Almanacco > Dal web
19 Ottobre 2016

Amsterdam: il futuro per nulla radioso delle smart city

Il Randstad, la megalopoli formata da Amsterdam, L’Aia e Rotterdam, è una delle zone a più alta densità di popolazione al mondo: una “città anello” – questo il suo significato letterale – policentrica e decentralizzata, che connette le principali città olandesi ad altre più piccole (Utrecht, Haarlem, Delft…) formando una delle regioni metropolitane più grandi d’Europa.

Se non consideriamo le aree urbane, nessuna città olandese arriva al milione di abitanti. Tuttavia, il Randstad conta più di sette milioni di persone, e questo nonostante l’anello racchiuda al suo interno anche un’ampia area rurale dove i tulipani si alternano a serre, mulini e vacche al pascolo. Se lo si guarda dall’alto, più che un anello il Randstad dà l’idea di un network, i cui nodi principali sono il polo amministrativo della nazione (L’Aia), quello industriale (Rotterdam) e quello creativo (Amsterdam).

Dei tre nodi, Amsterdam è di sicuro quello più grande. Curiosamente, anche la città replica al suo interno una struttura ad anello: il Ring – la tangenziale che ne delimita l’area urbana –  racchiude il centro storico, a sua volta formato da canali concentrici. La capitale insomma non solo è figlia del sistema in cui è inserita, ma contribuisce alla sua definizione. Considerare l’Olanda e Amsterdam come un network, aiuta a capirne l’essenza: è come se ogni parte del tutto, scomposto in cellule, presenti la stessa struttura.

In un momento storico in cui sempre più oggetti e persone sono digitalmente connessi tra loro, il progetto Amsterdam Smart City non può quindi che ripartire proprio dal concetto di network, i cui nodi sono stavolta rappresentati da istituzioni locali, università, imprese e piccole comunità di cittadini, a loro volta scomponibili in network più piccoli al loro interno. Tutto è connesso, e lo è già ora, nel 2016. Tra dieci anni, possiamo solo immaginare quello che diventerà: caricatori di auto elettriche che parlano con i passanti, intelligenze artificiali che elaborano risposte in lingue diverse per ogni tipo di domanda, alberi che si connettono ai goggle dei turisti mostrando la città in epoche diverse grazie alla mixed reality, gente che cammina sola parlando nei microfoni degli auricolari mentre altri, seduti al bar, sono altrove, nella realtà virtuale.

La newsletter di cheFare

Le attività e gli articoli di cheFare nella tua mail

Ti piace cheFare?

Seguici su Facebook!

Questo articolo appartiene a:

Percorsi > Rigenerazione urbana

Potrebbero interessarti anche questi articoli

Architetti, sociologi e urbanisti: la comunità di Rigeneratori del master U-Rise

ritratto di brice coniglio, fondatore e ideatore di viadellafucina16

Che cos’è viadellafucina16

10 Luglio 2019

Abbiamo bisogno di un piano contro la desertificazione dei centri storici