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4 Novembre 2016

Il ruolo della cooperativa di comunità

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In un momento in cui le leve tradizionali in mano allo Stato e al Mercato generalmente usate per attivare nuovi percorsi di sviluppo non funzionano più e in molti casi non sono più attivabili è indispensabile ri-attivare il ruolo della società e della comunità.

Il tema della rigenerazione urbana e dello sviluppo locale è un banco di prova importante che richiede oggi governance multistakeholder e che postula meccanismi di co-produzione da parte dei soggetti che se ne fanno carico.

Una serie di approfondimenti in collaborazione con la seconda edizione del Master URISE di Iuav Venezia

In questo, le nuove forme cooperative come quella della cooperativa di comunità giocano un ruolo decisivo all’interno del nostro sistema economico. Oggi, finalmente possiamo dire che le nuove forme cooperative e più in generale l’impresa sociale e la è uscita dalla nicchia e non può essere considerata come un soggetto residuale che fa assistenza, ma sta sul mercato e pervade diversi settori. Uno su tutti per esempio è quello la rigenerazione degli spazi, tema che ha molto a che fare con la costruzione di comunità, con la risposta alle nuove forme di vulnerabilità e con l’inclusione sociale.

Un esempio evidente ci viene dall’enorme quantità di beni immobili, di spazi, di quartieri, di borghi abbandonati. Se prima l’opzione “urbanistica” in quanto tale poteva essere perseguibile per i proprietari di immobili (in gran parte privati), oggi questi beni se non incrociano una finalità sociale e culturale legata alla vocazione e ai bisogni della comunità in cui sono inseriti, difficilmente possono essere ri-generati.

Sono spazi che posso diventare contenitori di nuove filiere di prodotti e di servizi rivolti alla comunità, luoghi di animazione sociale e di nuovo mutualismo, asset da destinare alla sperimentazione e all’imprenditorialità sociale.

Per attivare questi nuovi processi di rigenerazione, che si tratti di una periferia, di un casa cantoniera, di una stazione abbandonata, di un ex-fabbrica dismessa, non basta il governo (ossia l’intervento della PA) occorrono policy di governance ossia processi di collaborazione fra una pluralità di soggetti che non sono solo portatori di interessi, ma di risorse e di istanze di cambiamento.

È quindi indispensabile alimentare, prima di qualsiasi intervento, processi di condivisione senza i quali è difficile generare valore.

La crescente domanda di socialità ricombinata alla necessità di rigenerare lo spazio pubblico rende la cooperazione una soluzione da capace di costruire soluzioni inclusive orientate allo sviluppo e ha portato alla creazione di nuove forme organizzative a base comunitaria come le cooperative di comunità e le imprese sociali.

La cooperativa di comunità è una forma di cooperativa che nasce da un’ azione comune e che crea valore sociale ed economico, attraverso la produzione e/o gestione di beni comuni in maniera partecipata ed inclusiva. È una forma diffusa soprattutto nei territori montani dove a fronte del crescente spopolamento dei territori e della bassa accessibilità ai servizi tipica delle aree rurali e periferiche si è assistito ad una crescente tensione politica e sociale volta alla difesa e alla “rigenerazione” di questi luoghi. Un caso rilevante dove il progetto imprenditoriale è nato dalla libera volontà di un gruppo di cittadini è il caso della Cooperativa di Comunità della “Valle dei Cavalieri” di Succiso).

Grazie anche allo studio di questo caso, proviamo a capire quali sono gli step della rigenerazione in senso cooperativo per costruire una cooperativa di comunità ? Proviamo a descriverne alcuni.

Intenzionalità imprenditoriale e  presenza di asset comunitari

I percorsi comunitari e di cooperazione, nascono dalla comunità stessa, dai cittadini e dagli abitanti del territorio di riferimento. Ciò non significa, però, che la nascita sociale di organizzazioni cooperative o di comunità sia un atto assembleare o totalizzante.

Il percorso di costituzione è infatti promosso da una minoranza profetica, visionaria e determinata che si assume il rischio e la responsabilità imprenditoriale del progetto: non può esistere un’impresa di comunità, se non è la comunità ad investire in se stessa. Ciò che succede è che in tanti (la comunità) condividono l’idea imprenditoriale di pochi (minoranza profetica).

Per questo motivo è importante focalizzarsi sulla dimensione individuale per poter attivare le competenze ed abilità che ogni socio fondatore ha e canalizzarle nelle attività proposte dalla cooperativa stessa. L’equilibrio fra la dimensione lavorativa e di ricerca di reddito dei soci e la dimensione comunitaria alla quale l’impresa è volta, è fondamentale: nelle cooperative di comunità il tratto economico incorpora la dimensione comunitaria.

Il tema principale è l’individuazione e l’avvio di un’attività imprenditoriale che generi reddito ed occupazione e che abiliti il tratto comunitario a venire fuori. In questo percorso di emersione per esempio la coltivazione e trasformazione di prodotti agricoli, l’ospitalità turistica, le attività educative e culturali, servizi alla persona e di welfare di comunità, servizi di manutenzione territoriale, diventano veri e propri asset comunitari su cui investire.

Sussidiarietà e collaborazione

L’attività imprenditoriale si genera attraverso la relazione con le altre entità del territorio (pubbliche, private o cooperative) con le quali vi è, in primo luogo, condivisione valoriale e di visione del progetto. La cooperativa o l’impresa sociale in ambito comunitario si inserisce in un contesto sociale e relazionale, affermando la propria interdipendenza con i soggetti del mercato, i cittadini del territorio, i soci lavoratori e le policy territoriali.

La cooperativa si pone quindi come infrastruttura territoriale attraverso la quale esperienze diverse – come il coinvolgimento di nuovi stakeholder, reti di collaborazione civica e sociale, esperienze di economia solidale – si riconoscono in un soggetto pronto ad essere il motore e il ricettore di forme di rinnovata socialità. In questa logica, il rapporto tra cooperativa di comunità e Pubblica Amministrazione si avvicina alla logica del partenariato e richiede un patto, in cui i soggetti coinvolti collaborano sullo stesso piano, contrapponendosi a quella del contracting out caratterizzata dall’ esternalizzazione dei servizi.

Le policy territoriali diventano quindi politiche rigenerative, attività abilitanti e di supporto della cooperativa e del territorio.

Investimento e percorsi circolari di valore sociale

Nelle cooperative di comunità la minoranza profetica investe e diventa connettore dell’investimento comunitario. La comunità si attiva attraverso meccanismi cooperativi che sono alla base della creazione di valore sociale.

Non esiste una impresa di comunità se non è la comunità stessa che investe in se stessa, se non sono i cittadini che si fanno carico direttamente di rispondere ad una domanda o sviluppare un’opportunità per tutti.

Questa opportunità deve essere supportata da un’ecosistema composto da il supporto di project management, le reti, i patti territoriali etc. Solo così si sviluppa una sorta di mutualità estesa a beneficio di tutti gli abitanti.

Per procedere secondo questa direzione le città dovranno immaginare un ecosistema di nuovi soggetti vocati alla ri-generazione.

La creazione di un ecosistema sussidiario a finalità cooperativa, è la precondizione di qualsiasi azione orientata a promuovere percorsi di sviluppo endogeno, ossia sostenibili e legati al capitale umano, sociale e identitario di un territorio.

Le città che investiranno su queste politiche “abilitanti”(ossia ecosistemiche) saranno quelle capaci di costruire una più solida democrazia economica e una maggiore capacità di generare Ben-essere.


Questo contributo fa parte di una serie di approfondimenti  sul complesso rapporto tra rigenerazione urbana e innovazione sociale.  I docenti del Master URISE (Adriano Cancellieri, sociologo urbano, Paolo Venturi e Francesca Battistoni, economista e imprentrice sociale, Laura Colini, architetto e planner e Claudio Calvaresi, innovatore urbano e sociale) ci accompagnano con le loro analisi e riflessioni. Buona lettura.

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