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18 Dicembre 2018

Chiese dismesse. La Santa Sede raccomanda nuovi usi con finalità culturali e sociali

“La dismissione e il riuso ecclesiale di chiese. Linee guida”. Si intitola così il documento della Santa Sede pubblicato il 17 dicembre 2018 sul sito del Pontificio Consiglio della cultura al fine di offrire alle comunità ecclesiali strumenti per affrontare un delicato fenomeno in continuo aumento: la riduzione ad uso profano dei luoghi di culto e la loro nuova destinazione.

Costi di gestione e manutenzione dei beni mobili e immobili, secolarizzazione avanzata e fuga dei fedeli, urbanizzazione e calo demografico nei piccoli paesi, diminuzione del clero: questo il mix che rende necessario un ripensamento della gestione del patrimonio culturale ecclesiastico, in particolare dei luoghi di culto la cui dismissione (e successiva nuova destinazione) costituisce un fenomeno in aumento e che pone non poche sfide.

Oggi più visibile in alcuni Paesi occidentali, è prevedibile che si affaccerà in tempi brevi anche in aree nelle quali è ancora sconosciuto. Ad offrire criteri e orientamenti per la gestione di questo delicato processo trasformativo è il documento “La dismissione e il riuso ecclesiale di chiese. Linee guida” pubblicato oggi in italiano e in inglese sul sito del Pontificio Consiglio della cultura, Dicastero della Santa Sede competente per la questione. Il testo è stato approvato dallo stesso Dicastero guidato dal card. Gianfranco Ravasi, e dai delegati delle Conferenze episcopali di Europa, Canada, Stati uniti d’America e Australia, a conclusione del convegno internazionale “Dio non abita più qui? Dismissione di luoghi di culto e gestione integrata dei beni culturali ecclesiastici” promosso a fine novembre alla Pontificia Università Gregoriana dal Pontificio Consiglio della cultura in collaborazione con la Conferenza episcopale italiana e l’Ateneo dei gesuiti.

Le linee guida – un’introduzione, cinque capitoli e 11 raccomandazioni finali – inquadrano il fenomeno e propongono alle comunità ecclesiali (Conferenze episcopali, diocesi, parrocchie, istituti religiosi) strumenti per affrontarlo, nella consapevolezza dell’eterogeneità delle situazioni concrete. Presupposti essenziali: la necessità di preservare le chiese dismesse da un riutilizzo improprio.

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