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28 Marzo 2019

La disuguaglianza tra città e aree interne si sconfigge con l’impresa sociale

Il centro di ricerca Tiresa del Politecnico di Milano partendo da un’inchiesta l’Espresso avvia un progetto di ricerca per sostenere la rinascita delle aree marginali d’Italia

Pubblichiamo i primi paragrafi dell’articolo pubblicato da Gloria Riva sull’Espresso. Per leggerlo tutto clicca su ‘Vai alla fonte’.


Un anno fa l’Espresso pubblicava l’inchiesta L’Economia della conoscenza sta uccidendo la nostra provincia, presentando in anteprima assoluta l’analisi di due economisti di fama internazionali, Joan Rosés, professore della London School of Economics, e Nikolaus Wolf, capo economico alla Humboldt University di Berlino. I due hanno creato un algoritmo in grado di definire in quali luoghi si sta accumulando la ricchezza, cioè le città, che hanno fatto il vuoto intorno a sé. Il nostro reportage mostrava il dilagare della diseguaglianza provocata dall’avvento dell’economia della conoscenza, che provocava l’accentramento della ricchezza in città, immerse in un mare di povertà, rappresentate dalle periferie e dalle province.

Partendo dalla nostra inchiesta il centro di ricerca sull’innovazione e la finanza sociale Tiresia, che fa capo alla School of Management del Politecnico di Milano ha avviato uno studio per cercare di trovare una soluzione contro l’espansione delle diseguaglianze, come avevamo raccontato nel nostro articolo di circa un anno fa. Se ne parlerà il prossimo primo aprile all’evento Le Origini delle disuguaglianze, l’economia della conoscenza e il ruolo di una generazione di imprese sociali al Politecnico di Milano. All’incontro, coordinato da Mario Calderini, direttore della School of Managment, ci sarà anche Joan Rosés che presenterà il libro The Economic Development of Europe’s Regions A Quantitative History since 1900, scritto a quattro mani con Nikolaus Wolf.
La soluzione alla diseguaglianza che verrà proposta dal Politecnico e che sarà poi divulgata anche al mondo della politica, consiste nello stimolare l’impresa sociale, le cooperative, le società no profit, che hanno già le caratteristiche per invertire la rotta delle diseguaglianze.

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