1

Cosa c’è nel nuovo numero di Pandora Rivista: percorsi possibili al tempo del Coronavirus

Il mondo nel Covid-19: questo è il titolo del numero 2/2020 di Pandora Rivista. Riflettere sul mondo “nel” cambiamento innescato dalla crisi sanitaria significa al tempo stesso ipotizzare uno o diversi “dopo” possibili, ma anche ripensare il “prima”.

Il “mondo di ieri” era a sua volta segnato da profonde trasformazioni, che realtà come cheFare e Pandora Rivista hanno provato a descrivere. Di fronte a questo nuovo passaggio dobbiamo innanzitutto leggere questa nuova crisi nelle sue differenze rispetto a quella del 2008, momento generatore di molti dei cambiamenti che abbiamo vissuto in seguito.

Un nuovo numero di PandoraRivista: Il mondo nel Covid-19

Tra i possibili percorsi proposti nel numero, realizzato in collaborazione con Fondazione Unipolis, c’è un tentativo di mettere alla prova alcune elaborazioni e programmi di ricerca e azione sviluppati negli ultimi anni, sulla base di concetti come sostenibilità, generatività, giustizia sociale, innovazione, interrogandosi su come “reggano” alla prova della crisi e consentano di pensare il cambiamento in corso.

Si può partire allora dall’intervista a Enrico Giovannini che apre il numero, che sottolinea come «il primo shock» che abbiamo vissuto sia stato «di natura culturale», investendo «le nostre stesse categorie relative alla controllabilità dei fenomeni», mettendo in discussione l’idea «molto occidentale […] di essere in grado, attraverso politiche e comportamenti adeguati, di risolvere i problemi». L’incertezza è stata infatti la cifra che ha caratterizzato tutta la prima fase in cui abbiamo affrontato la pandemia e il periodo del lockdown. Un’incertezza che si è accompagnata a quel vissuto che Mauro Magatti descrive come «angoscia», tratteggiando i contorni di quella temporanea rottura «apocalittica» dell’ordine sociale che abbiamo sperimentato.

Questa situazione straordinaria ha generato però anche un’inedita apertura a diverse possibilità. Secondo un’idea che emerge in tanti dei contributi del numero la crisi è un bivio, una diramazione che apre ad esiti diversi. Si può fare riferimento, ad esempio, ai tre scenari che Fabrizio Barca e Patrizia Luongo tratteggiano per il “dopo” nel loro articolo: Normalità e Progresso, Sicurezza e Identità e Un futuro più giusto.

 

Ad aprire ad esiti diversi è la complessità stessa della crisi, che secondo Mariana Mazzucato è «triplice», unendo crisi sanitaria, economica e ambientale. Mentre nel 2008 tutto si giocava sul piano economico-finanziario e da lì gli effetti si sono poi irradiati nella società e nella politica, oggi la crisi coinvolge immediatamente molteplici aspetti: il ruolo di tecnologia, big data e intelligenza artificiale (su cui si soffermano nel numero Francesca Bria, Francesca Rossi e Renzo Avesani), l’evoluzione della situazione internazionale (analizzata da Paolo Magri e da Vittorio Emanuele Parsi), il cambiamento delle città, dell’abitare e del rapporto tra centri e periferie (Stefano Boeri, e Matteo Bolocan), le trasformazioni dei sistemi politici (Nadia Urbinati), la riorganizzazione delle filiere produttive e industriali (Giuseppe Berta, Alessandro Aresu, Giuseppe Surdi, Vincenzo Colla e Patrizio Bianchi), il ruolo dello Stato (approfondito nell’intervista al Ministro Provenzano), delle imprese, della cooperazione e del terzo settore (Maria Luisa Parmigiani, Paolo Venturi e Flaviano Zandonai), nonché dei diversi livelli di governo (Gilles Gressani), la dimensione europea (Brando Benifei), il ruolo dell’innovazione (Ivana Pais) e della finanza sostenibile (Francesco Bicciato), la questione ambientale (Rossella Muroni, Grammenos Mastrojeni, Stefano Ciafani), il problema delle aree interne (Franco Arminio, Antonio De Rossi, Filippo Tantillo, Daniela Luisi e Giovanni Carrosio), l’aumento dell’incidenza dea povertà (Chiara Saraceno e Matilde Callari Galli), il rapporto tra generazioni (Alessandro Rosina), l’evoluzione del welfare (Elena Granaglia, Andrea Ciarini) e delle fragilità della società (Giacomo Costa e Annamaria Fantauzzi).

È un elenco di temi che, da solo, basta a dare un’idea della multiformità del passaggio che stiamo vivendo. È un passaggio che ognuno di noi sta affrontando con fatica. La crisi in corso mette a nudo fragilità già presenti nella nostra società e accelera in maniera drammatica processi già in corso. Come sottolinea Provenzano dell’intervista, insistere sull’equivalenza ingenua tra «crisi» e «opportunità» suggerita dall’ideogramma cinese è stato un errore degli ultimi anni, non solo per il carico di sofferenza che passaggi epocali come questi portano inevitabilmente con sé. Se c’è un’opportunità nella situazione che stiamo vivendo, andrà faticosamente ricercata e costruita.

L’insegnamento forse più importante che possiamo trarre dalla situazione attuale è che non esistono automatismi né meccanismi che si autoregolano. Se pensiamo che la “normalità” precedente fosse il problema e se vogliamo che questa crisi abbia un esito virtuoso dobbiamo riuscire a mettere in campo un enorme sforzo di progettualità condivisa. Disegnando alleanze inedite e coinvolgendo soggetti diversi – istituzioni, società, lavoro, imprese, terzo settore, cooperazione – solo partendo dall’intelligenza collettiva e coniugando ricerca nella complessità e partecipazione possiamo pensare di ridare senso alla parola democrazia.