Il cinema è vivo, viva il cinema: come andare oltre Netflix e la pirateria

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Settimane fa avevo proposto un articolo sulle piattaforma alternative a Netflix, scocciata da una certa retorica che a scadenza regolare dà il cinema per morto—vuoi per i supereroi, lo streaming o i fondi mal gestiti del MiBac. La risposta di questa retorica di solito propone listoni di begli esempi spesso già moribondi quando non già defunti come Filmstruck, Fandor, Turner Picture Classics. Mubi, apriti cielo, compare sempre alla fine come barlume di speranza. Peccato che nel concreto, come mi confidò fonte diretta, questo consideri l’Italia una “soft country” su cui non fare investimenti—sia maledetta la nostra abitudine al doppiaggio—e rappresenti un business model di dubbia sostenibilità: il pareggio di bilancio l’ha raggiunto nel 2018, dopo dieci anni di attività.

Intanto, in questi giorni difficili, testate intelligenti mettono in evidenza il palinsesto di qualità delle reti televisive. Altre testate meno intelligenti strillano titoli mortificanti come “stiamo attaccati a Sky e Netflix”. Anche se siamo in molti a beneficiare di abbonamenti e TV via cavo, molti altri no. Per alcuni è una decisione politica, in missione contro Netflix come boicottando Glovo. Per altri, molto più ragionevolmente forse, è una decisione economica: 12 o 20 e passa euro al mese forse preferiscono spenderli per qualcosa di più indispensabile. Magari andando al cinema?

La speranza è vedere Gian Luca Farinelli, direttore della cineteca, riconosciuto da tutti come il Piero Angela della celluloide

Senza scherzare arriva però una lezione di evoluzione dei media molto interessante. L’offerta della Cineteca di Milano [https://www.cinetecamilano.it/news/scopri-lo-streaming-della-cineteca-] è una manna che gli organizzatori hanno saggiamente deciso di condividere al momento giusto: grazie alla Videoteca di Morando sono disponibili in streaming e in crescita costante centinaia di titoli di proprietà della fondazione. La Cineteca di Bologna [https://festival.ilcinemaritrovato.it/il-cinema-ritrovato-fuori-sala/] segue l’esempio e condivide online piccoli tesori ritrovati del proprio archivio: tornerà ogni giovedì, il giorno della settimana in cui normalmente escono i nuovi titoli al cinema. Si comincia con il reporter di inizio secolo Luca Comerio e Tontolini/Polidoro, storico comico del muto. Gian Luca Farinelli, direttore della cineteca, presenta: la speranza è vederlo presto riconosciuto da tutti, non-cinefili inclusi, come il Piero Angela della celluloide.

Capitalizzare sul proprio catalogo mettendolo a disposizione online non è comunque pratica inconsueta. Da anni il British Film Institue ha un player [https://player.bfi.org.uk/] che merita la scorciatoia di installarsi un VPN per accedere al suo catalogo. Altrove, la cineteca tedesca, insieme a quella di Tolosa, il Pompidou e una manciata di distributori hanno unito le forze creando La Cinetek [https://lacinetek.de/]. Wim Wenders è testimonial e la selezione di questo mese comprende Marguerite Duras e La notte di Antonioni. L’intoppo? È disponibile solo in Germania e Francia.

Infatti lo streaming di opere cinematografiche dipende molto dagli accordi territoriali che i distributori o aventi diritti stipulano gli esercenti. Così sono saltata sulla sedia quando ho visto che il Cinema Beltrade di Milano ha lanciato il proprio canale VOD su Vimeo [https://vimeo.com/user95624454].

La prima puntata è con Le grand bal, doc nominato ai César sul festival di danza popolare europea che avviene ogni anno nel sud est della Francia. I carissimi del Beltrade promettono 5 film alla settimana, disponibili per periodi vari. Anche il Cinema Arsenale [https://www.arsenalecinema.com/] di Pisa annuncia un programma simile a partire dal 13 marzo: sul proprio sito, dalle 16.30, mostrerà un titolo diverso al giorno, con approfondimento dedicato.

A queste iniziative si aggiungono gli sforzi comuni del Post Modernissimo [http://www.postmodernissimo.com/distanza/] e del Metropolis [http://www.cinemametropolis.it/di-stanza/] di Perugia, che da ieri hanno messo in piedi, anche loro attraverso il proprio sito web, “Di/Stanza”: per regalarci “film fuori dalla quarantena”. “Isolati ma mai soli” è lo slogan che accompagna, tra gli altri, il corto La Lotta che Bellocchio presentò due anni fa alla Quinzaine di Cannes e il doc EX CIM – Mattone su mattone, sullo storico centro sociale umbro. Importante sottolineare come questa sia anche possibile grazie allo sforzo di registi e produttori che mettono in circolazione il proprio lavoro senza ricavarci guadagni.

Mentre i cinema d’essai si barcamenano tra no-profit e sostentamento alternativo, i “militanti” delle produzioni indipendenti, Distribuzioni dal Basso [https://www.openddb.it/streaming-di-comunita/], pubblicano il primo streaming di comunità d’Italia: ogni giorno “una lista nuova di film e documentari, sino a quando sarà importante farlo”. Tra le chicche d’inaugurazione, Fuori mercato, il cortometraggio di Francesco Cerrone sugli effetti della speculazione edilizia sul singolo, candidato ai David di Donatello di quest’anno.

Non solo il cinema non è morto, ma l’unica vera alternativa a Netflix non è la pirateria

Questo articolo in realtà nasce dal desiderio di contraddire non solo l’affermazione sulla morte del cinema di cui sopra, ma anche quella per cui l’unica vera alternativa a Netflix sia la pirateria. È importante ricordare che esiste una terza via. Di nicchia, forse, ma percorribile: le piattaforme gestite da cinefili e curatori devoti alla causa dell’immagine in movimento

In questo senso la piattaforma più celebre è Le Cinéma Club [https://www.lecinemaclub.com/], fondata da Marie-Louise Khondji. Marie-Louise (il cognome potrebbe dirvi qualcosa: è figlia di uno storico direttore della fotografia, ultima collaborazione Diamanti Grezzi) si è appropriata di una fetta di mercato ancora intoccata: capitalizzare sui spesso dimenticati esordi di registi affermati e sulle opere prime di filmmaker promettenti. Nel fare ciò ha eliminato gli intermediari come sales agents, distributori, cineteche. LCC va diretto alla fonte—il o la regista o chi detiene i diritti—bypassando questioni di copyright locali e mettendo a disposizione il contenuto, gratis, per una settimana, a livello globale.

Dal 2015 la piattaforma ha collezionato una trafila di film e contenuti extra da leccarsi i baffi: Sink & Rise [https://www.lecinemaclub.com/archives/sink-rise/], un corto girato da Bong Joon-ho nel 2004, come studio per The Host. Il mediometraggio di Mati Diop [https://www.lecinemaclub.com/archives/a-thousand-suns/] prima che approdasse a Netflix e vincesse il Grand Prix a Cannes per Atlantique. Il film di laurea [https://vimeo.com/84004280] di Alfonso Cuaròn.

Dopo una chiusura per ammodernamento LCC ha riaperto l’estate scorsa festeggiando l’upgrade con il primo film di Claire Denis girato negli Stati Uniti, del 1991, con Vincent Gallo. Opera introvabile, è stata per l’occasione restaurata dopo la riesumazione di una copia VHS trovata su Ebay. Eppure gli eventuali restauri—LCC ha riportato a nuova vita digitale anche Theory of Achievement di Hal Hartley e Il mistero Koumiko di Chris Marker—e il mantenimento della piattaforma costano.

Le Cinéma Club è riuscita a guadagnarsi l’interesse di Chanel che sponsorizza una parte—o il tutto? Marie-Louise non ha risposto alla mia richiesta di chiarimenti—dei lavori. Al di là dei legami familiari con l’élite creativa parigina, una ragione semplice per il coinvolgimento del marchio è il tipo di personalità coinvolte.

La missione originaria di LCC era creare un cineclub ideale: quello degli artisti, che regolarmente condividono i loro 5 film preferiti. Tra gli altri, Isabelle Huppert, Chloë Sevigny, Louis Garrel, Robert Pattinson hanno risposto al questionario cinefilo [https://www.lecinemaclub.com/journal/#]. Alcune settimane fa la piattaforma ha mostrato Nights & Weekends di Joe Swanberg, co-scritto e interpretato da Greta Gerwig: giusto per ricordare agli spettatori ritardatari che Gerwig nasce come autrice sopraffina ben prima di Piccole Donne o Lady Bird.

Più americano e dunque più versato al concetto di “avere tutto subito e sempre” è NoBudge [http://nobudge.com/], che celebra una qualità anche questa statunitense: il radical indie. No Budge(t) dà visibilità a piccoli capolavori prodotti con ancor più piccole finanze. L’iniziatore è Kentucker Audley, attore, regista, creatore di Movies Brand [https://www.moviesbrand.com/]: praticamente un’attivista del cinema DYI.

La piattaforma offre – quasi ogni giorno e spesso senza limiti di tempo – cortometraggi, medi e lunghi che propongono storie e/o estetiche anticonvenzionali. Se la predominanza di contenuti anglofoni magari non riflette l’indie mondiale, in realtà la maggior parte della selezione proviene dalle proposte dirette del filmmaker. Per gli spettatori è tutto gratuito e se uno vuole abbonarsi è più per militanza che convenienza. Faccio notare ad Audley che in questo modo si allunga la vita di un film indipendente, che—dopo il circuito festivaliero e se non viene acquistato da distributori—è molto più breve di quelli mainstream: “Secondo me corti e lunghi hanno le stesse chance di raggiungere spettatori diversi nel corso del tempo. Contenuti brevi traggono beneficio da internet, e in questo senso i corti indie potrebbero diventare più rilevanti. No Budge comunque vuole essere una cassa di risonanza più per gli autori. Non cerchiamo successo virale, piuttosto una lenta consolidazione. Dato che buona parte dei visitatori sono aspiranti registi, l’obbiettivo è più che altro quello di fare rete.”

Non bisogna comunque essere dei professionisti per apprezzare la selezione di NoBudge, e se siete appassionati di storytelling variegato, fatevi subito un giro. Per rompere il ghiaccio: Nevada [http://nobudge.com/main/nevada], un gioiellino dello stop-motion per alleggerire lo stress quando vi si rompe il preservativo.

O ancora, su un piano simile, Medusa [http://nobudge.com/main/medusa]: come comportarsi quando vi innamorate di una statua greca alla faccia del fidanzato in carne ed ossa. E infine: Ralph Styles Ultra [http://nobudge.com/main/ralph-styles-ultra], Catherine[http://nobudge.com/main/catherine] e Allen Anders Live at the Comedy Castle Circa 1987 [http://nobudge.com/main/allen-anders] – tre esempi di come l’indie americano stia sperimentando con formati del passato (rispettivamente un commercial TV anni 80, 35mm e l’home video).

Tornando alle origini, forse il primo grande classico del cinema online è UbuWeb [http://www.ubu.com/film/], fondato addirittura negli anni Novanta da Kenneth Goldsmith (non a caso anche autore del pamphlet Wasting Time on the Internet).

Risorsa incredibile di video arte, esordi d’autore e ibridi cult, non contiene supercazzole intellettuali ma solo film che se non conoscete già conviene scoprire di corsa. Cinque suggerimenti: Kim Gordon intervistata da sua nipote [http://www.ubu.com/film/habib_teenie.html], i sopralluoghi di Pier Paolo Pasolini prima di girare Il vangelo secondo Matteo [http://www.ubu.com/film/pasolini_palestine.html], il capolavoro da manuale di John Smith The Girl Chewing Gum [http://www.ubu.com/film/smith-john_girl.html], un doc su Nan Goldin in occasione della retrospettiva al Whitney [http://www.ubu.com/film/goldin_life.html] e un altro, di John Akomfrah nominato ai BAFTA, sulla manifestazione dove Martin Luther King pronunciò il suo “I have a dream”[http://www.ubu.com/film/akomfrah_march.html].

Simile ma più contemporaneo e italiano, è Vdrome [https://www.vdrome.org/], iniziativa originariamente affiliata a Mousse Magazine, che a rotazione offre in streaming, gratuitamente e ovunque, lavori di video-arte altrimenti reclusi in gallerie, biennali o hard-disk di curatori. Solo nell’ultimo anno sono passati, tra gli altri, il remake di Alex De Corte de The Perfect Human di Jørgen Leth; Information Skies, il primo corto del duo di grafici convertiti ad artisti/attivisti del post-internet Metahaven; e Fordlandia, viaggio nella città (abbandonata) dell’amazzonia dove Ford fondò una fabbrica di gomma, dell’inglese Melanie Smith.

Avete fatto indigestione di film, serie TV e brutte notizie? L’internet—o forse dovrei dire le nostre strade—anche qui arriva in soccorso, con la colonna sonora di un’ora di vicini napoletani che litigano [https://youtu.be/CgVIzt2cAog] o il soundscape di un’affollatissima Venezia [https://youtu.be/8vQ-su-bT_A]. Lascio a voi trovarne altri.

Note