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20 Aprile 2018

Bruce Sterling: Le città intelligenti non esistono

L’espressione smart city è interessante ma non importante, dato che nessuno si preoccupa di definirla. Smart è una fantasiosa etichetta politica usata da un’alleanza contemporanea tra urbanisti di sinistra e imprenditori tecnologici. Definirsi smart, intelligenti, è solo un modo per far apparire stupidi quelli che credono nelle forze di mercato e i nimby (not in my backyard, non nel mio cortile), quelli che si oppongono alla costruzione di opere pubbliche vicino alle loro case.

I patiti delle smart city di tutto il mondo saranno d’accordo sul fatto che Londra è una città particolarmente intelligente. Ma perché? Londra è una bestia enorme e sgraziata che vive senza sosta in uno stato di disordine irrazionale ed eccentrico. Londra è un assurdo caos urbano, ma ospita anche alcune delle migliori conferenze sulle smart city. Londra ha anche una burocrazia da grande amministrazione che usa parole come “smart city” (ne ha addirittura coniate alcune). Il linguaggio delle smart city è sempre un inglese commerciale internazionale, in qualunque città ci si trovi.

E quindi, se la cara vecchia Londra è una città intelligente – con i suoi grattacieli vuoti, le sue inquietanti telecamere di sorveglianza e le sue fognature intasate dal grasso animale – allora forse non dobbiamo preoccuparci troppo delle invenzioni di Elon Musk e di tutto l’entusiasmo che circonda l’urbanistica digitale.

Meglio ripensare al futuro delle città come a uno specchio di Roma, la città eterna dove quasi niente viene risolto dalla tecnologia, ma dove tutto cambia costantemente perché tutto rimanga com’è.

Roma e Londra sono due colossi giganteschi e intorpiditi, sopravvissuti a millenni di volenterose riforme. Entrambe fanno parte di un mondo in cui metà della popolazione vive nelle città e un altro paio di miliardi lo farà presto. La popolazione sta invecchiando velocemente, le infrastrutture si sgretolano e i cambiamenti climatici stanno prendendo il posto degli incendi, delle guerre e delle epidemie del passato. Sono questi i problemi urbani importanti. Per quanto noiosi, è su questi che bisogna concentrarsi.

Le tecnologie digitali amate dagli appassionati delle smart city sono appariscenti e fragili, alcune addirittura nocive, ma fanno già parte del patrimonio urbano. Quando installi la fibra ottica sotto i marciapiedi di una città, ottieni internet. Quando hai grattacieli e smartphone, ottieni l’ubiquità portatile. Quando scomponi uno smartphone in sensori, interruttori e radioline, ottieni l’internet delle cose. Queste noiose ma importanti trasformazioni tecnologiche si stanno diffondendo nelle città da un paio di generazioni. Sono praticamente le uniche cose che gli abitanti delle città sanno usare.

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