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3 Aprile 2017

Strategia Nazionale per le Aree Interne. Il futuro passa da qui

Intervista a Filippo Tantillo, coordinatore scientifico del team di supporto al Comitato nazionale per le aree interne: “La prima cosa che colpisce, muovendosi in queste aree, non è la mancanza di servizi, ma l’incapacità da parte di chi le abita di esprimere bisogni e rivendicare diritti”. Qualcosa sta cambiando: “Il tema sta tornando al centro delle riflessioni sul futuro del Paese””

Il futuro dell’Italia “interna”, quella composta da migliaia di centri “minori”, caratterizzati da un calo demografico marcato e continuo, da cui i giovani “scappano”, non può essere un tema periferico nel dibattito pubblico. In queste aree distanti dai principali centri di offerta di servizi essenziali (istruzione, salute e mobilità) vive circa un quarto della popolazione italiana.

È quell’Italia in cui i beni pubblici spesso sono malridotti, gli ospedali sono lontani, le scuole si svuotano, le persone che non vogliono scappare praticano un pendolarismo che ricorda quasi una forma di emigrazione, e i giovani preparano la valigia e cercano un altrove dove costruirsi una vita. Chi vive in queste zone avrà sempre più difficoltà concrete a rimanervi in futuro. A meno che non vengano portate avanti strategie efficaci, fatte di politica e cultura.

Ridurre la polarizzazione fra sistemi produttivi e sistemi naturali, fra società urbana e società rurale, è la via maestra da seguire per dare nuova linfa a vaste zone di territorio italiano per i quali la parola “spopolamento” non è soltanto una malaugurata prospettiva, ma un processo iniziato da tempo.

Proprio per proporre progetti di rilancio delle opportunità economiche incentrati sulla valorizzazione e riqualificazione delle risorse esistenti, e su dinamiche di scambio più virtuose che in passato con i territori più dinamici e densamente popolati, è nata la Strategia Nazionale per le Aree Interne, lanciata da Fabrizio Barca, allora ministro della Coesione territoriale. In Italia abbiamo un territorio particolarmente diversificato e il futuro non può essere delle grandi città. Le aree interne rappresentano un’opportunità, da studiare e da esplorare. L’Italia delle aree interne, ha detto in varie occasioni l’ex ministro Fabrizio Barca, è “un’Italia dove la distinzione tra Nord e Sud evapora. Palermo e Torino sono città difficilmente paragonabili, ma le Madonìe e la Val Maira hanno problemi molto simili.

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