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18 Giugno 2019

Che cosa sono i Bagni Pubblici di Via Agliè

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I Bagni Pubblici di via Agliè sono un centro interculturale con servizio docce nel quartiere Barriera di Milano (Torino) e fanno parte della Rete delle Case del Quartiere.
Erika Mattarella risponde alle 15 domande di che
Fare per la rubrica I nuovi modi di fare cultura.
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Perché I Bagni Pubblici di via Agliè si chiamano così?
I ‘Bagni Pubblici di via Agliè’ mantengono il nome che dà origine alla struttura e al suo attuale e funzionante servizio primario: le docce pubbliche. Abbiamo aggiunto anche il nome della via che ci ospita, per rendere evidente fin dal nome l’appartenenza territoriale.

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Quando sono nati?
La struttura e il  servizio docce aprirono la prima volta nel 1954. Nel 1989 furono chiusi, per riaprire nel 2006.. Nel 2009 abbiamo avviato le diverse attività trasformando i bagni in un luogo ibrido.

Dove?
A Torino, nel quartiere Barriera di Milano

Perché?
Prima di tutto per riaprire il servizio docce. Una volta compresi i bisogni e le potenzialità del quartiere, per realizzare insieme agli abitanti, ai gruppi informali e alle associazioni un luogo capace di rafforzare e costruire legami tra vecchi e nuovi abitanti e di contribuire alla rivitalizzazione di Barriera di Milano

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Che fate?
Coinvolgiamo attivamente gli abitanti e possiamo accompagnarli verso l’auto-organizzazione. Facciamo empowerment per le piccole associazioni di quartiere e favoriamo le interazioni tra le comunità migranti e il resto della società. Sosteniamo il protagonismo delle associazioni di immigrati, lo sviluppo del quartiere e la sua promozione; costruiamo reti attive e stabili, territoriali e infraterritoriali.

La cosa più importante che avete fatto?
Diventare Casa del Quartiere e promuovere la nascita della Rete delle Case del Quartiere.

Perché è la più importante?
Perché è un’azione intrinseca di crescita e infrastrutturazione, non solo un progetto che nasce, si svolge e costruisce risultati, ma poi finisce. E anche perché ci ha permesso di crescere e imparare, di realizzare progetti che da soli non avremmo potuto portare avanti.

Qual è il suo elemento più innovativo?
Essere una rete paritaria, dove tutti i soci pesano in egual misura, dove l’unione è salda, proattiva e rafforza.

Cosa c’entra la cultura con questa esperienza?
La cultura è il più grande strumento che abbiamo per collaborare con gli abitanti e per aumentare la consapevolezza civica.

Quali sono le ricadute sociali di questa esperienza?
La Rete delle Case del Quartiere ora è considerata un interlocutore importante, e i Bagni permettono l’incontro fra persone di diversa estrazione sociale, economica e culturale che costruiscono tra loro relazioni stabili.

 

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Con i Bagni Pubblici si mangia?
Ni.

Come fate a stare in piedi?
Grazie a un mix tra le nostre attività commerciali imprenditoriali, il contributo pubblico annuale in conto esercizio per la gestione delle docce, il contributo annuale di Compagnia di San Paolo e la partecipazione a bandi e progetti. E poi, tanto tanto volontariato (di tutti: cittadini e staff).

Qual è l’ostacolo più grande da superare?
Rispetto alla nostra esperienza, il tema dei community hub puri è un miraggio. È molto difficile riuscire a costruire attività sociali e culturali che rispondano ai bisogni della comunità territoriale di riferimento attraverso le sole attività imprenditoriali, soprattutto quando il territorio è economicamente svantaggiato. Il rischio è che ci si rivolga solo ad una fascia della popolazione senza riuscire a coinvolgere tutti.

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Installazione artistica nelle docce per Artissima

Fate parte di un network più grande di voi?
Prima di tutto, della Rete delle Case del Quartiere. Ma anche di un network non formale basato su una comunità di pratiche che in Italia si è attivata nel campo dell’innovazione sociale e culturale (penso al rapporto con cheFare, ad esempio).

Cosa avete intenzione di fare per un futuro migliore?
Creare un’impresa di comunità che coinvolga diversi attori del territorio e sia capace di diventare attrattiva per nuovi investimenti, penso banalmente ai social fund. Un territorio che diventi garante per gli investimenti e sia in grado di coinvolgere la popolazione residente, senza che questa rimanga marginale.


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