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2 Luglio 2019

Che cos’è Betwyll

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Betwyll è una startup innovativa nata nel 2016 da TwLetteratura, il metodo per il social reading ideato da Paolo Costa, Edoardo Montenegro e Pierluigi Vaccaneo nel 2012. La società sviluppa, produce e commercializza prodotti e servizi ad alto valore tecnologico e il suo prodotto di punta è l’app Betwyll, una piattaforma per il social reading disponibile in beta su App Store e Google Play.

Edoardo Montenegro risponde alle 15 domande di cheFare per la rubrica I nuovi modi di fare cultura e racconta che cos’è Betwyll.

Per leggere le altre interviste clicca qui.

nuovimodi-cultura chefare

Perché Betwyll si chiama così?
Il nome Betwyll nasce dalla parola inglese “twill”,  un tipo di intreccio tessile alla base di diversi tessuti – come il jeans – che per il suono richiama indirettamente Twitter, il luogo in cui nel 2012 iniziammo a leggere e commentare testi insieme.

Quando è nato?
Nel 2014.

Dove?
A Milano.

Perché?
Dopo aver messo a punto, lanciato e diffuso su Twitter e su carta un metodo di lettura innovativo (TwLetteratura) abbiamo immaginato un’app che ripetesse la stessa esperienza in modo verticale e intimo, un vero e proprio social network della lettura. Così iniziammo a costruire il prototipo.

Che fate?
L’app che abbiamo sviluppato, disponibile su Android e iOS, aiuta studenti e cittadini di ogni età a leggere di più, meglio e divertendosi. Siamo una startup del settore education technology che aspira a rivoluzionare il modo in cui si legge.

Betwyll-Alice-in-Wonderland

Alice in Wonderland su Betwyll

La cosa più importante che avete fatto
Siamo stati la prima e unica startup italiana ad entrare in XEdu Helsinki, il principale acceleratore edtech in Europa.

Perché è la più importante?
È il traguardo di un percorso con cui siamo riusciti a generare un paradigma e una case history di valore internazionale pur partendo da un Paese che non riconosce più alcun valore alla cultura e all’educazione.

Qual è il suo elemento più innovativo?
In Finlandia stiamo facendo ciò che in Italia sembrava impossibile: co-creiamo in un ecosistema che attraverso l’educazione disegna il futuro.

Che ruolo ha la cultura in questa esperienza?
La cultura è l’unico motivo per cui – nonostante tutto – si può ancora essere orgogliosi di sentirsi italiani: abbiamo un passato.

Betwyll con xEdu Helsinki

Betwyll con xEdu Helsinki

Quali sono le ricadute sociali di Betwyll?
Se le persone leggono, pensano. Se pensano, si fanno delle domande. Se si fanno delle domande, comprendono la realtà.

Con Betwyll si mangia?
Non tanto.

Come fate a stare in piedi?
Offriamo ai lettori un servizio che vendiamo a scuole, università e biblioteche, mentre cerchiamo investitori per farlo crescere su scala internazionale e renderlo completamente sostenibile.

Qual è l’ostacolo più grande che volete superare?
Realizzare una piattaforma edtech significa investire anticipatamente nello sviluppo di software e nel marketing, per generare successivamente flussi di ricavo adeguati.

Il logo di Betwyll

Fate parte di un network più grande di voi?
Sì, siamo parte di una piccola comunità internazionale, quella degli imprenditori edtech che cercano di dimostrare ai governi di tutto il mondo che se non investono nell’educazione gli esseri umani non avranno un futuro.

Cosa avete intenzione di fare per un futuro migliore?
Vogliamo rendere il nostro progetto sostenibile dal punto di vista economico, per offrire il nostro modello anche in quei paesi e in quei contesti in cui non può esserlo.


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