Almanacco > Dal web
21 Giugno 2017

Neuromarketing a Terracina

Il minuscolo centro storico di Terracina è, per chi come me lo vede per la prima volta, un luogo sorprendente: un intrico di resti romani ben presenti e visibili, sui quali sono cresciute le case-torri medievali e le costruzioni successive.

Insomma, è un sito archeologico in cui la gente ha continuato a vivere come se niente fosse. Il forum di duemila anni fa è la piazza principale di oggi, con la via Appia che passa su un lato, e perfino le pietre del lastricato sono rimaste le stesse.

Ci ritrovo, espressa negli edifici e nelle vie, un’idea che (date un’occhiata qui, se volete) mi frulla in testa da qualche anno. Quella che le testimonianze del passato non vadano ricondotte alla metafora dei giacimenti culturali (roba morta e sepolta, utile per essere sfruttata), ma a una metafora nuova: ecosistemi culturali (roba viva, che integra stratificazioni di passato e presente, e che non andrebbe tanto sfruttata quanto rispettata e valorizzata nel suo divenire).

Sarebbe anche un modo per evitare l’entropia turistica di cui acutamente parla Marco d’Eramo, e la museificazione che preserva sì i luoghi, ma li sterilizza e li riduce a scenari privi di vita.

Uno può andare a Terracina per rosolarsi sulla spiaggia. O per mangiarsi un notevole gelato al pistilli di zafferano calpestando le pietre millenarie della via Appia. Io ci sono stata per via del Festival delle emozioni.
Così, fra le altre cose, mi è capitato di ascoltare il sociologo Vincenzo Moretti parlare dell’appagamento che dà un lavoro ben fatto, e di come lui riesce a convincere i ragazzi di Scampia che questa sia una buona idea. Ho avuto in regalo un grazioso tautogramma dallo scrittore di strada Walter Lazzarin, che gira per le strade d’Italia munito di una Olivetti Lettera 22 identica a quella su cui ho scritto per un paio di decenni (che nostalgia).

E poi: ho incontrato gli inventori di Apptripper, una piattaforma per il turismo emotivo. Ho tentato qualche passo di tango (signora, quando lei balla il tango non deve anticipare l’uomo, ma seguirlo. Ci provi: ce la può fare). E ho perfino fatto da cavia in un esperimento tra realtà virtuale e strumentazione usata per il neuromarketing.

La newsletter di cheFare

Le attività e gli articoli di cheFare nella tua mail

Ti piace cheFare?

Seguici su Facebook!

Potrebbero interessarti anche questi articoli

mentana-Open-Signorelli2

Perché Open di Mentana non va e come funziona il giornalismo digitale

L’esperimento di Bromberg-Martin spiega perché il nostro cervello vuole sapere cosa ci aspetta

9 Gennaio 2019
cloud

Per un’economia co-creativa del Web-Cloud

9 Marzo 2018