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8 maggio 2015

Don Bosco, durante un sogno profetico, ci aveva visto miniere e una terra promessa fluente latte e miele. Il presidente Juscelino Kubitschek invece ci ha costruito Brasilia, la capitale, in quarantuno mesi, seguendo una visione del mondo progressista e capital socialista.

Brasilia Superquadra

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La terra è rossa, secca e polverosa, la vegetazione tropicale, il ritmo stagionale si mantiene preciso e uniforme: sei mesi di cielo sereno, sei mesi di piogge. È diversa dal resto del Brasile, non si tratta di un’area abitativa caratterizzata da una grande densità di edifici, da un’architettura informale o comunque dalla confusione tipica delle città brasiliane.

Qua Niemeyer, a partire dalla Superquadra 108, ha progettato un villaggio-capitale seguendo delle regole e dei principi urbanistici chiari e razionali. Il piano urbanistico è meticoloso e dettagliato, studiato immaginando un futuro senza difficoltà, evitando di incorrere in tutti i problemi che caratterizzavano le vecchie e decadenti città coloniali. Lúcio Costa, che firmò il piano urbanistico di Brasilia, iniziò col tracciare una croce, con l’intenzione di prendere possesso del luogo, di individuare, con l’intersezione di due linee, il punto d’inizio della città.

Questi due assi sono diventati poi le direttrici principali della capitale: un asse est-ovest, dedicato all’area amministrativa dello stato federale e un asse nord-sud, dedicato all’area residenziale. Il tutto connesso dalle relative arterie stradali che s’incrociano e si sovrappongono in incredibili acrobazie d’ingegneria civile, facilmente fruibili alla guida di un’automobile.

ph. Francesco Marini

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Oltre alla famosa e monumentale zona governativa e agli incroci a dodici corsie, Brasilia possiede un ecosistema residenziale esemplare. L’Ala nord e l’Ala sud formano un’area in cui la dimensione dell’uomo è metodicamente proporzionata rispetto agli spazi e in cui la selezionata popolazione locale è cresciuta abituandosi a uno stile di vita ideale. Uscendo dalla metropolitana, in corrispondenza di questa zona cittadina, la sensazione di distacco ed eccesso che caratterizzano il centro si trasforma in quiete e silenzio.

ph. Francesco Marini

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Il primo aspetto che attira l’attenzione è l’estensione degli spazi pubblici. Non esistono cancelli e recinzioni, zone accessibili e altre inaccessibili, si può tranquillamente camminare attraverso ogni angolo, percorrere lo spazio senza interruzioni per tutta la lunghezza del quartiere. I condomini sono tutti sospesi da eleganti pilotis, privi di un ingresso frontale: vi si accede dal basso, con un ascensore, come si trattasse di una navicella spaziale. I grandi prati e la vegetazione sono un tutt’uno con gli spazi abitativi, si confondono e integrano come in un paesaggio di palafitte o di case sugli alberi, interpretando al meglio l’idea di città-giardino.

ph. Francesco Marini

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Nelle intenzioni di Costa c’era la volontà di dare agli abitanti una sensazione di totale libertà. Le dimensioni, le proporzioni e la densità abitativa furono infatti concepite per trasmettere una sensazione di sicurezza e accessibilità. Passeggiando si possono notare tutta una serie di sentieri in terra battuta che si sono formati nel tempo grazie al quotidiano camminare da un punto all’altro del quartiere. In bicicletta come a piedi si può facilmente raggiungere tutto ciò che l’area mette a disposizione.

ph. Francesco Marini

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Ogni Superquadra, cioè ogni modulo residenziale base, di dimensioni trecento per trecento metri, comprende undici condomini, una strada con vari negozi di commercio locale (che funge da cerniera tra un isolato e l’alto), un’edicola, una scuola e un’area dedicata ad altri servizi sociali (chiese, centri sportivi ecc.). La pianificazione della città è totale e non riguarda solo l’urbanistica, anche stili e soluzioni funzionali rientrano nell’ideale vademecum che scandisce tutto il funzionamento della città. Le vie e i numeri civici, ad esempio, sono definiti da un calcolo logico basato sul numero della Superquadra e della rispettiva coordinata geografica.

ph. Francesco Marini

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Ogni dettaglio e ogni variazione progettuale rimangono sempre riconducibili ai chiari principi modernisti del piano pilota, che ha subito solo poche modifiche nel corso degli anni, complice anche il vincolo conservativo posto dall’Unesco. Cinquantatré anni di vita, oltre ad aver fatto crescere una fitta vegetazione, hanno invecchiato i funzionari pubblici che erano stati trasferiti dalla vecchia capitale carioca per popolare Brasilia. La quiete disarmante che si prova camminando per la città è anche dovuta al fatto che le persone che s’incontrano con più frequenza sono gli anziani, ormai sicuri della loro buona condizione di vita; le altre persone, quelle che si vedono alle fermate degli autobus o prese dalle necessità dei loro lavori, si ritrovano estranee a questo tessuto urbano. La tranquillità è anche visiva: niente è fuori posto, niente sembra sfuggire alla sistematica pianificazione iniziale.

ph. Francesco Marini

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Il confondersi dell’ambiente pubblico e privato sembra aver scoraggiato la popolazione ad appropriarsi dello spazio, a prenderne possesso per modificare tutte quelle cose che in fondo non li soddisfacevano. Si ha la sensazione purtroppo che il pubblico sia vissuto come uno spazio vuoto, di nessuno, che in una prospettiva brasiliana potrebbe sembrare un assurdo. Difficile capire se tutto questo sia dovuto all’iperprogettazione della città, allo scarso attivismo degli abitanti, o se rientri semplicemente nelle peculiarità del nuovo modo di vivere, in fondo intento originario della capitale.

Tratto da Humboldt Books

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