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Comunità Contemporanee: la storia dei fuochi controllati tra le strade di Lorenzago di Cadore

La sera del 30 di luglio si spengono le luci pubbliche nel centro storico di un piccolo paese delle Dolomiti bellunesi. Il cuore di Lorenzago di Cadore rimane rischiarato solo da fuochi, torce e candele. L’evento commemora l’incendio che nel 1855 distrusse le vecchie abitazioni in legno. Il nuovo impianto urbanistico a pianta ortogonale darà il nome al quartiere, il Quadrato. Contenuto Rimosso è un progetto dell’artista Chiara Trivelli che capovolge la forza distruttrice del fuoco in elemento generatore di memoria, restituendo una possibilità al centro storico spopolato. Ogni anno nella notte dell’incendio, il trenta di luglio, Contenuto Rimosso si ripete. L’evento è diventato una festa. Gli abitanti di Lorenzago hanno adottato il rito. Nel 2018 è stato costituito il Comitato 30 luglio per sostenerlo1Oltre al Chiara Trivelli Studio, fanno parte del Comitato i rappresentanti delle sezioni locali di ANA – Associazione Nazionale Alpini, Club Alpino Italiano, Ass. Bellunese Volontari del Sangue, della Schola Cantorum, dei Vigili del Fuoco, del gruppo informale Quarto Piano Records e la titolare del Bar Cooperativa. .

Identificando i valori del progetto, lo Statuto dice che “il Comitato 30 luglio, riconoscendo in Contenuto Rimosso una manifestazione artistica capace di valorizzare la storia del quartiere il Quadrato, contribuendo al miglioramento dell’immagine del quartiere e dell’intero paese di Lorenzago di Cadore, nasce con la finalità di promuovere e sostenere il progetto, un’iniziativa che pone in evidenza la questione dello spopolamento che investe i paesi delle Dolomiti Bellunesi, stimolando la partecipazione attiva da parte dei cittadini, la coesione sociale e la valorizzazione del territorio”.

Con Chiara Trivelli parliamo di come la ritualità antimonumentale di Contenuto Rimosso metta in gioco questi intenti, delle relazioni e reazioni che ha stimolato, e delle sue scelte d’artista. La conversazione con Chiara Trivelli apre Comunità Contemporanee, il ciclo di interviste e di articoli dedicato alla ricerca artistica nelle terre alte, rurali e interne.

Chiara Trivelli, Contenuto Rimosso, 2012, photo Michela Carissimi

Pioselli: Lorenzago di Cadore, 883 slm., 556 abitanti d’inverno (Istat 2019), molti di più d’estate. Lorenzago però non partecipa alla mondanità di Cortina d’Ampezzo. La valle è un’altra, più isolata. Chiara, come sei arrivata a Lorenzago?

Trivelli: A Lorenzago sono arrivata dopo una serie di proposte progettuali nell’area alpina nate come “esperimenti sul campo” rispetto al progetto di ricerca “Arte e territorio. Come si sviluppa il sistema dell’opera artistica nel territorio del Triveneto partendo dalle sue aree di marginalità”, che avevo proposto alla Fondazione Bevilacqua La Masa per la residenza presso i suoi studi nel 2011. Lo stesso anno avevo realizzato il progetto Co de Ros per aperto_art on the border in Val Camonica, dove ho conosciuto Francesca Conchieri, assistente del direttore artistico, la quale nel 2012 mi ha invitato a partecipare al festival L=mc2 – Lorenzago Montagna Contemporanea nel Quadrato, di cui era la curatrice insieme a Vito Vecellio. Il festival prevedeva che gli artisti realizzassero un’opera all’aperto nel Quadrato. Dopo aver trascorso un periodo di residenza a Lorenzago e aver fatto una ricerca sulla storia locale, coerentemente con le modalità della mia ricerca, ho sviluppato Contenuto Rimosso: un progetto site/time-specific che fin dall’inizio prevedeva l’istituirsi di una ricorrenza.

Contenuto Rimosso commemora l’incendio che nel 1855 distrusse le vecchie abitazioni in legno. Il nuovo impianto urbanistico a pianta ortogonale darà il nome al quartiere, il Quadrato

Pioselli: Il Rifabbrico si sviluppa a seguito del disposto che nel 1845 prescrive l’uso della pietra nella ricostruzione dei paesi del Cadore distrutti dagli incendi. Come il tuo progetto mette in luce il lascito di questa radicale trasformazione urbanistica?

Trivelli: il Rifabbrico è stato un fenomeno urbanistico che va al di là dell’uso del materiale. Gellner lo definisce come “una nuova forma di organizzazione urbanistica nel Cadore” che impresse “nuovi connotati al paesaggio umanizzato di quelle valli2Edoardo Gellner, Il Rifabbrico: una nuova forma di organizzazione urbanistica in Cadore, in Lazzarini A., Vendramini F. (a cura di) La montagna veneta in età contemporanea. Storia e ambiente. Uomini e risorse, Convegno di studio, Belluno 26-27 maggio 1989, Roma 1991, p. 125.. In tutto egli conta 13 località coinvolte.

Il Quadrato di Lorenzago è tra quelle che meglio preserva l’impianto urbanistico originario, altrove alterato dal successivo sviluppo edilizio. Gellner, che è stato uno dei massimi studiosi di architettura rurale alpina, descrive il Rifabbrico come un “fatto di rottura assoluta con una consuetudine secolare nel concepire e costruire un paese nella nostra montagna3Ivi, p. 115. e in questo rintraccia il suo limite: “ovunque regna un geometrismo accademico calato sul territorio con sovrana indifferenza per la dinamica morfologica”4Ivi, p. 122..

La critica mossa da Gellner al Rifabbrico fu quella che, pur essendo stato un movimento che ha visto il coinvolgimento di tutta la popolazione e che in questo senso si è sviluppato dal basso, dall’altra è stato un disegno calato dall’alto, non solo politicamente perché disposto dall’Imperial Regio Governo di Venezia, ma anche concettualmente perché traslava principi urbanistici e architettonici della città adattandoli in scala alla montagna, senza tenere conto della sua specificità.

Sull’errore di concepire la città come qualcosa di astratto, nel tentativo di renderla invece un ambiente umano che dialoga con l’elemento naturale, ho concepito Contenuto Rimosso. Questo mette in discussione l’idea di monumento attraverso un’opera che non è commemorativa in senso stretto, bensì nasce con l’intento di riattivare una memoria. Come riportato nel comunicato stampa fin dal primo anno: “se il fuoco è il tratto d’unione tra il passato e il presente architettonico di questo luogo, l’immagine del fuoco fra i palazzi in muratura e lungo le strade di un quartiere ordinato e geometrico dovrebbe riattivare come contro-immagine la memoria di un tessuto urbano irregolare, fatto di case di legno, che si sviluppa in modo organico e spontaneo: riallacciare una cesura […] sublimando/esorcizzando la paura del fuoco nel potere simbolico di un rito collettivo, trasformando la paura in cura del fuoco”.

Chiara Trivelli, Contenuto Rimosso, 2016

Pioselli: gli abitanti e i membri del Comitato 30 luglio con cui ho parlato a luglio 2020 hanno sottolineato che il progetto ha aiutato i lorenzaghesi e il Cadore a riscoprire la storia dell’incendio e del Rifabbrico che non è sempre nota a tutti, a mantenere la memoria del passato anche per i giovani e a dare vita, seppure temporaneamente, al Quadrato.

Trivelli: Contenuto Rimosso nasce dalla volontà poetica di attivare un processo di riappropriazione da parte dei cittadini di uno spazio e tempo pubblico. Lo spazio è il quartiere il Quadrato, il tempo è quello della propria storia che si fa storia dell’abitato. Da anni il Quadrato, pur essendo il centro storico del paese, è usato come parcheggio. Lo spopolamento che investe le aree montane e le criticità di cui già parlava Gellner hanno reso questo un luogo da riqualificare. Certamente dire che il quartiere è da riqualificare, parlare di aree d’abbandono è un tema delicato per la gente del posto, che in generale tende a opporre una certa resistenza al cambiamento in virtù dell’attaccamento al paese.

Con Contenuto Rimosso ho combattuto alcune forme di reticenza o pregiudizio, anche nei confronti dell’arte contemporanea, partendo dalla convinzione che conoscere la storia del posto in cui abiti, prendere parte alla progettazione della vita del quartiere, prendertene cura, ti permette di avere uno sguardo critico su di esso e, allo stesso tempo, diventa causa e sintomo di affezione, un modello per il ripopolamento in quanto parte di un processo di soggettivazione, senza il quale lo spazio non diventa luogo abitato. Negli anni Contenuto Rimosso è diventato così il veicolo attraverso il quale elaborare forme di vita in montagna, non solo al passato ma al presente. Andando al di là delle mie intenzioni iniziali, la socialità riattivata ha intrapreso infatti percorsi non previsti di autorappresentazione. Oggi vi sono i canti, la musica, il cibo, le immagini proiettate, le attività didattiche, i miei discorsi e gli incontri con gli ospiti, iniziative nate su richiesta e gestite in autonomia dai partecipanti, che ridefiniscono e mettono in discussione identità, storie e appartenenze. L’opera contribuisce così a una riscrittura della realtà plurale e più complessa.

Pioselli: Come si arriva alla sua costituzione del Comitato 30 luglio?

Trivelli: Bisogna collocare la sua nascita anche sullo sfondo delle dinamiche politiche locali. Contenuto Rimosso è riuscito a transitare attraverso le elezioni comunali nel 2019 da un’amministrazione all’altra proprio grazie alla nascita e al sostegno del Comitato.

Il progetto non hai mai ricevuto finanziamenti diretti da parte del Comune ma fin dalla sua seconda edizione è stato “adottato” dalla Pro Loco, che copriva le spese di produzione rimborsando anche quelle da me sostenute. Negli anni, con l’aumento della partecipazione, le realtà coinvolte hanno cominciato ad avere un rientro economico dalla serata attraverso la somministrazione di cibi e bevande. La Pro Loco ha allora chiesto una percentuale sui guadagni alle associazioni, che però hanno risposto a questa richiesta solo in parte.

Contemporaneamente io cercavo di dare un profilo stabile al progetto, cercando da una parte di stipulare una convenzione col Comune di Lorenzago, dall’altra provando a costituire un’associazione con la Pro Loco. Entrambi i tentativi fallirono. Siamo nel 2017. Da parte mia la difficoltà maggiore era quella di trovare la forma giuridica più adatta per un riconoscimento del mio lavoro di artista sul territorio.

All’inizio del 2018 la Pro Loco ha improvvisamente deciso di non sostenere più il progetto, “perché i costi del progetto erano troppo alti”. In realtà poi è emerso che la Pro loco stessa era in fase di ristrutturazione interna. A quel punto la costituzione del Comitato è stata determinante per la sopravvivenza del progetto. Il Comitato 30 luglio pertanto non svolge soltanto delle funzioni ma rappresenta il sostegno dal basso conquistato da un progetto artistico che dialoga con la comunità, che ha avuto la capacità di mantenere una posizione di neutralità ed equidistanza dalle parti politiche, rimanendo al di sopra delle divisioni interne del paese, cercando al contrario di fare da collante.

Pioselli: un aspetto emerso dai dialoghi con le associazioni è che il progetto ha contribuito a unirle ancora di più. Lorenzago e il Cadore hanno comunque un’antica storia di azioni comunitarie. Tornando al 2012, vi sono state resistenze quando hai proposto il progetto la prima volta?

Trivelli: sì, certamente c’era la resistenza generalizzata che c’è nell’opinione pubblica rispetto all’arte contemporanea e agli artisti che si crede vivano in un mondo a parte. Poi c’erano i timori rispetto al pericolo di incendi. C’è da dire che, da un prima idea, io ho poi sviluppato le modalità di realizzazione del progetto in dialogo costante con gli abitanti, l’amministrazione e i Vigili del Fuoco.

La soluzione adottata aveva un costo veramente basso perché si trattava di comprare solo le candele, il resto era materiale di riciclo: bidoni, ghiaia e pietre. L’allestimento dei primi 18 fuochi, 20 torce e 125 candele fu per me decisamente faticoso, ma credo di aver guadagnato il rispetto delle persone anche attraverso questo lavoro fisico. Per il resto, sono stata per i primi anni pressoché invisibile, nonostante la macchina continuasse ad andare avanti soprattutto per la mia determinazione.

Chiara Trivelli, Contenuto Rimosso, 2020, ph. Ivan De Martin

Il primo anno quando sono tornata nel quartiere dopo aver finito l’allestimento, tutti i fuochi, le torce e le candele erano accesi e si andavano creando situazioni di convivialità attorno a essi. Io avevo invitato “tutte e tutti” a partecipare all’evento, scrivendo – come poi ho fatto ogni anno – delle lettere a nome del Comune agli abitanti del quartiere e contattando personalmente e attraverso la Pro loco gruppi e associazioni. Ma non mi aspettavo di trovare tutto acceso, fu una sorpresa che ricordo ancora con emozione. Col passare degli anni anche l’allestimento è diventato più partecipato e collettivo, io sono stata invitata a fare un discorso pubblico, e quest’anno per l’installazione abbiamo sostituito quelli rudimentali con dei bracieri fatti realizzare appositamente al fabbro del paese: una sorta di arredo urbano temporaneo, mobile come un apparato cerimoniale.

Pioselli: Quali sono i limiti e le difficoltà che hai incontrato in questi nove anni?

Trivelli: Il mio è un lavoro ai margini sia del sistema dell’arte che di una comunità di cui non sei mai veramente parte. E in questo stanno tutte le difficoltà e i limiti ma anche la ricchezza, soprattutto dal punto di vista umano, del mio lavoro. L’assenza del sistema dell’arte e il fatto che questi luoghi non siano i miei di provenienza, determinano il paradosso di lavorare per la comunità ed essere contemporaneamente sola. Passare dal ruolo di mediatore super partes a quello di “capro espiatorio”, proteggere il progetto da tentativi di appropriazione di parte, relazionarsi con abitanti, istituzioni, imprese e associazioni, gestirne o schermarne i conflitti, mantenendo diversi e molteplici piani di comunicazione e registri linguistici, può essere emotivamente molto impegnativo, ma è anche una palestra attraverso cui imparare a gestire su piccola scala dinamiche che pervadono tutta la società. Le comunità montane hanno una storia secolare e una grande capacità di autorganizzazione, sono convinta siano modelli da cui imparare.

“Il mio è un lavoro ai margini sia del sistema dell’arte che di una comunità di cui non sei mai veramente parte.”

Pioselli: Come si sostiene il progetto? Mi sembra che per te sia fondamentale elaborare un modello di sostenibilità in scala con la dimensione locale.

Trivelli: Il progetto fa ricorso e trova il suo limite nelle risorse locali. A tutt’oggi, soprattutto il Comitato 30 luglio, ma anche la Pro Loco e il Comune di Lorenzago di Cadore, alcuni consorzi e imprese locali sostengono economicamente e/o materialmente il progetto. Contenuto Rimosso penso possa costituire anche un piccolo modello economico: non so in quanti altri casi gli abitanti hanno versato una quota e raccolto donazioni per sostenere un progetto artistico. Lo Statuto del Comitato prevede inoltre che se c’è un avanzo di bilancio, questo può essere destinato a me per il mio lavoro di artista.

Pioselli: Contenuto Rimosso è diventato un appuntamento per tutto il Cadore. Emerge una sorta di orgoglio: Contenuto Rimosso è ritenuto un aspetto distintivo di Lorenzago. È una festa ma ne viene sottolineata la differenza culturale rispetto alle sagre che si tengono nei paesi vicini. Tuttavia molte persone arrivano a Lorenzago il 30 luglio per il cibo, la musica. Rischia il progetto di stemperarsi?

Trivelli: da anni desidero fare una pubblicazione su Contenuto Rimosso per affrontare il contesto storico-artistico nel quale il progetto si colloca. Progetti come questo rischiano di passare per iniziative locali, semplici “feste di paese” se non si contestualizzano sia agli occhi di chi vi partecipa, che è poco consapevole delle pratiche artistiche contemporanee, sia rispetto al sistema dell’arte che, invece di percepire queste sperimentazioni come arte di frontiera, spesso paradossalmente le marginalizza. Ho sempre sostenuto che Contenuto Rimosso dovesse configurarsi come un’operazione in cui l’artista sperimenta il suo ruolo sociale.

Pioselli: nel 2020 la festa è stata ridotta. C’è stata da parte del Comitato 30 luglio l’intenzione di spingere maggiormente sulla valenza culturale, approfittando del fatto che i banchetti con il cibo non potessero esserci. È una eredità per il futuro?

Trivelli: quest’anno, in osservanza delle cautele e prescrizioni determinate dall’emergenza COVID-19, la dimensione festiva di Contenuto Rimosso è stata limitata e declinata all’approfondimento culturale. La convivialità è passata attraverso l’oralità della parola piuttosto che il nutrimento del cibo. La nona edizione ha visto incontri e narrazioni attorno ai fuochi per discutere e immaginare il passato e il futuro di Lorenzago, del Cadore e del ruolo sociale dell’arte. Il fenomeno del Rifabbrico, indicato fin dall’inizio come potenziale trait d’union del paesaggio cadorino, non solo nella sua configurazione visiva ma anche in quella più profonda della secolare tradizione e dimensione organizzativa comunitaria del Cadore, è stato quest’anno finalmente percepito come collante per un ampliamento del progetto sul territorio. Questa è la prima edizione di Contenuto Rimosso che vede una collaborazione fra il Comune di Lorenzago di Cadore e quello di Comelico Superiore, che comprende il paese di Padola, primo caso storico di Rifabbrico, e quello di Dosoledo, uno fra i casi più suggestivi. Se il progetto prevede che gli abitanti se ne approprino, che Contenuto Rimosso diventi una tradizione locale, con una graduale scomparsa della mia figura e del mio ruolo di attivatrice del processo, ora si sta passando dal creare una tradizione per un paese a crearne una per un territorio.

[ndA] Ringrazio per le conversazioni e le testimonianze: Michela Carissimi, Daniele De Michiel, Luca De Michiel, Giorgio De Michiel, Emilio Fabbro, Enrico Fabbro, Giuditta Gerardini, Marianna Piazza, Roberta Piazza.