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Rigenerare Napoli, dieci anni di Cleanap

Napoli si appresta a vivere una nuova fase amministrativa, come in quasi tutte le maggiori città del paese in cui si vota in autunno: Roma, Bologna, Milano, Torino e in molte altre piccole e medie amministrazioni. Il voto diventa una spartiacque che segna la conclusione di un percorso per le città, qui però la percezione è un po’ diversa: quel percorso durato 10 anni pare già essere terminato, si è disgregato, portando via con sé residui di quel buono che pure c’è stato e tante opportunità mancate.

Oggi Napoli è una città in difficoltà, più individualista, più povera e in dissesto, in cui spesso i servizi minimi erogati non sono sufficienti per garantire condizioni di vita dignitose per cittadini. 

Anche 10 anni fa Napoli era in difficoltà, per questo nacque Cleanap.

Era il 2011, la città viveva un momento complesso in piena emergenza rifiuti, per questi tristi avvenimenti spesso passava un messaggio sbagliato: i cittadini sono incivili. Mossi da questo sdegno, decidiamo di creare un evento attraverso Facebook “andiamo a pulire piazza Bellini”, area in pieno centro antico e simbolo per i più giovani e gli universitari della città. Quell’evento fece il giro del web e ritrovammo in piazza centinaia di persone con scope, guanti e piantine da mettere a dimora per rimpossessarci di un luogo che ci era stato sottratto dalla cattiva gestione e per dimostrare che la cittadinanza attiva poteva innescare un cambiamento e un’inversione di rotta.

Nel 2012 siamo stati speaker al primo TedX della città, si chiamava Crisis and Creativity, old fellows proprio a dimostrazione della capacità di riscatto di Napoli e della sua cittadinanza, rispondendo in modo creativo a bisogni rinnovati.

Da un blitz con ramazza e paletta per ripulire Napoli in modo simbolico, è nato un progetto appassionante di partecipazione e di innovazione sociale: Cleanap da 10 anni fa politica attiva sul territorio cittadino, cura della città dal basso, in modo informale, ma con un approccio professionale, di competenza e di visione. La nostra sfida è portare i temi della sostenibilità alla ribalta, nella vita quotidiana dei singoli e nella vita collettiva della città, collaborando e influenzando positivamente le amministrazioni.

Nel 2012-2013 la pedonalizzazione del Lungomare Caracciolo è stato un assist perfetto per il nostro impegno progettuale: abbiamo presentato e realizzato il progetto di ricerca “Bike Sharing Napoli” (2012-2015), vincitore del bando “Smart Cities and Communities and Social Innovation” del MIUR, unico esempio concreto del servizio in città, seppur in via sperimentale. Una bellissima parentesi per Napoli, che ha risposto con entusiasmo: con circa 14.000 utenti, ci sono stati oltre 51.000 prelievi di bici, per un tempo complessivo di 12.451 ore e 39 minuti ovvero, per rendere l’idea, abbiamo fatto circa 3 volte il giro del mondo in bicicletta! 

Da questo punto di vista, sicuramente il progetto ha rappresentato un’occasione persa: il Comune di Napoli, con cambi di competenze varie, ha peccato di programmazione sulla tematica della mobilità sostenibile, tema utilizzato spesso a mero scopo propagandistico. Ancora oggi, non abbiamo un bike sharing in città, ad esempio. Speriamo che i risultati del nostro progetto Bike Sharing Napoli, trasferiti al Comune di Napoli nel 2020 dal MIUR, siano presto valorizzati e presi come punto di partenza per la progettazione partecipata (dunque con cittadini e associazioni) di politiche urbane in materia di mobilità sostenibile, armonizzate al TPL. Non vogliamo polemizzare, ma valorizzare ciò che è stato già realizzato. Attualmente lo stato dell’arte della mobilità, dei trasporti e della viabilità è critico, persino il “lungomare liberato” è tornato temporaneamente (si spera!) percorso dalle auto a causa del crollo della Galleria Vittoria.

Abbiamo appreso che in questi giorni verrà inaugurato un nuovo servizio di biciclette realizzato da una cordata di imprenditori in collaborazione con Q8, una scelta che di ambientalismo e sostenibilità non ha nulla, piuttosto ci puzza di greenwashing applicato al mondo a due ruote.  Sostenibilità, ambientalismo, significa fare scelte politiche coraggiose e coerenti. 

I temi legati alla sostenibilità ambientale, restano per noi prioritari,  la città si è mossa simbolicamente in tale direzione:  il Comune di Napoli ha reso nel maggio 2019  una “dichiarazione simbolica di stato di emergenza climatica e ambientale”, così come sappiamo che c’è stata un’ordinanza sindacale “Lungomare Plastic Free” (sperimentato da settembre 2019/marzo 2020), atti che abbiamo da sempre accolto con favore. Benissimo, ma ora è il momento che alle azioni eccezionali venga accostata un’imponente programmazione progettuale coraggiosa. Non lo straordinario, ma l’ordinario e lavoro silenzioso per ricostruire una città e una comunità nuova.

Quindi, per il futuro che verrà, anche in vista dell’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che prevede che oltre il 60% delle risorse siano spese a livello territoriale, ci auguriamo che Napoli sia pronta ad affrontare le sfide in tale direzione: riduzione dei rifiuti e verde urbano, trasporto pubblico e mobilità sostenibile, comunità di prossimità e creazione di lavoro, sicurezza e legalità. 

Per lavorare in questa direzione, serve una svolta nel paradigma metodologico: amministrazione condivisa, ascolto attivo e partecipazione. Esistono, ad esempio, degli strumenti normativi per disciplinare i rapporti tra la cittadinanza e le amministrazioni sul tema dei beni comuni, i “patti di collaborazione”, già sperimentati in tante città d’Italia. Dal nostro punto di vista, questo strumento può invertire una pericolosa tendenza di cui noi stessi ci siamo sentiti spesso vittime: la de-responsabilizzazione pubblica in nome del volontariato e dell’impegno civico. La strada che noi indichiamo è quella della collaborazione con la cittadinanza e della valorizzazione delle esperienze civiche, alleati che possono innescare effetti moltiplicativi positivi per la collettività e creare reti generative di valore sociale. Oggi, come non mai, c’è bisogno di comunità. Ricostruire comunità richiede aprirsi ai contributi esterni, delegare, mantenere aperto il confronto, saper mediare, fare rete con processi chiari e trasparenti.

Attualmente, come si diceva, Napoli è in crisi: la prossima amministrazione dovrà ricucire pezzi della città completamente strappati. E rompere il cristallo dell’isolamento amministrativo in cui ci siamo barricati: vogliamo che la nostra città abbia un ruolo nell’ecosistema Mediterraneo e ritorni a dialogare con il resto del paese, sia a livello amministrativo che a livello culturale.

Uscire dal provincialismo e dal napolicentrismo, contaminarsi e innovarsi, ma senza perdere le radici. Sogniamo un futuro che coniughi sostenibilità, equità e visione. E il futuro non è scritto, possiamo farlo insieme.

Noi, come associazione,  dopo 10 anni di attività, continuiamo a fare la nostra parte e a parlare di innovazione sociale e sostenibilità ambientale con il coinvolgimento della comunità locale perché convinti che la svolta culturale, passaggio obbligato per una svolta reale in termini di cura della città, richieda innanzitutto consapevolezza.