Almanacco > Dal web
3 Maggio 2019

Cosa succede a Firenze alla Scuola di Santa Rosa, nata dagli incontri spontanei di 2 artisti in un bistrot?

Riportiamo i primi paragrafi dell’articolo pubblicato da Santa Nastro su Artribune. Per leggerlo tutto e vedere le immagini, clicca su ‘Vai alla fonte’.


La storia dell’arte ci ha abituato all’immagine degli artisti che si ritrovavano nei caffè a parlare, lavorare, confrontarsi insieme. Dagli impressionisti, che sono stati i veri e propri cantori della vita sociale francese, alla Terrazza del caffè la sera, ad Arles, di van Gogh, fino all’arte italiana nei decenni tra anni ’50 e ’60, sono stati innumerevoli gli esempi in cui l’arte è nata e cresciuta attorno al tavolo di un caffè. In un suo splendido articolo uscito su queste colonne Laura Cherubini in ricordo di Marina Ripa di Meana racconta gli incontri tra Franco Angeli e Jack Kerouac, le cene e i momenti di socialità in cui il meglio dell’arte, del cinema, della letteratura si riunivano insieme. E da quegli incontri nascevano idee, progetti. La storia dell’arte.

LA SCUOLA DI SANTA ROSA
A Firenze, negli ultimi quattro mesi, sta accadendo qualcosa di analogo. Gli artisti Luigi Presicce e Francesco Lauretta si incontrano ogni martedì mattina al bistrot Santa Rosa, sull’omonimo Lungarno. Ogni tanto, ci raccontano, vengono raggiunti da amici dell’Accademia cittadina. Disegnano insieme, si raccontano ciò che vedono, i propri pensieri. “Una pratica semplice, apparentemente ottocentesca e fuori luogo, poco contemporanea, ma ti assicuro che aspetto quel momento con un’euforia indescrivibile”, confida Luigi Presicce. “Non dipingiamo quadri come gli impressionisti, ma ci dedichiamo a piccoli disegni, che sono tutto quello che di più spontaneo e gioioso c’è. Sono piccoli miracoli, niente che nascerebbe altrove o nella singolarità dello studio”. Questo movimento spontaneo di idee, poi diventato progetto, assumendo – per garantire una prosecuzione con momenti nobili della storia dell’arte – il nome di Scuola di Santa Rosa, lascia trasparire inoltre un bisogno, sempre più sentito dagli artisti, di ritornare dopo anni flagellati anche da un certo individualismo (non è il caso di Presicce che con le esperienze di Lu Cafausu e Brown Project Space ha sempre fatto “gruppo” con i colleghi, né di Lauretta), a parlarsi, confrontarsi e di aprirsi a nuovi fronti della cultura.

Clicca su ‘Vai alla fonte’ per continuare a leggere


Nell’immagine di copertina un particolare da una foto della Scuola di Santa Rosa sul profilo Facebook di Francesco Lauretta

La newsletter di cheFare

Le attività e gli articoli di cheFare nella tua mail

Ti piace cheFare?

Seguici su Facebook!

Questo articolo appartiene a:

Percorsi > Innovazione sociale

Potrebbero interessarti anche questi articoli

cibernetica,.comunità, ecologia sociale

Abbiamo bisogno di una cibernetica delle comunità per capire la crisi ecologica che stiamo vivendo

16 Luglio 2019
ritratto di brice coniglio, fondatore e ideatore di viadellafucina16

Che cos’è viadellafucina16

10 Luglio 2019
oggetti, laffi

Oggetti, relazioni e noi: una proposta ecologica e pedagogica per ‘salvare il pianeta’