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22 Ottobre 2018

Bibliothèques Sans Frontières: la biblioteca come dispositivo di rete

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Bibliothèques Sans Frontières (BSF) o Libraries Without Borders (LWB) è il nome di una prestigiosa organizzazione no profit, che negli ultimi dieci anni è diventata talmente importante da essere conosciuta in tutto il mondo grazie al suo impegno, dislocato su tutti e cinque i continenti e in trentuno paesi diversi. A prescindere dal suo scopo, un organismo del genere meriterebbe attenzione e rispetto solo per il suo nome, che esprime due interessanti concetti: l’importanza del libro e la necessità di eliminare confini e barriere. Nulla di più attuale e moderno per ribadire che abbiamo bisogno di conoscenza per sconfiggere la chiusura e la paura, che abbiamo bisogno di cultura per combattere questo nuovo oscurantismo che imperversa in Italia, in buona parte d’Europa e non solo.

Il grande merito di BSF è quello di aver proposto una nuova e moderna visione di biblioteca; un progresso in ambito biblioteconomico strettamente legato alla tecnologia, che ha portato alla creazione di strumenti in grado di far accedere milioni di persone all’informazione e di conquistare un pezzo in più di libertà. Infatti, l’associazione francese lavora affinché ogni donna e ogni uomo nel mondo possano avere un’esistenza dignitosa e “crescere” attraverso un accesso facilitato, aperto e libero alle biblioteche, all’educazione e all’informazione, grazie anche a un pensiero costante rivolto alla diversità culturale.

Nel 2007 Patrick Weil, storico ed esperto di tematiche sull’immigrazione, fonda a Parigi BSF con lo scopo di creare e sostenere nuove reti di biblioteche, aiutare scuole e università e formare personale qualificato. Man mano però la sua attività si diversifica e si concentra su popolazioni svantaggiate e vulnerabili, colpite da guerre, disastri naturali e carestie. L’associazione parte da un assunto molto semplice: la vita di un essere umano non è data solo dai suoi bisogni primari, come bere e mangiare, ma anche da esigenze “spirituali”, cioè legate alla parte intellettiva dell’essere. Un individuo, oltre ad avere un corpo, possiede anche un’identità ben definita e deve avere la possibilità di esprimerla. Le biblioteche e i bibliotecari diventano attori essenziali, in grado di restituire quella dignità che emergenze e crisi umanitarie tendono a distruggere.

A rendere Bibliotèques Sans Frontières un’associazione così importante e a farla crescere in maniera esponenziale è stata la creatività impiegata nel trovare soluzioni in grado di aiutare le popolazioni e le comunità in difficoltà, con strumenti flessibili e adattabili a vari contesti internazionali e territoriali: tra questi i più innovativi sono Ideas Box, KoomBook e la collaborazione con la Khan Academy.

La prima apparizione di BSF in un contesto di crisi è datata 2010; dopo lo spaventoso terremoto che distrugge Haiti, l’associazione francese costruisce dodici biblioteche e diversi angoli di lettura nei venti campi profughi organizzati sull’isola caraibica e partecipa alla creazione di una nuova biblioteca universitaria, in maniera da dare agli studenti la possibilità di continuare a studiare nonostante l’emergenza. E’ nel 2013 però che arriva il vero cambiamento e il salto di qualità grazie appunto al progetto Ideas Box, uno strumento inizialmente sperimentato in diversi paesi africani e poi utilizzato anche a latitudini più occidentali e meno esotiche: nel 2015 arriva nel Bronx a New York, in diverse città europee e in Australia. Da quest’anno Ideas Box è presente anche a Palermo, nei Cantieri culturali della Zisa.

Il programma Ideas Box nasce con un obiettivo ben preciso e cioè integrare la dimensione intellettuale e informativa delle operazioni umanitarie rivolte alle popolazioni rifugiate o profughe. La sua creazione nasce dall’osservazione di alcune missioni umanitarie, dove individui che hanno perso tutto, una volta soddisfatti i bisogni primari, rimangono inattivi e isolati dal resto del mondo, senza più alcuna dignità personale. Naturalmente le operazioni umanitarie devono puntare alla sopravvivenza e allora Ideas Box nasce proprio con lo scopo di cercare di restituire alle persone una parte della loro vita precedente, di ri-connetterle al mondo come soggetti. Ideas Box è una mediateca in kit standardizzata, facilmente trasportabile e che si può montare ovunque, immaginata da BSF in collaborazione con il designer Philippe Stark e l’Alto Commissariato per i Rifugiati.

“È un dispositivo robusto e autonomo a livello energetico (al suo interno ci sono dei pannelli solari), ma anche un dispositivo che propone un contenuto che si adatta ai bisogni delle popolazioni, alla loro lingua, alla loro cultura. Procurando un accesso a internet, ai libri, a risorse pedagogiche e multimediali, Ideas Box è pensata per fornire agli individui e alle comunità degli strumenti essenziali per costruirsi e immaginare il proprio futuro”.

Ideas Box quindi non è altro che una scatola che ha al suo interno: una connessione internet, 15 tablet, 4 computer portatili e 40 dispositivi e-reader; una biblioteca di 250 libri di carta e migliaia di libri digitali; un modulo cinema con numerosi film e telecamere hd; giochi di società, videogiochi, marionette e un laboratorio teatrale! Al suo interno ci sono anche panche e tavoli per completare quello che è a tutti gli effetti un vero e proprio spazio culturale portatile, in grado di essere installato ovunque ce ne sia bisogno.

Nel 2015 poi viene lanciato KoomBook, una biblioteca ultraportatile, autonoma e digitale, in grado di funzionare senza alcuna connessione internet. Grazie al software Ideas Cube (presente anche sull’Ideas Box), KoomBook crea un hotspot wi-fi a cui gli utenti possono connettersi per mezzo dei propri dispositivi digitali per accedere a migliaia di risorse culturali, educative e di formazione. Può essere installato all’interno di biblioteche, nelle scuole, in un ambulatorio medico, oppure in una sperduta zona rurale per diffondere contenuti sotto forma di testi, video, corsi on line, materiali multimediali, permettendo fino a una decina di connessioni simultanee. Quando si connette a internet KoomBook si aggiorna e condivide tutti i contenuti creati localmente.

Operando in realtà così differenti tra loro, sia linguistiche che culturali, BSF ha creato un team di esperti in grado di editare e aggiornare i contenuti dei suoi dispositivi a seconda dei terreni d’azione in cui vengono impiegati. Sono stati così creati “pacchetti di informazioni” in francese, inglese e arabo per bambini, adolescenti e adulti. Un lavoro simile è stato avviato anche in altre lingue: farsi, pashtu, wolof, swahili e somalo attraverso il reclutamento di traduttori volontari e partenariati con vari editori.

Infine troviamo la collaborazione con la Khan Academy, una piattaforma di apprendimento personalizzata e gratuita che dal 2016 conta oltre un milione di utenti francofoni. Al suo interno si trovano circa 4.500 video di matematica, fisica, chimica e altre materie scientifiche, oltre a 10.000 esercizi interattivi, e viene utilizzata da più di 18.000 insegnanti ed educatori, perché copre tutto il programma di matematica e scienze dalle scuole elementari fino alle superiori. Visto il grande riscontro avuto, BSF ha deciso di implementare questo aspetto della sua attività creando il canale youtube “BSF education”, che propone playlist e nuovi contenuti per preparare lezioni e consentire di fare ripassi agli studenti. BSF education punta soprattutto all’insegnamento della lingua francese, sia scritta che letta, perché una delle prime fonti di disuguaglianza nel mondo è data proprio dalla capacità o meno di leggere un testo scritto. Questo tipo di informazioni non è destinato solo al pubblico degli studenti, ma è stato pensato anche per gli adulti.

BSF nel marzo scorso ha portato una delle sue Ideas Box nei Cantieri Culturali della Zisa a Palermo, che sosterrà la crescita dei minori stranieri non accompagnati tramite i suoi contenuti. Il progetto è sostenuto da Google, Comune di Palermo e Mibac (tramite il Centro per il libro e la lettura) e la scelta della città siciliana viene spiegata dal presidente Patrick Weil: “Ci è sembrato naturale promuovere la nostra attività a Palermo, in Sicilia, una terra che fa onore alla sua storia accogliendo migliaia di esiliati. La città, la popolazione palermitana, le tantissime iniziative umanitarie che sono la ricchezza di questo territorio ci hanno permesso di concretizzare questo progetto”.

Palermo è da sempre una città europea e mediterranea, forte di una tradizione di accoglienza e convivenza con i popoli e le genti provenienti dalle sponde opposte dello stesso mare. La città, grazie al suo fermento culturale e alla capacità di attrarre nuovi e innovativi progetti, si candida a essere la capitale del mediterraneo e terra di confronto e unione tra civiltà diverse, per andare oltre i muri di idee e restituirci un mare nostrum limpido e cortese.


Immagin di copertina: ph. Toa Heftiba da Unsplash

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