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13 Maggio 2019

Su Kickstarter e gli altri siti di crowdfunding rimane la memoria di tutti i flop

Riportiamo i primi paragrafi dell’articolo pubblicato da Matteo Stefanelli su Link, per leggere tutto clicca su ‘Vai alla Fonte’


Ci sono flop scritti tra le righe del modello di business, che restano visibili ed esposti a imperitura memoria: una fenomenologia del fallimento nel mondo del crowdfunding.

C’era una volta il suono assordante del flop. La sua magnitudo era enorme, in grado di propagarsi come un fungo atomico sulle ambizioni mondiali dello sviluppo culturale, economico, tecnologico. Il fallimento del lancio dello Shuttle, il fallimento de I cancelli del cielo, il fallimento di Horcynus Orca. I flop del XX secolo erano speculari all’influenza seminale dei maxi-successi globali o nazionali: tragedie simboliche e commerciali insieme, in grado definire da sole l’intensità della crisi di un progetto politico, un settore industriale, un’azienda, un leader. Oggi, invece, all’epoca delle nicchie e della polverizzazione dei successi, il fallimento è diventato – sempre specularmente – un fatto ordinario.

La rete si è rivelata il nuovo grande catalizzatore dei flop, su scala ridotta ma con diffusione costante. E l’industria che applica una specie di fordismo alla produzione di piccoli sfracelli online è quella del crowdfunding. Perché se la sharing economy è la frontiera della progressiva democratizzazione dei mercati, alle sue radici pare proprio esserci la creazione seriale di flop.

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