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Urban Futures: scenari a lungo termine per la Torino 2030

È possibile utilizzare il futuro come strumento? La risposta è sì. Noi diciamo che “il futuro non esiste, ma può essere immaginato”. Lo si può fare applicando gli studi di futuro e la previsione strategica – nella letteratura, Futures Studies & Strategic Foresight – una disciplina che consente di esplorare futuri alternativi allo scopo di sostenere le decisioni e le azioni in un presente così mutevole, complesso e caratterizzato da cambiamenti sempre più veloci. Attraverso questa disciplina il futuro diventa dunque un potente dispositivo, in grado di dare significato a ciò che facciamo oggi, migliorando le capacità di pianificare e di prepararsi alle trasformazioni in corso.

Forwardto, un think tank di ricercatori e practitioners provenienti da diverse discipline (sociologia, psicologia, sviluppo umano, consulenza strategica, innovazione, design, marketing) specializzati nell’applicazione dei Foresight Methods, fa proprio questo. Aiuta aziende, organizzazioni non profit e del terzo settore, pubblica amministrazione, comunità e individui a fronteggiare il cambiamento proattivamente e a innescare processi trasformativi, contribuendo a gestire l’incertezza e la volatilità del presente. L’obiettivo è attivare competenze per anticipare scenari possibili. Non predire il futuro. Attraverso questi processi possiamo conferire a piani e programmi, policies e strategie, la visionarietà e la resilienza necessarie a raggiungere scopi prefissati. Nel farlo avremo maturato una maggiore attitudine ad adattarci alle mutevoli condizioni del contesto. 

Costituita da un network di professionisti dislocati in Italia e nel mondo, Forwardto ha le proprie radici a Torino e mira a rendere visioni, proposte, progetti e programmi “future-proof”, a prova di futuro. Un caso di applicazione che può assumere un carattere paradigmatico riguarda proprio la città metropolitana di Torino, quarta d’Italia per numero di abitanti, nella sua trasformazione da one company town a città di cultura, turismo, industria ad alta intensità di capitale e grandi eventi. Cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni, distinguendo Torino per la sua capacità di attivare importanti processi di rigenerazione urbana. Tuttavia, pur adottando numerose e innovative iniziative, non riesce ancora a intercettare i problemi sociali diffusi della popolazione, come la disoccupazione giovanile, la mancata inclusione dei migranti, la gentrificazione. 

Il progetto Torino 2030 – A prova di futuro nasce in questo duplice contesto, tra innovazione e necessità di nuove soluzioni socio-economiche che restino nel tempo. Si tratta di un’iniziativa di ricerca a carattere applicativo frutto della collaborazione tra un gruppo di ricercatori del Politecnico e dell’Università di Torino, con background disciplinari diversi, e un team di professionisti specializzati in metodi di Foresight di Forwardto. 

Con questo progetto ci si è posti nell’ottica di individuare indirizzi strategici elaborati a partire da uno sguardo long-term. Il focus è dunque sugli scenari possibili, alternativi, per il contesto metropolitano di Torino al 2030, mentre gli outcomes sono una serie di proposte da implementare per le politiche urbane. Queste “raccomandazioni” hanno avuto come destinatari ideali i decisori,  pubblici e privati, la cittadinanza, e anche altri attori in grado di incidere, direttamente o indirettamente, nella trasformazione del contesto urbano: imprese, istituti di credito, fondazioni bancarie, associazioni di categoria, sindacati, incubatori di impresa.

La scelta di usare metodi di Foresight in un processo di ricerca-azione è nata dall’esigenza di rendere più lungimirante e ambiziosa la portata delle policies urbane locali in un contesto che coinvolgesse un ampio numero di stakeholders e che producesse azioni in grado di apportare concrete modifiche migliorative nelle policies stesse. 

L’attività è stata svolta nell’arco di poco più di un anno, tra giugno 2020 e settembre 2021, da parte di un gruppo di lavoro articolato, composto da un comitato scientifico (12 ricercatori di Politecnico e Università di Torino) e da un team di sviluppo (10 practitioners, ricercatori e facilitatori di Forwardto, esperti di Futures & Foresight). 

Sono state individuate 6 “questioni focali”, sfide a partire da cui guardare al futuro della città: la riconversione manifatturiera, la visione metromontana, le infrastrutture sociali, culturali e tecnologiche abilitanti, gli spazi comuni, la giustizia ambientale intergenerazionale e la produzione culturale. Per ognuna delle tematiche è stato proposto un lavoro duplice: la fotografia del contesto attuale, grazie a round table con esperti della materia locali e internazionali, e un laboratorio di foresight con ricercatori specializzati e testimoni privilegiati dell’ecosistema (imprenditori, practitioners, attivisti, innovatori ecc). 

Contestualmente abbiamo condotto un’analisi di scanning, da prospettive diverse (economia, fenomeni socioculturali, tecnologia, politica, questioni ambientali), delle principali tendenze globali e locali con impatti potenziali futuri su Torino (considerando diverse finestre temporali). 

Il lavoro di esplorazione di orizzonti futuri è stato condotto con il metodo di Scenario Planning, integrato con tecniche e framework elaborati da Forwardto. L’esito di questi processi è la produzione di una serie di “narrative” di scenari alternativi, il cui scopo è allenare il pensiero strategico a “possibilizzare il futuro”. Gli scenari non sono previsioni, ma costrutti ipotetici che prefigurano possibilità e funzionano nel “mappare” l’orizzonte di ciò che potrebbe accadere in un determinato ambito, settore, contesto, territorio. Questi “viaggi nel tempo”, consentono di esplorare i diversi modi in cui le variabili di un ecosistema potrebbero comportarsi in differenti condizioni di contesto. Questa panoramica di scenari possibili nel lungo periodo consente poi di informare i processi decisionali del presente e che mirano ad agire, con maggiore consapevolezza, nel futuro prossimo. 

In particolare, nel perimetro dello Scenario Planning, è stato adottato il metodo dei 4 Archetipi. Sviluppato da Jim Dator, ricercatore ed esperto di Foresight dell’Università delle Hawaii, guida il confronto di panelist nell’elaborazione di 4 scenari archetipici. Il primo, denominato “Crescita continua”, è un futuro che segue la traiettoria tracciata dal presente, segue l’evoluzione del progresso con i problemi a esso connessi. Può, quindi, essere considerato un’estensione del presente (nel bene e nel male). Lo scenario del “Collasso”, invece, è un futuro in cui il sistema raggiunge i propri limiti e, appunto, collassa. Lo scenario di “Disciplina” è un futuro di equilibrio, una società stazionaria basata su meccanismi di controllo volti a garantire la sostenibilità dell’esistente (l’esempio delle restrizioni anti-covid è eloquente in tal senso). Infine, lo scenario di “Trasformazione” è un futuro in forte discontinuità con il presente grazie a un evento o fenomeno capace di ridisegnare in modo radicale l’idea stessa di essere umani.

In questi processi un fattore fondamentale e distintivo è rappresentato dal lavoro di stakeholders engagement. Viene dunque svolta una mappatura degli attori dell’ecosistema e avviata una sistematica azione di networking per cooptare testimoni privilegiati in qualità di panelist nell’ambito dei laboratori sugli scenari futuri. La composizione dei panel viene condotta con l’attenzione a garantire eterogeneità (per genere, età, cultura, provenienza, orientamenti ecc) e sguardo multidisciplinare (specializzazione, settore / ambito, eventuale organizzazione di appartenenza, ruolo ecc). Complessivamente, tra accademici e non, sono stati coinvolti circa 80 panelist per le 6 sfide tematiche. 

Come output dei singoli workshop, i vari scenari prodotti – dopo alcuni passaggi tra rielaborazione e approvazioni successive – hanno rappresentato la materia di lavoro per la fase successiva, svolta insieme al comitato scientifico. Le focal issues sono state operazionalizzate in missioni, secondo il modello proposto da Mariana Mazzucato (Lo stato innovatore, Laterza, 2017).  Nell’insieme, il progetto ha elaborato 12 missioni e 48 azioni strategiche. Se si guarda, a titolo di esempio, solo alla prima focal issue, dedicata alla riconversione manifatturiera, emergono due missioni e sette azioni strategiche. La prima missione consiste nel costruire una strategia industriale per reindustrializzare Torino, ma in chiave digitale ed ecologica. I settori coinvolti sono quelli dell’ecosistema di innovazione regionale: Comune, Città Metropolitana (l’ente dove Torino pianifica le sue politiche extraurbane assieme ai Comuni della sua cintura) e Regione, associazioni di impresa, sindacati, incubatori, università e centri di ricerca, consumatori, utenti. 

Le azioni strategiche discendono direttamente dalle narrative: in ognuna di esse, infatti, erano presenti elementi di futuro preferito, persino nello scenario del “Collasso”. La conversione industriale di Torino al 2030 richiede ingenti investimenti in infrastrutture pubbliche e in incentivi all’adozione di nuove tecnologie e modelli organizzativi. Sebbene questi processi necessitino della mano del legislatore nazionale, anche a livello urbano è possibile intervenire: favorendo l’incontro tra il sistema creditizio locale e le piccole e medie imprese; utilizzando le risorse stanziate dal governo centrale per il piano di ripresa post pandemia in chiave di politica industriale. Questo vuol dire concentrare le risorse sul sostegno di settori strategici, su cui Torino già presenta vantaggi competitivi (manifattura legata all’aerospazio e all’automotive), e sull’insediamento di poli di ricerca in ambiti dove si concentreranno grandi investimenti nel futuro, come il sistema di innovazione biomedicale e l’intelligenza artificiale.

La seconda missione riguarda invece lo sviluppo delle competenze che devono accompagnare la riconversione industriale. Gli attori da coinvolgere nell’ecosistema sono gli stessi della prima missione, con l’eccezione delle scuole secondarie superiori. In questo caso, le politiche urbane dovrebbero orientarsi verso due azioni strategiche. La prima è rendere Torino una “creative city”, secondo il modello delle 3T (talento, tecnologia, tolleranza) suggerito da Richard Florida a inizio secolo e ripreso dal World Creativity Index.  Questo si traduce in sgravi fiscali per chi prende la residenza e ricopre ruoli apicali in ambito scientifico o tecnologico; in politiche culturali attive; nella creazione di “Science Village”, nel potenziamento dei voli internazionali dell’aeroporto di Caselle. La seconda è lavorare sulle competenze, rendendo Torino la capitale quantomeno nazionale della formazione in alcuni campi, come quello dell’industria 4.0 e della transizione ecologica. Missione che richiede un coinvolgimento anche delle scuole secondarie e degli istituti di formazione professionale, in diretto collegamento con le imprese del territorio.

Tutti gli elementi del progetto, a partire dalle premesse, le forze di cambiamento individuate, le evidenze emerse nelle round table, gli esiti dei laboratori sugli scenari e le azioni strategiche derivate, sono raccolti e approfonditi nel saggio Torino 2030. A prova di futuro pubblicato nel 2021 da Luca Sossella Editore.


Immagine di copertina: illustrazione di Irene Coletto