ZAM ha ospitato il primo laboratorio di Fuori Bordo, il progetto che vuole costruire un salvagente per i legami sociali e comunitari

A settembre 2020 ha avuto inizio, in collaborazione con Codici Ricerca e Intervento e con il supporto finanziario della Fondazione di Comunità Milano, il progetto Fuori Bordo, un percorso di ricerca e azione per realizzare un sistema di prevenzione e aggancio ai legami comunitari di fronte ai rischi di esclusione sociale in caso di emergenza.

La prima parte del progetto ha visto il coinvolgimento delle realtà attive nella scuola, nei servizi socio-educativi, nei luoghi della cultura e nel volontariato solidale dell’area del Municipio 5 di Milano e di Rozzano.

Tra queste abbiamo incontrato ZAM, uno spazio sociale particolarmente attivo durante la pandemia e disponibile per le persone in difficoltà. Abbiamo affrontato assieme un percorso di condivisione delle problematiche che una realtà come la loro ha vissuto durante il lockdown. ZAM ha affrontato l’emergenza sanitaria convertendo parte delle sue attività in mutuo soccorso per i cittadini: questo ha permesso loro di rimanere attivi sul territorio, proponendosi come collante della comunità grazie alle attività sociali portate avanti. E’ riuscito a costruire una sorta di rifugio per tutti coloro che sono divenuti, di fatto, parte di quell’esclusione sociale indagata dal progetto.

Abbiamo voluto capire meglio i gradienti di esclusione, conoscere i fattori di rischio, i profili delle persone escluse e i loro punti di vista. Per questo abbiamo chiesto a ZAM di metterci in contatto con gli utenti che si sono auto-isolati, per poter intrattenere un confronto con loro e ascoltare il loro vissuto.

Questo procedimento ci ha permesso di raccogliere e incrociare più punti di vista: quello delle organizzazioni, degli operatori e delle operatrici, infine delle persone della comunità dell’area 5 di Milano e Rozzano, cogliendo così le diverse sensibilità e i bisogni di ognuno.

Abbiamo scelto proprio ZAM come spazio per attivare la terza fase del progetto: un incontro informale tra le organizzazioni, la comunità dell’area 5 e di Rozzano e Claudio Beorchia, l’artista invitato ad ascoltare storie ed esperienze legate alla pandemia per individuare ed elaborare proposte, azioni, strumenti e strategie condivise in grado di costruire quel ‘salvagente’ che ‘tiene a galla’ i legami sociali e comunitari, affinché, in caso di situazioni emergenziali, nessuno rimanga più ‘fuori bordo’. 

Le fotografie degli incontri sono a cura del fotografo Hugo Weber

 

I temi, i personaggi e le istanze emerse nelle fasi precedenti sono diventati i protagonisti di un gioco di carte, che presenta sia una dimensione ludica e corale volta ad evocare e generare una riattivazione delle relazioni personali post-pandemia, sia una dimensione educativa volta a esprimere e problematizzare i vissuti dell’emergenza sanitaria.

Il 22 marzo abbiamo realizzato presso ZAM il primo laboratorio di Fuori Bordo.

Molti dei partecipanti al primo laboratorio avevano già preso parte alle interviste ed erano già stati coinvolti nel progetto. Nonostante ciò, hanno mostrato il bisogno e la voglia di raccontarsi di nuovo, dando forma, questa volta, ad una narrazione corale su ciò che hanno vissuto in questi anni di emergenza, prendendo consapevolezza di un qualcosa che, seppur diversamente, li ha accomunati tutti.

Obiettivo del laboratorio è stato quello di definire meglio il dispositivo ludico e artistico/relazionale che il progetto ha prodotto grazie all’intervento dell’artista Claudio Beorchia e del curatore Matteo Balduzzi. Il laboratorio ha rappresentato un’ulteriore occasione per raccogliere e discutere ricordi, nomi e storie legate al periodo di pandemia.

 

Fuori Bordo continuerà, con altri laboratori e altri incontri.

Per conoscere il progetto clicca QUI.