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7 Novembre 2017

Andrea Fumagalli: l’ibridazione umano-macchina

L’attuale fase del capitalismo si fonda su tecnologie di linguaggio che necessitano un’attività relazionale e riproduttiva. La relazione linguistica è alla base delle economie di apprendimento e di rete e di riproduzione sociale. La produzione cosiddetta “immateriale” acquista sempre più peso. Non siamo più nel Postfordismo, termine oggi desueto ma utile negli anni Ottanta per designare i primi timidi tentativi di fuoriuscire dalla crisi del Fordismo, ma siamo nel pieno del capitalismo cognitivo e forse, addirittura, di fronte al suo superamento.

L’immaterialità della produzione non ha un modello omogeneo di organizzazione. Di conseguenza, abbiamo una flessibilità del lavoro di matrice doppia: trasversale e verticale. Trasversale: perché riguarda i diversi ambiti settoriale al cui interno il linguaggio e le sue modalità di trasmissione e codificazione dettano il tipo di organizzazione del lavoro. Verticale: perché il linguaggio implica una nuova forma di divisione del lavoro, che definiamo cognitiva, che si innesta, trasformandola, sulla classica divisione smithiana del lavoro.

A seconda del tipo di attività è possibile registrare diversi livelli di cooperazione sociale, a seconda del grado di autonomia della produzione. In ogni caso, l’utilizzo di tecnologie linguistiche presuppone nella maggior parte dei casi una codificazione e un controllo. L’informatica crea procedure “industrializzate”, dove il termine “industrializzazione” deve essere inteso nel suo significato alquatiano, (organizzazione seriale di procedure – in questo caso linguistiche-comunicative)[1]. Abbiamo diversi casi di “industrializzazione” nel terziario immateriale e nel capitalismo delle piattaforme[2] (platform capitalism).

Come ben evidenziato da numerosi studi[3], lo sfruttamento di tali procedure (la loro industrializzazione) ha cominciato a svilupparsi nel momento stesso in cui le nuove tecnologie informatiche, nate dai movimenti libertari e contro culturali degli anni Sessanta e dei primi anni Settanta, si sono fatte “impresa”, ovvero hanno dato origine a forme imprenditoriali private[4]. Al di là del tema degli IPR, come afferma Giorgio Griziotti […].


Foto: Flickr

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