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2 Ottobre 2018

BiblioHub: nuovi territori per le biblioteche

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“Nuovi modelli di biblioteca per nuovi lettori e nuovi territori” è il tema della VII edizione del Bibliopride – giornata nazionale delle biblioteche – inaugurata a Roma, dove per l’occasione è arrivato BiblioHUB. La presentazione del nuovo dispositivo coglie a pieno il tema del Bibliopride di quest’anno, da cui emerge forte l’urgenza di ripensare le biblioteche e riuscire a declinarle secondo i nuovi bisogni di una società in continua evoluzione e avida di nuove prospettive culturali.

Il BiblioHUB non è altro che un container su due ruote progettato da Alterstudio Partners e “riempito” di contenuti dall’AIB – Associazione biblioteche italiane, con lo scopo di costruire una biblioteca itinerante, strumento di partecipazione, inclusione e coesione sociale. L’idea nasce all’interno della mostra “Taking Care. Progettare per il bene comune”, curata da Studio TAMassociati per il Padiglione Italia alla 15sima Mostra internazionale di Architettura della Biennale di Venezia.

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L’approccio dell’esposizione evidenzia un modo diverso di fare architettura e sceglie come “materiale” di lavoro il bene comune, ovvero l’unione delle energie e delle forze presenti in un dato territorio al fine di plasmare benessere sociale. Nato a Venezia negli anni ’80 come gruppo di ricerca, TAMassociati è un progetto collettivo ispirato ai principi di una progettazione etica e responsabile rivolta al sociale, attiva nei campi dell’architettura e dell’urbanistica non tralasciando l’aspetto antropologico degli spazi che va a “disegnare”, come evidenziano le stesse parole dello studio: “desideriamo un’architettura che sia motore di nuove visioni, potente mezzo comunicante, strumento attraverso cui le tante periferie dell’abitare possono rivendicare diritti, progresso, opportunità, inclusione”. Nel 2016 viene affidata loro l’organizzazione del Padiglione Italia a Venezia ed è qui che prende forma il progetto “Taking Care. Progettare per il bene comune”. L’importanza dell’esperimento risiede nell’unione tra l’esposizione dei progetti coinvolti, tipica di una mostra, e l’azione concreta sul campo. La filosofia del lavoro proposto poggia su tre principi chiave: pensare/incontrare/agire, generando un’architettura “di contatto” e innescando un processo concreto di tutela e cura delle comunità e dei loro bisogni, grazie ad azioni sperimentali di condivisione e socializzazione.

Un lavoro del genere implica innanzitutto uno studio e un dialogo con i territori e le comunità, per poi agire secondo le loro necessità. Questo tipo di costruzione del bene comune rappresenta un esempio di progettazione bottom up, dove il risultato finale è la somma degli step che si susseguono dal basso verso l’alto; possiamo quindi parlare di un’architettura che nasce dal basso, dove gli obiettivi che si vanno a fissare tengono ben presente la situazione di partenza.

L’attenzione è naturalmente rivolta alle periferie, terreni di elezione per i nuovi processi creativi, elementi capaci di rendere i contesti più disagiati luoghi degni di essere vissuti, promuovendo forme di riscatto sociale.

Partendo da questi principi si sono sviluppati cinque diversi progetti, ognuno affidato a una diversa associazione culturale o organizzazione no profit. La TAMassociati ha infatti deciso di coinvolgere nel progetto l’AIB, Emergency, Legambiente, Libera e UISP – Unione Italiana Sport Per Tutti: “le associazioni coinvolte nel progetto ne faranno rispettivamente uno strumento di monitoraggio e sensibilizzazione ambientale, un ambulatorio mobile e centro di mediazione culturale, un presidio stabile per l’educazione alla convivenza e alla cittadinanza attiva attraverso il gioco e lo sport, uno spazio di socializzazione per adulti e bambini nonché punto prestito e reference di informazioni su cultura, biblioteche e tempo libero e, in ultimo, un presidio, situato nel cuore di un bene confiscato alle mafie, aperto alla riflessione e azione della cittadinanza”.

Per realizzare i presidi sono stati pensati e progettati cinque container mobili da collocare in zone di disagio sociale e bisognose di un punto di riferimento in grado di ascoltare, comprendere e trovare una soluzione alle problematiche insite nelle zone di marginalità.

Il processo di finanziamento ha seguito le stesse logiche di progettazione; è stato creato un comitato ad hoc, senza scopo di lucro, per raccogliere i fondi necessari e donarli alle cinque organizzazioni coinvolte. Il crowdfunding, concluso il 30 novembre 2016 con l’aiuto di Banca Etica, ha raccolto 115.249 euro, a fronte dei 360.000 utili alla realizzazione di tutte e cinque le unità. Benché non sia stata raggiunta la somma totale per il finanziamento, la raccolta dei fondi ha comunque avuto un buon successo e grazie al budget iniziale e alla collaborazione di enti pubblici, come nel caso di BiblioHUB, e altre sponsorizzazioni, ad oggi, dopo due anni di lavoro, due delle cinque unità previste sono già state realizzate: l’AIB ha preso in carico il BiblioHUB, mentre a Emergency è stato affidato l’ambulatorio mobile per l’assistenza sanitaria e la mediazione culturale.

Il BiblioHUB è stato realizzato grazie al sostegno della DGAAP, dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma, dell’Azienda speciale CSBNO – Culture Socialità Biblioteche Network Operativo, e degli sponsor tecnici Media Library On Line (MLOL), Linea Light e Promotal. Il container mobile dell’AIB è una struttura polifunzionale e multimediale di informazioni su cultura, tempo libero e servizi al cittadino, punto di prestito di libri, ebooks scaricabili con QR code, vetrina di bookcrossing, hotspot wifi, internet point, laboratorio ludico-didattico per bambini e luogo di incontro e di socializzazione. Come chiaramente spiegano le stesse parole dell’AIB: BiblioHUB “è progettato come uno scrigno che si apre e si espande negli spazi urbani per portare la biblioteca dentro il territorio, anche nelle aree più marginali e periferiche, creando, sia pur temporaneamente, un presidio sociale, un luogo di aggregazione. Il culture-truck vuole avvicinare i cittadini alla ricca offerta culturale e di servizi che la biblioteca è oggi in grado di proporre. Con l’aggiunta di una postazione multimediale di co-working e un allestimento per l’esperienza della realtà virtuale, la biblioteca mobile è un vero e proprio laboratorio aumentato multidisciplinare”. A dare ancora maggiore profondità alla vocazione sociale del container ci ha pensato Guido Scarabottolo, illustrando, mediante microforature sulla facciata principale, una molteplicità di auto-ritratti di utenti di biblioteche pubbliche.

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BiblioHUB ricorda molto un progetto di matrice francese chiamato Ideas Box, nato dall’associazione non governativa BSF (Bibliothèques Sans Frontières) e che ha riscosso grande successo. “La scatola”, perché di questo si tratta, è un kit multimediale facilmente trasportabile; può essere installato in 20 minuti in modo da creare uno spazio culturale di 100 metri quadrati; è fornita di una connessione internet satellitare, può contenere circa 20 computer portatili e tablet, una biblioteca comprendente sia libri tradizionali che digitali e un cinema integrato. Il sistema costituisce una risorsa fondamentale che permette sia agli adulti che ai bambini di costruire le basi per un futuro indipendente. Portatile, resistente, dotata di una fonte di alimentazione energetica autonoma, l’Ideas Box consente di creare uno spazio dove la creatività individuale e collettiva può fiorire e prosperare.

Concepita inizialmente come risorsa per le situazioni di crisi umanitaria e di emergenza, oggi le Ideas Box vengono inserite anche in contesti cittadini occidentali, in situazioni di disagio sociale e con gravi “carenze culturali ed educative”: il Bronx a New York, in Australia per le comunità indigene, a Parigi e in altre città francesi. Qualche tempo fa si è parlato anche di Palermo, ma la cosa andrebbe approfondita.

Ogni Ideas Box costa più o meno 60.000 euro, mentre per quanto riguarda BiblioHUB si parla di una spesa di 100.000 euro. La differenza dei due progetti risiede però nella vocazione diversa che hanno: la prima non nasce come singolo elemento da portare in giro, ma è stata progettata per essere prodotta in serie e portata lì dove ce n’è bisogno, mentre la seconda rappresenta uno spot e un modo per fare conoscere le biblioteche nei territori di disagio sociale. Durante la conferenza stampa, Enrica Manenti (AIB) ha parlato di BiblioHUB come di un importante strumento di advocacy per mostrare cosa è oggi una biblioteca e che il suo primo utilizzo sarà dedicato all’infanzia e ai bambini, insomma uno spot itinerante appunto. La questione non è secondaria, poiché in Italia, visto lo scarso numero di lettori, si dovrebbe iniziare ad abbandonare la logica dello spot e concentrarsi su politiche di promozione della lettura durature e continue. In seconda analisi, si dovrebbe anche smettere di puntare solo sui bambini e l’infanzia per quanto riguarda la promozione della lettura, perché anche gli adulti hanno bisogno di strumenti mirati per implementare il loro interesse rispetto ai libri e alla cultura in generale, senza tralasciare che è proprio l’adulto a trasmettere al bambino il piacere della lettura.

BiblioHUB è un grande esempio di lavoro culturale per la realizzazione di un bene comune, un processo virtuoso come raramente se ne vedono in Italia, d’altro canto però, realizzarne un solo esemplare e portarlo in giro per l’Italia significa ricadere nelle vecchie logiche dell’evento a cui siamo purtroppo legati. BiblioHUB potrebbe fare lo stesso effetto di quelle giostrine estive che arrivano durante l’estate e che richiamano l’attenzione di tutti i bambini, ma quando la giostra va via e le luci si spengono riemerge la dura realtà di tutti i giorni, senza che nulla sia cambiato.

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