L’importanza di essere piccoli, un festival per viandanti

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(foto di Guido Mencari)

In questo 2020 il nostro festival nei borghi dell’Appennino tosco-emiliano, che si chiama L’importanza di essere piccoli, avrebbe compiuto dieci anni, usiamo il condizionale perché quella che si terrà questo fine settimana, sabato 12 e domenica 13 settembre, non sarà una festa.

La pandemia non ha deciso per noi, avevamo immaginato nuovi orizzonti e rotte già nell’inverno, ci interrogavano le nostre vite, le relazioni, la scena culturale, le possibilità oggettive di esistenza di una minuscola associazione di montagna, ci interrogavano le direzioni da prendere e anche una certa voglia di rinnovamento.

Poi è arrivato marzo, ed è giunto un virus sconosciuto, l’invisibile che ci ha cambiato la vita e che ha fatto esplodere tutte le contraddizioni del nostro mondo – del nostro intero mondo, non solo di quello artistico e culturale. Contraddizioni che scavano ancor più profondamente nelle nostre domande naturali, e che entrano con prepotenza nel quotidiano e nel senso di tutte le cose.

Abbiamo allora scelto di non stare dentro un’ottusa normalità, che sia nuova o vecchia, e di non ripetere uno schema, ma di imboccare una strada inesplorata, perché forse avevamo bisogno di un’altra prospettiva e di un altro tempo. La condizione per noi naturale, essenziale, di relazione con il paesaggio, con l’abitare luoghi aperti e nascosti e richiamare una comunità attorno alle parole della poesia, aveva bisogno di un ascolto ancora più attento, di un qualcosa di duraturo.

Per quanto restasse al centro di ogni azione il bisogno essenziale di riconfermare il circolo di affetto e amicizia con la nostra comunità, s’è fatto largo il desiderio di ridisegnarne in parte la forma. Di lasciare la traccia di un “passaggio” alieno e poetico nel paesaggio, che non fosse solo lo scoppiare di una festa ma un atterraggio in una terra mutata, qualcosa di nuovo che portasse con sé l’occasione di un confronto e di un dono reciproco. Di un tempo ritrovato.

C’è una poesia di Ida Travi, amica e storica ospite di passate edizioni del festival, che si conclude con quattro misteriosi versi che dicono: “Saliremo sul monte/ la neve sopra di noi / l’asino sotto di noi / e intorno le volpi / gli angeli, gli spiriti, i villaggi”.
In qualche modo abbiamo fatto nostro questo ritratto; un ‘noi’ in cammino, un attraversamento per i campi silenziosi e bianchi, nell’ascolto delle presenze vicine e lontane: sappiamo che nei boschi intorno si muovono gli animali selvatici, che nei villaggi vicini si respira e si vive, che gli spiriti ci sono da guida e protezione.

Per tale ragione il festival è stato ripensato come un passaggio, un andare da un luogo a un altro; non c’è un pubblico ma ci sono dei viandanti. Questi incontreranno lungo i sentieri alcuni accampamenti, Pietre miliari che indicano una distanza ma anche un evento decisivo, dove gli ospiti invitati non saranno su un palco ma in spazi immaginati e simbolici, dentro il cerchio magico di un disegno di gesso volatile (nell’immagine di Alessio Bogani e pensato e creato nei luoghi dalle artiste Emanuela Baldi e Cecilia Lattari). Dentro questo orizzonte saranno e saremo liberi di ragionare, creare, pensare, conversare, attorno al nucleo centrale di due parole che abbiamo dato in consegna: passaggio e paesaggio.

Gli artisti non sono dunque chiamati a realizzare uno spettacolo, ma a riempire di senso e soprattutto di domande il tempo lungo che abbiamo pensato insieme: dal venerdì sera (11 settembre) alla domenica successiva staremo insieme e proveremo a costruire qualcosa. Di tutto questo verrà data testimonianza attraverso un cahier digitale che verrà diffuso in rete, una mostra fotografica a cura di Beatrice Bruni e un video realizzato da Andrea Montagnani.

Le persone che abbiamo coinvolto sono state, per un modo o per l’altro, importanti per noi in questi dieci anni; non sono tutti coloro che vorremmo con noi, ma speriamo che per tutti gli altri che amiamo e di cui abbiamo nostalgia potremo creare altre occasioni di scambio e creazione.

Chiedere agli artisti di fermarsi e pensare e condividere – chiederlo ai poeti, ai cantautori, ai disegnatori, ai fotografi, ai videomaker – così come agli antropologi e agli organizzatori, ai giornalisti, e insomma alle più diverse figure che rendono vivo il nostro mondo interiore attraverso vite dedicate all’arte e al pensiero, ecco forse è una soglia su cui sostare. Giusto per affacciarsi e vedere che accade di là, se c’è modo di ipotizzare un qui-e-là uniti, abissali, misteriosamente vivibili.

Abbiamo poi pensato di trasformare anche quella che era una serata di lettura e concerto, quindi un meraviglioso incontro, in un sentiero ripercorribile anche in altri momenti – qualcosa di cui abbiamo forse avuto più che mai bisogno nei giorni del confinamento, un bisogno che dura tuttora e che ci insegna qualcosa che ha a che fare con la durata e la qualità più che con l’immediatezza e la quantità.

Così, abbiamo prodotto un libro di poesie e realizzeremo un videoclip musicale, significati che diventano oggetti, oggetti che si fanno segni.

La cosa più nuova, vitale e immaginfilia, al varo di questa nuova avventura, è che non sappiamo davvero cosa accadrà. Si tratta di un esperimento, qualcosa che erompe e che esce dal controllo totale del risultato. Anche questo ci sembra uno spunto interessante che questa crisi ci sta offrendo.

Non potevamo fare finta di nulla. E ora ci incamminiamo verso la montagna, tra le volpi, gli angeli, gli spiriti, i villaggi.

Il 12 e 13 settembre saranno con noi: Emanuela Baldi e Cecilia Lattari (artiste); Beatrice Bruni (fotografa); Elena Dak (antropologa del nomadismo); Cristina Donà (musicista); Fabio Franzin (poeta); Massimo Giangrande e Andrea Biagioli (musicisti); Andrea Montagnani (videomaker); Sualzo (fumettista e illustratore); Silvia Vecchini (poetessa); Peppe Voltarelli (musicista).

I luoghi saranno percorsi tra boschi, laghi, pievi, castagneti secolari e radure nei comuni di Castiglione dei Pepoli e Camugnano (Bo), sull’Appennino Tosco-Emiliano.

Note