Michel Bauwens. Dal Platform Cooperativism al protocol cooperativism?

Da Matthew Slater: “Non c’è niente nell’Internet che richieda questo modo capitale-centrico di creare ricchezza. La nozione di platform cooperativism comprende l’idea che il mezzo di produzione digitale – la piattaforma – appartenga, arricchisca e sia governato dai partecipanti, creatori di valore. Come approccio e tattica, è un’estensione diretta, nell’era digitale e nel cyberspazio, del cooperativismo rudimentale del XIX secolo. Per il caso presente dobbiamo anticipare che funziona, come ha sempre fatto, su piccola scala, ma non ha mai avuto un impatto sull’economia di più larga scala.”

Credo che esista un’altra strategia promettente. Smettiamo di concentrarci su proprietà e controllo e poniamo invece l’attenzione alle relazioni, ai protocolli e alla collaborazione. I precedenti su cui lavorare sono molti eppure non ho mai visto questo pensiero applicato al platform cooperativism.

Con protocollo intendo un linguaggio, una convenzione o uno standard. L’utilizzo di cose del genere non può essere limitato, impedito o monetizzato, proprio come l’uso di una parola, un gesto o un codice sociale. Internet è essenzialmente un insieme di protocolli – TCP / UDP, http, HTML – che hanno portato a un’infrastruttura partecipativa altamente egualitaria. Avrebbe potuto andare diversamente: in un universo parallelo Microsoft ha inventato il web e adesso ogni pagina è un documento Word, MS Office è l’unico strumento per la creazione di pagine web, una licenza costa 5000 sterline e su Firefox si vede ancora male!

Fortunatamente abbiamo evitato questo scenario distopico, ed è successo proprio perché abbiamo questi protocolli. Credo che sia questo il motivo per cui il Web degli inizi ha generato tanto ottimismo circa la possibilità di pareggiare il campo socio-economico.

Internet, alla base, è ancora libero come è stato pensato: continuiamo a non spendere soldi per inviare una mail o accedere a una pagina web, ma qualcosa è andato storto.

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