La storia del Vag61, l’esperienza non-indipendente in Cirenaica

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L’esperienza del Vag61, iniziata nel 2003 con l’occupazione di un immobile dei Monopoli di Stato in via Azzo Gardino, continua da più di 15 anni nel rione Cirenaica del quartiere San Donato. Il centro sociale che si regge totalmente sull’autofinanziamento e dà casa, tra gli altri, anche al portale di informazione ZeroincondottaSmk videofactory e OpenDDB e alle le attività solidali di mutuo aiuto della Colonna Solidale Autogestita ha lanciato da qualche tempo una campagna di donazioni e le nuove t-shirts e shoppers con con le illustrazioni di Andrea Casciu.

Ecco cosa ci hanno raccontato.

Cos’è il Vag61 oggi e com’è cambiato dalla sua nascita?

La formula che abbiamo scelto per definire la nostra esperienza è quella di “spazio libero autogestito”, perché crediamo sintetizzi bene gli ingredienti principali di questo percorso che dura ormai da più di 15 anni: siamo un centro sociale che tra le sue mura fa materialmente vivere iniziative e progetti, rifiutando le logiche del mercato e del profitto, della cultura omologata, dell’individualismo e del pensiero sessista, razzista e fascista, in connessione con il quartiere in cui ci troviamo e tutto questo prendendo ogni decisione in maniera collettiva e orizzontale, senza gerarchie. Tutte queste sono caratteristiche che fanno parte del dna di Vag61 fin dal primo giorno, ma senz’altro molte cose sono cambiate negli anni. Intanto, in origine Vag61 nacque come mediacenter, ma poi nel tempo le attività si sono maggiormente diversificate, pur essendo ancora presenti diverse esperienze incentrate sull’informazione e la comunicazione indipendente. Allo stesso modo, la progettualità si è molto evoluta nel tempo: alcune attività si sono interrotte o si sono trasformate, molte altre si sono aggiunte. Ma questo è normale, perché l’autorganizzazione ha costantemente bisogno di ripensarsi e reinventarsi. E infine, Vag61 è cambiato e ricambiato anche nell’aspetto: oggi ha il volto di un bellissimo murale realizzato da Ericailcane e Bastardilla.

Foto di Michele Lapini