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30 Novembre 2016

Aldo Bonomi: «La sharing economy sarà sociale o non sarà»

«Nell’epoca dell’economia leggera, il Terzo settore è più importante che mai», spiega il sociologo, ma «deve essere in grado di promuovere una nuova forma di sussidiarietà capace di cogliere le sfide dell’economia circolare e far fronte alla crisi del welfare»

«Siamo dentro l’economia leggera. Un’economia che, a dispetto del nome e rispetto all’economia industriale del periodo fordista e a quella del primo periodo post-fordista, tratta la merce più eterea e al contempo più pesante che c’è: l’informazione e il denaro». Aldo Bonomi, sociologo, da sempre attento alle mutazioni e ai cambi di paradigma nel sociale e nel mondo del lavoro, ci spiega così il cambio di scenario che sta travolgendo molte economie. Il suo ultimo intervento sul tema è un lungo saggio per La società circolare (DeriveApprodi, 2016), un volume a più mani, firmato con Federico Della Puppa e Roberto Masiero. A Bonomi abbiamo chiesto di ragionare con noi sul tema dell’economia della condivisione, tema al centro del nostro bookazine di novembre.

Fordismo, capitalismo molecolare, sharing economy. Partiamo da un punto preciso: viviamo in una società dove i processi di accelerazione stanno producendo salti qualitativi, non solo quantitativi, fino a pochi mesi fa inimmaginabili…
La stasi accelerata si presenta, oggi, come il massimo della modernità. Si tratta di un’accelerazione in circolo, dove si pone la questione se i soggetti sociali siano all’interno di una ruota della fortuna o di una ruota da criceti. Detto in altri termini: il tema cruciale è capire se, in termini di costruzione delle comunità dal basso, c’è un meccanismo dentro il quale si propone una ruota della fortuna per la cittadinanza attiva. Detto ancora in altri termini, bisogna capire quanto i soggetti sociali, dentro questo cambiamento, sono immessi in una economia della condivisione oppure in un’economia della dissipazione. La prima riflessione che pongo, a proposito dell’accelerazione, è una riflessione di Mario Tronti.

Che cosa dice Tronti?
«Ci fanno correre tutto il giorno, per impedirci di pensare. Si corre e si passa in poco tempo da un capo all’altro del mondo e si lascia a terra un pezzetto dell’interno di sé…». Rivolgendoci alla cultura della sinistra e del movimento operaio, che ha molto a che fare col discorso col discorso fordismo-capitalismo molecolare-sharing economy, dovremmo ricordare che il movimento operaio ha cominciato a perdere quando ha cominciato a correre, in Occidente e in Oriente, col capitalismo moderno anziché insistere sulle contraddizioni del sistema. Oggi si tratta di ripartire. E di ribadire, in questo salto di d’epoca, che non c’è sharing economy senza social economy. Non c’è economia della condivisione, se non c’è società della condivisione. Non c’è smart city se non c’è una città della condivisione. Ripartire dal territorio con l’impresa sociale, il volontariato, l’associazionismo – questa grande nebulosa che si deve riconfigurare – in un contesto di crisi radicale del welfare diventa molto importante.

La modernizzazione sempre crescente e accelerata che viene avanti, anche nelle forme della sharing o della gig economy, è qualcosa che dobbiamo semplicemente assecondare, trattandosi di un processo inarrestabile, oppure dobbiamo fermare tutto?
Non bisogna dimenticare che siamo difronte a un enorme sviluppo tecnico, dato dalla rete. È la rete che permette la circolarità e permette gli algoritmi che determinano la qualità di quella circolarità. Il vero problema è capire se lo sviluppo tecnico deve essere semplicemente pensato per nuotarci dentro oppure se lo sviluppo tecnico deve essere osservato dentro tutte le sue contraddizioni. Per riflettere può essere utile partire da una scomposizione. La scomposizione è questa: la società circolare e la sharing economy si presentano come un grande storytelling.

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