City Scripts a Manifesta Palermo. Una biografia dello spazio

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    La Parigi che Honorè de Balzac, nel 1883, descrive nel racconto “Ferragus” non è una città, ma un organismo a se stante, uno strano, autonomo essere vivente il cui respiro racchiude in sé storie di uomini, un vortice in cui “tutto fuma, brucia, brilla, fermenta, arde, evapora, si spegne, si riaccende, sfavilla, crepita e si consuma”. Le vie della capitale francese si rivestono di qualità umane, vie operaie, disoneste, vecchie, stanche, protagoniste in prima persona degli eventi storici, non semplici contorni.

    Niente di nuovo nel legame che tiene unito uno spazio geografico e la sua rappresentazione letteraria, un rapporto antico quanto la scrittura, che tra materialità e immaginazione, però, può fornire nuove ipotesi di ridefinizione dei luoghi.
    Nasce da questa visione di riscrittura del paesaggio l’indagine di City Scripts, il progetto ideato e curato da Giorgio Vasta, all’interno di Manifesta 12, la biennale nomade europea che quest’anno si terrà a Palermo.

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    Cinque micro narrazioni sul capoluogo siciliano, tre individuali, a cura della regista Emma Dante, dello scrittore Fulvio Abbate e dello stesso Giorgio Vasta e due collettive, realizzate da sette studenti provenienti dal Centro Sperimentale di Cinematografia, dall’Accademia di Belle Arti e minori rifugiati. “Ho chiesto agli autori di scegliere un frammento, non una zona, un quartiere, un’area della città, ma piuttosto un punto circoscritto, del tutto liberi, anzi, incoraggiati nel non dover scegliere luoghi tradizionalmente riconosciuti o riconoscibili. Un desiderio del progetto, infatti, è anche quello di rendere percepibile la complessità di uno spazio urbano, del quale fanno parte, tanto le aree celebri quanto le zone neglette, considerate irrilevanti dal punto di vista storico – artistico o addirittura considerate brutte, quindi escluse dalla rappresentazione della città”.

    L’idea prende spunto dal libro dell’illustratore Richard McGuire, Here, un silent book, nel quale l’autore rappresenta uno spazio e annota una data. Questo stesso identico spazio viene mostrato diacronicamente, muovendosi nel tempo, arrivando fino a tre milioni di anni indietro o spostandosi in avanti, attraverso un lavoro, in parte filologico e in parte d’invenzione. Una sorta di biografia dello spazio, come afferma Vasta: “Se fissi lo stesso punto e cerchi di raccontarlo hai la possibilità di descrivere qualcosa che trascende quello specifico spazio. City Scripts vuole essere questo”.

    L’uomo si appropria dello spazio non solo fisicamente, ma anche simbolicamente, caricandolo di significati: se da un lato le città hanno una propria concretezza, fatta di mappe e stradari, dall’altro comprendono un preciso carico di immaginazione, che include fantasie e aspettative riconducibili al vissuto territoriale di ciascun individuo, come sostiene Henri Lefebvre, distinguendo tra spazio percepito, concepito e vissuto. In questa prospettiva, è il linguaggio che decide il destino di uno spazio o la capacità di perdonare la bruttezza o l’irrilevanza di alcune aree.

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    City Scripts, però, non è solo scrittura: il progetto, infatti, fruibile gratuitamente in podcast, comprende uno studio sulla fonosfera dei luoghi descritti, grazie al lavoro della videomaker Letizia Gullo e dei musicisti Fabio Lattuca e Pietro Bonanno, che all’interno del progetto VacuaMoenia, hanno curato il soundscape. Il risultato finale è un paesaggio stratificato in cui le parole coprono lo spazio e vengono corroborate a loro volta dalla parte sonora, in cui i suoni reali si accompagnano ai suoni della memoria, inventati dai musicisti.

    Le narrazioni

    Non si tratta di guide ma piuttosto di percezioni d’autore di cinque parti della città in cui lo sguardo si trasforma in linguaggio.

    Un’alba marina tra le barche che rientrano dalla pesca notturna è lo scenario entro il quale Emma Dante racconta l’Arenella, una delle borgate marinare che collegano la città con Mondello, in un dialogo a due voci tra un palermitano e un napoletano. “Dalla conversazione di questi due protagonisti emerge un Genius loci palermitano, l’indeterminatezza, il non sapere mai realmente come sono fatte le cose. Palermo è una città che ha una vocazione all’indistinzione, a coprire le linee che separano i confini, lo spazio resta indefinito”, afferma Giorgia Vasta.

    Il racconto di Fulvio Abbate, invece, si materializza nel 1965, in via Vincenzo di Pavia, un luogo ignoto nel paesaggio palermitano, una strada i cui palazzi risalgono agli anni Venti e sono abitati da chi produce i servizi per la borghese Via Dante. Fulvio Abbate proietta questo luogo in un futuro fantastico, immaginandolo come parte di un ipotetico quadrilatero della moda.

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    Il frammento scelto da Giorgio Vasta è, invece, il Pozzo arabo, una buca quadrangolare che si trova nel quartiere Libertà, una costruzione della quale ancora oggi non si conosce quasi nulla. Nessuno sa esattamente a quando risalga la realizzazione di questo spazio, così come non si conosce la funzione che potesse svolgere: granaio o rifugio antiaereo durante i bombardamenti del 1943.

    È qui che Vasta ha immaginato l’ “Arkitektar Puffin Studio”, una imponente torre di vetro che conceda ai palermitani uno sguardo a cinquanta metri di altezza sull’intera complessità della città e su tutto quello che sta intorno.
    Le due narrazioni collettive, invece, raccontano il Giardino inglese dal punto di vista di una panchina e le linee dei bus 101 e 628, uno spazio che si muove nello spazio.

    Materia, parola e suono si incontrano per riscrivere la città con nuovi codici, passando dal Déjà – vu al Jamais – vu.


    A Manifesta 12 Palermo, Giorgio Vasta presenta City Scripts, un’opera fatta di Storytelling e laboratori di scrittura creativa. Realizzato in collaborazione con Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo, City Scripts si compone di cinque micro-narrazioni su Palermo, in cui il wordscape, il paesaggio di parole, si mescola al soundscape, il paesaggio sonoro. Cinque storie su Palermo: due plurali, fatte da un collettivo di studenti del corso di scrittura creativa condotto da Vasta, Letizia Gullo e i VacuaMoenia, e tre storie singolari, i sui autori sono: Fulvio Abbate, Emma Dante, Giorgio Vasta. Tutti e cinque testi che saranno resi disponibili sotto forma di podcast scaricabili gratuitamente.

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