dosso l’incubo della disoccupazione, 10.000 persone hanno aderito a reti di aiuto mutuo che offrono di tutto, dal pane di giornata ai ricambi per l’auto, dalla frutta fresca a una sessione di yoga. Ogni capoluogo ha ormai la propria moneta: a Bilbao c’è l’ehki, a Siviglia il chavico e a Mérida l’Espronceda. Non esistono connessioni tra le diverse realtà locali, ma forse è solo una questione di tempo.

La biglia madrilena, nata sull’onda del Movimento 15M, ha il suo caveau nel centro nevralgico delle proteste del 2011, e infatti si ricollega al rifiuto della rappresentanza parlamentare e alla sovranità tecnologica e monetaria, tre motti molto in voga nelle proteste degli Indignados. Le sue parole d’ordine sono fiducia mutua, orizzontalità e anticapitalismo, anche se nessuno aspirava a tanto quando giocava nei cortili di scuola.

Calle Embajadores è una strada lunga e stretta che collega il centro storico con lo snodo meridionale della periferia; ci sono negozi e bar in quantità, un mercato e due centri sociali autogestiti, il più grande nella vecchia Manifattura Tabacchi.

Al n°46 sorgeva la succursale della Caja Madrid, trasformata poi in Bankia dall’ex Ministro dell’Economia Rodrigo Rato, simbolo vivente di una bancarotta che è costata 12.347 milioni di euro alle casse dello Stato. Al suo posto, adesso, ci sono i ragazzi della Comunidad de Intercambio, che si dedicano ad acquistare in euro i prodotti non ancora disponibili in biglie, e a convertire in biglie una parte degli stipendi pagati in euro di chi vuole aderire al progetto. “Tutta la storia è l’idealizzazione del reale attraverso la realizzazione dell’ideale”, scriveva il filosofo Miguel de Unamuno.

Per giocare insieme a loro, però, non basta volerlo, bisogna rispettare regole stringenti. Non si può lavorare nelle Forze dell’Ordine o nella Magistratura, né in una banca, né in un qualsiasi organismo statale. Una notevole differenza rispetto alle monete locali italiane come il Sardex, che fanno della loro trasversalità uno dei punti di forza. La moneta nata a Serramanna, così come le succedanee Tibex e Linx non ambiscono a soppiantare l’euro, né, a dire la verità, il sistema capitalista nel suo intero; un’alternatività che le biglie rivendicano invece con tenacia.

La Rete di Collettivi Autogestiti di Madrid interpreta il suo antagonismo in chiave ludica, e usa espressioni come “bellissima” e “divertente” per definire la propria moneta. Declinano la Teoria dei giochi di John Nash secondo i loro obiettivi: autogestione dei mezzi produttivi, collettivizzazione e abolizione del patriarcato, come se i pilastri della società occidentale fossero perline di una collana, e sfilandone una venissero via tutte.

L’emissione di biglie può essere decisa solo dall’assemblea di calle Embajadores n° 46, e solo in assemblea si può decidere come disporne. Non è tollerata alcuna forma di sfruttamento o di lucro (per esempio di un muratore che vuole entrare nel circuito delle biglie mantenendone altri due in posizione subalterna), non può essere accumulata né riconvertita in euro. Con la moneta avversaria c’è un solo punto di contatto, quello iniziale, che prevede una convertibilità di 1 a 1: si danno 100 euro, si ricevono 100 biglie e si comincia a giocare.

Una biglia, come un Sardex, non vale niente se non quando la si usa, cioè assume un valore soltanto se due persone decidono di utilizzarla come strumento di “transazione”; sia il suo valore di credito (chi dà un bene o un servizio), sia quello di debito (chi lo riceve) sono assunti dalla collettività; non si stabilisce cioè alcun vincolo di credito/debito diretto tra i singoli individui, che restano vincolati ai valori stabiliti in assemblea: se offri lezioni di tedesco, consulenze legali o pulizie domestiche 1 ora di lavoro vale sempre 10 biglie.

Sarebbe impensabile vedere una grande compagnia come Tiscali entrare nel circuito delle canicas, finora ristretto al campo ideologico dei suoi fondatori, eppure, nei primi due anni di vita la rete è cresciuta, allargandosi al Mercado Social de Madrid e alla Granada, altra comunità di autogestione. Una succursale di Bankia Okkupata è stata aperta di recente a Barcellona, quartiere Gracia, dove il sindaco Ada Colau si appresta a impiantare l’ennesima moneta locale.

La non cumulabilità e l’inesistenza d’interessi sono qualità che rendono le biglie, come altre monete locali, estremamente dinamiche. Nel caso del Sardex, per esempio, si calcola una velocità di circolazione otto volte superiore a quella dell’euro, semplicemente perché tenerli fermi non conviene a nessuno. Il prof. Paolo Dini, docente alla London School of economics, le ha descritte dicendo che “monetizzano l’economia inespressa”. In altre parole, le monete locali, creando reti fiduciarie tra persone che risiedono nella stessa città quando non addirittura nello stesso quartiere, facilitano la circolazione di prodotti e servizi altrimenti confinati al sommerso.

L’amore per il possesso del denaro, sosteneva John Keynes, è alla radice del tutto il problema monetario moderno, e i giocatori di biglie hanno creato una moneta che è impossibile da possedere, prestare o riscuotere. Le biglie non esistono, sono un mero accordo verbale, affermano: dire “ho 20 biglie” è come affermare “ho 5 metri” o “ho 1 chilo”.

Trasformare la moneta in una mera unità di misura, tuttavia, non è semplice, e il collettivo La Canica organizza corsi per insegnare a concepire il valore di ciò che (non) si può avere in tasca. Scorrendo la lista dei prodotti acquistabili in biglie, alcuni dei quali pagabili a metà con gli euro in attesa della sovranità monetaria, ci si convince che l’esito di questo gioco un po’ serioso dipenderà dai destini politici della Spagna; se gl’Indignados andassero al potere, detto altrimenti, avrebbero certamente un gran lavoro da fare, ma un problema in meno da risolvere: le biglie sono già in circolazione.

La newsletter di cheFare

Le attività e gli articoli di cheFare nella tua mail

Ti piace cheFare?

Seguici su Facebook!

Questo articolo appartiene a:

Percorsi > Economia della cultura

Potrebbero interessarti anche questi articoli

sondaggio-nube-di-parole-4

Nube di parole #4. Le pratiche del lavoro culturale

4 giugno 2018
laboratorio-creativo ecco i partecipanti

Laboratorio Creativo: ecco i partecipanti al Camp

12 aprile 2018
valore culturale

Il valore culturale spiegato agli alieni. Come rendere quantitativo il qualitativo?

10 aprile 2018