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14 Luglio 2019

Club Futuro racconta la vita e la storia dei club a Torino

I club a Torino – «I club hanno una funzione sociale molto forte, sono educativi, proteggono, intrattengono, emozionano». Sono parole di Super Pippo, storico promoter torinese che ha cominciato a conoscere i club negli anni ’80, oggi lavora per il Centralino e con il lavoro nei club vuole andarci in pensione, dice.

Su Club Futuro si può leggere un racconto editoriale dei club che rendono vive le notti di Torino oggi e che lo facevano negli anni ’90 e nei primi 2000, ma anche prima. I primi tre club raccontati sono Centralino, Puddhu Bar e Bunker, con interviste a promoter, gestori e fondatrici. Club futuro e gli intervistati hanno in comune la visione dei club come spazi fondamentali per le città,  che dovrebbero essere valorizzati nella loro funzione culturale e sociale, e, come dice uno degli intervistati, fare sistema.

Dalle interviste di Club Futuro su Torino e la club culture
Super Pippo, storico promoter torinese: «Il club era dove cercavi persone a te affini». E poi: «Se riesci a mischiare pubblico e generi musicali in modo grezzo, punk, come nel 2003 con l’electroclash, o con l’electro dei Justice e The Bloody Beetroots più avanti, riesci a creare nuovi modi di pensare e crei evoluzione. Cambi tutto!»

Marco Mordiglia, ex gestore del Puddhu e colonna portante del progetto The Dreamers, una delle realtà più importanti della scena drum & bass in Italia: « La drum and bass piaceva anche a chi ascoltava rock o jazz, era molto melodica, atmosferica, te la potevi ascoltare anche in macchina, alle feste invece la techno picchiava duro», ma soprattutto: «Con la morte dei piccoli medi club ammazzi la scena locale, è piuttosto semplice. Diminuisce il fermento, ci sarà sempre bisogno di posti come il Puddhu in grado di catalizzare le energie creative della città.»

Manuela Cristaldi, tra le fondatrici del Bunker, nato nel 2012 in seguito all’esperienza di rigenerazione urbana della Fabbrichetta di Via Foggia 28, come progetto temporaneo per valorizzare un’area ex industriale in disuso: «quello che stiamo facendo è un modello innovativo che dovrebbe esserci in qualunque città: quello di un privato che insieme ad altre associazioni e realtà costruisce un distretto culturale e aggregativo, facendolo dal basso»

Clicca su ‘Vai alla fonte’ per leggere le interviste, scoprire i club attivi oggi ma anche quelli che al momento sono fermi e i principali progetti artistici che li animano.

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