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26 Marzo 2019

Bookcity 2019 è una scommessa sull’intelligenza del territorio

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Stamattina, nella Sala Conferenze di Palazzo Reale a Milano, Oliviero Ponte di Pino, da sempre al timone di Bookcity, lancia l’edizione 2019, ricca e sempre innovativa nella proposta culturale come nella partecipazione e nell’attivazione del territorio. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare le novità e le peculiarità di Bookcity Milano 2019

Quanto e come è cambiata Bookcity dalla prima edizione?

Per cominciare, #BCM è diventata più grande: siamo passati dai 350 eventi della prima edizione ai 1500 circa delle ultime, distribuiti in più di 450 spazi in tutta la città, compresi i quartieri più lontani dal centro.

Sono aumentati i cittadini che partecipano e gli scrittori, giornalisti, docenti universitari, attori, musicisti che prendono la parola: circa 3000, in un grande esperimento democratico.

Siamo diventati più consapevoli del “Modello Bookcity”. Uno degli elementi chiave è la partnership tra il pubblico e il privato, che si riflette in tutti gli aspetti dell’evento, a cominciare dal rapporto tra il Comune di Milano e le quattro fondazioni editoriali raccolte nell’Associazione Bookcity (Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Fondazione Corriere della Sera, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Fondazione Umberto ed Elisabetta Mauri). Resta pressoché intatto il team che ha lanciato Bookcity nel 2012, che si avvale del sostegno operativo di realtà come Accapiù, Artsfor e Stilema.

Altro elemento chiave è la natura partecipata e inclusiva della manifestazione, che è nata e cresciuta coinvolgendo centinaia e centinaia di soggetti differenti che operano in diversi settori.

Resta fissa l’articolazione per temi (o se si preferisce tag) in una sorta di grande festival dei festival su tantissimi argomenti, dove ciascuno di noi può scoprire proposte interessanti e curiose. E da sempre tutti gli eventi sono gratuiti, fino a esaurimento posti. Altro punto fisso: il libro al centro dell’attenzione, sia rispetto alla società sia rispetto agli altri settori creativi.

Quali sono gli aspetti più importanti dell’edizione 2019?

Da un lato l’aumento del radicamento nella città, in tutti i suoi quartieri. La vitalità di Bookcity dialoga con la trasformazione di Milano, che sta utilizzando la cultura e l’arte come elemento di integrazione e riqualificazione. Continueremo a lavorare con le realtà che già avevano partecipato a Bookcity, come Mare Culturale Urbano, il Covo della Ladra, l’Anguriera di Chiaravalle, la Casa della Carità, e speriamo di trovarne altre.

Dall’altro lato la valorizzazione della dimensione internazionale, grazie anche all’inserimento di Milano tra le Città Creative UNESCO per la Letteratura, un riconoscimento che è arrivato anche grazie al successo di Bookcity.

Un terzo aspetto è la collaborazione con altre realtà, a cominciare dal Salone del Libro di Torino, con alcuni eventi che lo anticipano a Milano.

Quale approccio consiglieresti a un visitatore che arrivasse per la prima volta a Bookcity?

Bookcity fa ogni anno moltissime proposte, e per molti sono davvero troppe. Ma i lettori, grazie alla loro curiosità e intelligenza (e alla guida dei media e dei social), riescono a scoprire quello che gli interessa, anche se magari è un tema che incuriosisce pochi, in una saletta lontano dal Castello Sforzesco: si tratta di intercettare la “coda lunga” di cui parlava Anderson

La prima chiave d’accesso sono ovviamente gli autori: dall’esperto sull’argomento che ci interessa alla pop star, che è possibile incontrare magari in condizioni irripetibili di rapporto ravvicinato e di dialogo.

La seconda sono i luoghi: ogni anno cerchiamo di scoprire e far scoprire nuovi spazi che nemmeno i milanesi conoscono.

La terza sono i tag: costruiamo per ogni sala un palinsesto a tema e chiunque sia interessato ha la possibilità di ascoltare numerosi esperti e confrontare diverse prospettive.

I media sottolineano la presenza delle star, ma nel labirinto del programma scoprono e propongono ogni anno eventi o percorsi sorprendenti e inediti.

Negli anni, Bookcity si è dimostrata capace di integrare pubblico e privato insieme alle peculiarità del territorio. Pensi che possa essere – nonostante le sue specificità – un modello esportabile anche in altre città?

Bookcity (e la candidatura a Città Creativa UNESCO) sono partite da un’analisi preliminare del peso del libro e della lettura in città: le case editrici e la filiera produttiva, con tutte le sue professionalità, le librerie e le biblioteche, i consumi culturali… Tutto questo fa di Milano la capitale dell’editoria italiana.

Abbiamo cercato di renderlo visibile. Per farlo abbiamo diffuso questa consapevolezza tra i protagonisti della filiera e abbiamo dato visibilità a tutto questo mondo. Da sempre “I mestieri del libro” sono uno dei temi portanti di #BCM.

Ma abbiamo coinvolto anche decine di associazioni e realtà culturali non direttamente collegate al libro e che hanno trovato un’occasione per condividere la loro progettualità con la città. Forse il modello è esportabile, a patto che si riesca a individuare una “massa critica” sufficiente a innescare il processo e che lo si adatti alle diverse situazioni. Di certo non si possono “colonizzare” altre città con un unico modello.

Quali sono le caratteristiche delle “pratiche” di Bookcity che possano sintetizzare il suo processo?

Forse la timeline che ci diamo ogni anno. A febbraio-marzo (quest’anno il 26 marzo) la call alla partecipazione per chi vuole mettere a disposizione una sede (bisogna rispondere entro aprile) e per chi vuole proporre e produrre un evento (entro fine maggio per chi cerca una sede, entro metà settembre per chi già dispone di una sede e può utilizzare il form sul sito).

Elena Puccinelli e io tra giugno e settembre costruiamo il palinsesto. A settembre-ottobre arrivano la call e la formazione dei 500 volontari. A metà ottobre nella conferenza stampa di presentazione viene lanciato il programma. A novembre, tra giovedì e domenica la manifestazione, con un’inaugurazione in cui il Sindaco consegna il Sigillo della Città a un’importante personalità straniera.

In parallelo corre il percorso delle scuole, con l’obiettivo di portare i progetti di Bookcity nelle classi, e non gli studenti a Bookcity: l’anno scorso sono state coinvolte oltre 1400 classi.

Chi partecipa a Bookcity? Giovani? Lettori forti?

L’obiettivo è soddisfare i lettori forti, comprese le nicchie, ma coinvolgere anche i “lettori deboli”. In un paese con un tasso di lettura bassissimo, questa è una missione importante. Utilizziamo diverse leve. C’è l’esca dei temi, con una proposta ricchissima e varia.

C’è l’invasione di centinaia di luoghi della città, in tutti i quartieri. C’è un’intensa attività sui social network, che per la loro natura partecipativa sono lo strumento ideale per dialogare con Bookcity. Ci sono molti nomi pop, cantanti, youtubers, fumettisti eccetera, che portano giovani e giovanissimi a un evento culturale in uno spazio culturale. Ci sono progetti destinati al sociale, nelle carceri e negli ospedali.

Come sono cambiate le presentazioni dei libri negli ultimi anni? Quali format si sono sperimentati?

I festival sono occasioni ideali per esplorare modalità di lettura creative e innovative: flashmob sui libri, Bookcrossing, “Uomini libro”, maratone di lettura, letture nei mezzanini della metropolitana, Vie parlanti, Boxe, duelli e tornei letterari, Poetry Slam, Translation Slam, Extreme reading, Silent reading, Biblioteche di condominio, Edicole narranti, Psicotaxi, Mappe letterarie, Bibliobus, Speed Date letterari, Caccia al tesoro letteraria, Booktrailer.
In questi anni ci siamo molto divertiti a inventare e provare nuovi format.

Cosa si può fare ancora per la lettura e in generale per la diffusione della cultura partendo dalle pratiche elaborate da Bookcity?

Bookcity è una festa nella quale si affrontano spesso temi seri e a volte tragici. Abbiamo cercato di non essere esclusivi, di non pensare che la cultura sia un’esperienza riservata a pochi. Può essere divertente, e sicuramente è interessante e appassionante. Il mondo dei libri sta parlando a te, e puoi partecipare anche tu.

Abbiamo fatto una scommessa sull’intelligenza di chi propone eventi in grado di coinvolgere un gruppo di lettori (e non importa se sono dieci o mille), sull’intelligenza di chi mette a disposizione gli spazi, sull’intelligenza di chi legge. Il presupposto è che abbiamo bisogno di cultura, si sapere, di informazioni, di esperienze condivise per crescere come persone e come collettività.

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