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7 Ottobre 2016

Le associazioni come scuola di democrazia

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Le trasformazioni politiche e sociali dei paesi europei negli ultimi venticinque anni hanno cambiato il profilo delle associazioni attive nella società civile e il ruolo che esercitano per la democrazia. La crisi dei partiti politici è diventata sempre più evidente e si sono fortemente indebolite le loro funzioni di socializzazione e di promozione della partecipazione democratica sul territorio.

Se sono diminuite le iscrizioni ai partiti, non è certo diminuita la disponibilità dei cittadini ad associarsi per impegnarsi in diverse forme di azione sociale. È perciò cresciuta in questo periodo l’attenzione al ruolo delle associazioni attive nella società civile nei regimi politici democratici. Impegnate in molteplici attività, le associazioni favoriscono la diffusione della cultura democratica, dell’universalismo e della solidarietà sociale, rafforzando i legami fra persone e l’efficacia delle politiche pubbliche.

In Italia queste tendenze hanno interagito con un sistema politico caratterizzato da tradizionali carenze di cultura civica, da squilibri territoriali e da una forte ideologizzazione del conflitto sociale. Dagli anni novanta la scena è stata dominata dalla mobilitazione dell’antipolitica e dalla diffusione di stili di azione e di comunicazione populisti. Per queste ragioni oggi si guarda al terzo settore e alla partecipazione nelle associazioni sociali con grande attenzione, sottolineando spesso la differenza fra il comportamento dei politici e la capacità di mobilitazione e l’impegno dei volontari.

democrazia

Pubblichiamo un estratto da Italia civile a cura di Roberto Biorcio e Tommaso Vitale (Donzelli)

Manca però una conoscenza adeguata del settore associativo, delle sue dinamiche e dei suoi effetti sulla vita politica e sociale. Disponiamo solo di alcuni studi autorevoli che ne illustrano le dimensioni, il profilo dei partecipanti, la tipologia delle prestazioni e dei servizi forniti. […]

L’importanza dell’associazionismo per la vita politica era già stata evidenziata, fin dall’Ottocento, dalle riflessioni di Tocqueville sulla democrazia americana. L’autore della Démocratie en Amérique aveva messo in luce una serie di caratteristiche e di effetti dell’associazionismo che vengono considerati tuttora validi.

Le associazioni americane studiate da Tocqueville garantivano una fondamentale socializzazione prepolitica, diffondendo fra i partecipanti lo spirito della cooperazione, della solidarietà e dell’impegno civico («il paese più democratico del mondo è anche quello in cui gli uomini hanno più perfezionato, e applicato più frequentemente, l’arte di perseguire in comune gli oggetti dei desideri comuni». Tocqueville). Questa funzione era svolta da associazioni volontarie, create per le più diverse finalità, e non solo dalle associazioni politiche e di rappresentanza degli interessi.

L’idea delle associazioni come «scuola di democrazia», formulata due secoli fa da Tocqueville, è stata riproposta da molti studiosi e ricercatori che valorizzano soprattutto il ruolo di socializzazione politica che può svolgere la partecipazione associativa. Le relazioni fra associazionismo e politica sono però molto diverse nelle democrazie moderne, molto più complesse, e si sono trasformate in modo significativo proprio negli ultimi decenni.

La socializzazione dei propri membri non è, d’altra parte, l’unica funzione che le associazioni svolgono in una democrazia partecipativa. Le associazioni (o le reti di associazioni) possono agire come attori collettivi nell’ambito della sfera pubblica, per influenzare direttamente sia la politica che le politiche con svariate forme di iniziative e mobilitazioni, di pressione sui governi ma anche di produzione diretta di beni pubblici.

Per questa ragione è necessario dedicare molta attenzione a due questioni che Tocqueville non ha affrontato, o ha colto in maniera marginale. La prima è la relazione fra la partecipazione associativa e i conflitti nel contesto sociale e politico in cui si formano e agiscono le associazioni. Il contesto esercita una forte influenza sulle attività e le funzioni che le associazioni possono svolgere. Particolare importanza assumono, per le reti associative formali e informali, le divisioni e le fratture che condizionano la vita politica e sociale.

I ruoli svolti dalle associazioni e le motivazioni per la partecipazione possono essere poi molto diversi in relazione alle finalità, esplicite o implicite, per cui sono state costituite e alle forme in cui si organizzano e sviluppano le loro attività. Una ricerca sulle associazioni sociali, il loro funzionamento e i loro effetti, non dovrebbe ignorare le grandi differenze esistenti fra le diverse tipologie associative, distinte non solo secondo le funzioni svolte ma anche secondo le dimensioni e i livelli di istituzionalizzazione.

Negli ultimi venticinque anni l’idea della partecipazione associativa come «scuola di democrazia» è stata ripresa da diversi studiosi, diventando il punto di partenza per molte ricerche. Sulla scia di Toqueville, Putnam ha cercato di dimostrare il ruolo fondamentale della partecipazione associativa come precondizione della democrazia: «le reti di impegno civico facilitano il consolidamento di norme di reciprocità generalizzata tra i cittadini e incoraggiano l’emergere di una fiducia diffusa all’interno del corpo sociale» (Putnam).

L’innovazione più rilevante introdotta da Putnam fu l’utilizzo del concetto di «capitale sociale» che combina, a un livello di astrazione più elevato, diversi aspetti della vita sociale, analiticamente ed empiricamente distinti: «per capitale sociale intendiamo le relazioni di fiducia, le norme che regolano la convivenza, le reti di associazionismo civico, elementi che migliorano l’efficienza dell’organizzazione sociale promuovendo iniziative prese di comune accordo».

L’esistenza di un elevato livello di capitale sociale in una comunità dovrebbe innescare un circuito virtuoso, grazie al quale crescerebbe ulteriormente, garantendo le migliori condizioni per la vita democratica. Diverse ricerche americane hanno dimostrato come l’attività di volontariato e l’impegno in organizzazioni non-politiche possano favorire l’aumento dei livelli di partecipazione politica (Ayala 2000). Anche in Europa le ricerche comparative rilevano che i membri delle associazioni di volontariato manifestano livelli più elevati di impegno politico rispetto ai non partecipanti (Van Deth 2010).

Con la partecipazione associativa aumentano in generale le risorse disponibili per la partecipazione politica: la competenza civica, l’informazione, la tolleranza verso altre culture, l’appartenenza a reti sociali, il senso di efficacia personale e le capacità di agire politicamente. Queste risorse si possono aggiungere a quelle che derivano dalla posizione di centralità sociale e dalla disponibilità di tempo e denaro, per spiegare i diversi livelli di partecipazione politica (Verba, Schlozman, Brady 1995).

I meccanismi di base del processo di socializzazione sono stati così messi in evidenza dalle ricerche qualitative (Erickson – Nosanchuk 1990; Eliasoph – Lichterman 2014). Durante la partecipazione, gli individui si abituano ad affrontare processi decisionali in modo democratico, facendo riferimento a problemi di interesse pubblico, e sviluppando relazioni basate sulla fiducia e l’impegno reciproco. Lo svolgimento di attività socialmente utili, con risultati concreti e visibili, aumenta l’autostima dei partecipanti. Vengono così a ridefinirsi i riferimenti valoriali degli attivisti, che sono in generale indotti a seguire con più attenzione la vita politica, le politiche pubbliche e le decisioni dei governi.

La funzione di «scuola di democrazia» delle associazioni è stata però messa in discussione da diversi studiosi. Si sono sviluppate innanzitutto controversie rispetto allo stesso concetto di capitale sociale introdotto da Putnam (Portes 1998; Foley – Edwards 1999). Altri autori hanno d’altronde dimostrato che la (forte) associazione tra la partecipazione civica e l’azione politica può essere in gran parte considerata una relazione spuria: i livelli di entrambe le variabili crescono in relazione ad alcuni tratti dei soggetti individuali, come l’istruzione, lo status sociale, il senso di efficacia personale e le competenze civiche.
La socializzazione politica può in alcuni casi precedere la partecipazione associativa. Le persone che hanno un elevato senso di efficacia personale e sono più attente alla vita pubblica sono di regola più disponibili sia ad aderire ad associazioni di volontariato che a impegnarsi nell’azione politica (Armingeon 2007).

Le idee sulla socializzazione politica che si può attivare nelle associazioni di volontariato sono state messe in discussione da Van der Meer e Van Ingen (2008), a conclusione di una ricerca comparativa su 17 paesi europei. In tutti i contesti nazionali studiati esiste una forte correlazione positiva tra partecipazione civica e azione politica. Ma la relazione dipende dal tipo di associazione: è molto forte nelle associazioni di impegno sociale e in quelle di rappresentanza degli interessi, mentre è molto più debole nelle associazioni per le attività del tempo libero. Più che i meccanismi di socializzazione dei partecipanti, sembrano offrire una spiegazione plausibile quelli di selezione dei partecipanti: le persone che sono politicamente più interessate e attive aderiscono più spesso alle associazioni di impegno sociale e di rappresentanza degli interessi, e mantengono livelli più elevati di partecipazione politica.

Queste persone aderiscono alle associazioni per le stesse ragioni per cui diventano politicamente attivi – e cioè per raggiungere specifici obiettivi politici, per produrre direttamente i beni pubblici che reclamano o per partecipare più attivamente ai conflitti sociali in corso.

I meccanismi di auto-selezione e di socializzazione dei partecipanti alle associazioni non si escludono a vicenda, ma dipendono l’uno dall’altro (Hooghe 2003; Stolle – Hooghe 2003a). La socializzazione non può emergere senza una precedente selezione, e dipende dalle specifiche modalità di quest’ultima. Possono essere molto importanti, soprattutto per le nuove generazioni, gli effetti aggiuntivi di socializzazione, ma vanno interpretati. Solo se emerge una congruenza di valori nel nuovo ambito associativo, gli attivisti possono essere confermati e ulteriormente stimolati rispetto ai loro valori iniziali e alle loro precedenti esperienze di militanza.


Immagine di copertina: ph. Curtis MacNewton da Unsplash

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