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6 Febbraio 2020

Firma la petizione che promuove una legge per regolamentare Airbnb in Italia

L’avvento di Airbnb e piattaforme digitali simili, hanno permesso fondamentalmente due cose nelle nostre città: poter far alloggiare i turisti a prezzi molto vantaggiosi per un weekend fuori porta, e rendere la vita impossibile ai residenti che cercano casa fissa e non per le vacanze.

Con la rete internazionale SET – Sud Europa di fronte alla Turistificazione, il comitato bolognese Pensare Urbano e alla altre piccole realtà territoriali, i cittadini si stanno mobilitando contro questo sistema, a favore del diritto abitativo di chiunque.

L’appello è rivolto al Governo, che per primo dovrebbe prendersi la responsabilità della trasformazione dell’Italia in un paese affittacamere, la regolamentazione degli affitti brevi non può essere una tematica ancora trascurabile.

Solo il catalogo di Airbnb conta più di 400.000 annunci in tutt’Italia: oltre i 30.000 a Roma, 17.000 a Milano e 8.000 a Venezia. Questo fatto dimostra che chi affitta alloggi preferisce farlo a breve termine piuttosto che con un banale contratto 4+4 (o quel che sia).

Il problema speculativo è dato dalla mancanza di un quadro normativo nazionale aggiornato. Il tentativo dei deputati Nicola Pellicani e Rosa Maria Di Giorgi del Partito Democratico, con un emendamento al Decreto Milleproroghe del 29 Gennaio 2020, è volto a migliorare le poche normative già esistenti, introducendo le disposizioni che sono già state sperimentate da altre città internazionali.

Le novità principali sarebbero: garantire ai comuni la possibilità di rilasciare una licenza che stabilisca il numero massimo di concessioni annue in cui poter rendere disponibili l’immobile sulle piattaforme online, e l’inversione dell’onere della prova per chi affitta più di tre camere, così che il locatore debba dimostrare l’assenza di un’attività imprenditoriale.

“L’emendamento è momentaneamente saltato a causa dei deputati di Italia Viva, diretti da Luigi Marattin e influenzati da alcune associazioni di host,” è stato dichiarato nell’appello ufficiale.

Può sembrare assurda la mancanza di una normativa minima che regolamenti queste attività, i più privilegiati riescono infatti con questo metodo a gestire una realtà praticamente aziendale, a scapito dell’increscioso disagio abitativo che in molti sono costretti a vivere (basti come esempio la situazione milanese, dove gli affitti transitori non vengono ormai neanche registrati), eppure sembra che l’innovazione di questi portali online possa permettergli di esulare da qualsiasi normativa.

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