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6 Giugno 2015

Il confine saltato tra tempo di vita e tempo di lavoro

In un mira­bile pas­sag­gio della Mon­ta­gna incan­tata, Tho­mas Mann fa dire a un per­so­nag­gio del romanzo una frase che ricorre spesso nelle discus­sioni oziose sulla per­ce­zione del tempo: tal­volta le gior­nale, le set­ti­mane, i mesi e gli anni pas­sano veloci; altre volte un giorno sem­bra durare come un anno. Discus­sione non può essere rele­gata solo a una per­ce­zione indi­vi­duale, ma che inve­ste invece la natura stessa del legame sociale.

Il romanzo di Mann, è noto, si svolge in un sana­to­rio tra le mon­ta­gne, dove la scan­sione della gior­nata dei malati vede rigide regole e atti­vità da rispet­tare alla let­tera; una rigida agenda neces­sa­ria per man­te­nere la con­nes­sione tra un micro­co­smo auto­re­fe­ren­ziale e la realtà della città, dove tutto invece era fre­ne­tico. La mon­ta­gna può essere il luogo della sospen­sione del tempo, ma deve comun­que un nodo di una moder­nità metro­po­li­tana che ha scar­di­nato, man­dato in fran­tumi il tempo natu­rale e quello con­ven­zio­nal­mente vin­co­lato al ciclo solare del giorno.

La frase di Mann intro­duce e rias­sume bene il breve sag­gio Acce­le­ra­zione e alie­na­zione del socio­logo e filo­sofo tede­sco Hart­mut Rosa (Einaudi, 2015), che da anni si dedica a smen­tire la tesi secondo la quale la tec­no­lo­gia ha pro­vo­cato un’accelerazione sociale. Per Rosa, infatti, più che di acce­le­ra­zione sociale, biso­gne­rebbe par­lare di ride­fi­ni­zione delle con­ven­zioni sociali legate al tempo, anche’esso con­ven­zione sociale.

Salta infatti il con­fine tra tempo di vita e tempo di lavoro, per­ché il lavoro tende a mono­po­liz­zare la risorsa «tempo». È annul­lato anche l’altro ele­mento cen­trale della moder­nità, lo spa­zio, per­ché la tec­no­lo­gia con­sente la pre­senza, sep­pur vir­tuale, di uomini e donne sepa­rati da oceani e con­ti­nenti. La sud­di­vi­sione e la scan­sione della gior­nata deve lasciare il campo a altri «oro­logi», scan­diti anche essi dal lavoro, che ha la capa­cità di dise­gnare l’intera vita sociale a sua imma­gine e somi­glianza. Una situa­zione che accen­tua l’alienazione, che in que­sto sag­gio è un ter­mine che serve a qua­li­fi­care il senso di smar­ri­mento, di ansia, di acci­dia, di malin­co­nia e ina­de­gua­tezza dei sin­goli rispetto ai ritmi sociali.

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