Bertram Niessen, direttore scientifico di cheFare, in dialogo insieme a Gabriele Pasqui sulla situazione delle città, il 26 novembre in diretta streaming.

La città è il luogo giusto in cui sperimentare cose nuove e combattere le distorsioni che ereditiamo, non per assecondare fino alla distopia le prospettive antiurbane. Quando l’onda del Covid-19 si sarà ritirata, le forme e le pratiche della vita quotidiana, l’organizzazione del lavoro, i processi produttivi e della distribuzione, le interconnessioni globali e le relazioni geopolitiche, non potranno però ritornare allo stato antecedente. Milano è pronta ad accogliere la sfida: ce lo dicono la mixitè sociale e la capacità di attrarre capitale umano e non, particolarmente accentuata negli ultimi anni. È fondamentale trovare un equilibrio tra due tendenze, opposte e complementari, che segneranno le città nei prossimi anni: tra la cultura di prossimità, capillare e diffusa, e i linguaggi iper-contemporanei in grado di cogliere le trasformazioni inimmaginabili a venire.

26 novembre, dalle 21:00

Ripensiamo le città dopo il Coronavirus – cheFare in conversazione per capire come mutano socialità e organizzazione degli spazi

Bertram Niessen, direttore scientifico di cheFare, in dialogo insieme a Gabriele Pasqui sulla situazione delle città, il 26 novembre in diretta streaming.

La città è il luogo giusto in cui sperimentare cose nuove e combattere le distorsioni che ereditiamo, non per assecondare fino alla distopia le prospettive antiurbane. Quando l’onda del Covid-19 si sarà ritirata, le forme e le pratiche della vita quotidiana, l’organizzazione del lavoro, i processi produttivi e della distribuzione, le interconnessioni globali e le relazioni geopolitiche, non potranno però ritornare allo stato antecedente. Milano è pronta ad accogliere la sfida: ce lo dicono la mixitè sociale e la capacità di attrarre capitale umano e non, particolarmente accentuata negli ultimi anni. È fondamentale trovare un equilibrio tra due tendenze, opposte e complementari, che segneranno le città nei prossimi anni: tra la cultura di prossimità, capillare e diffusa, e i linguaggi iper-contemporanei in grado di cogliere le trasformazioni inimmaginabili a venire.

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