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4 Maggio 2018

La Scuola Open Source. Accelerare il potere costituente

Verso un Gestionale per Nuove Istituzioni!

Varie voci, fra filosofia politica e sociologia, futurologia ed economia affermano che a partire dalla fine degli anni ‘70 il settore di punta della produzione di gran parte dei paesi europei e degli Stati Uniti sia transitato da un orientamento industriale ad un’economia della conoscenza, dell’informazione e dei servizi (AC, 104,105). Questo cambiamento di paradigma fu letto dai teorici dell’operaismo italiano come passaggio da un modo di produzione fordista al post-fordismo, e come conseguente indebolimento delle istituzioni che avevano caratterizzato il potere disciplinare dal XVIII sino al XX secolo.

Questo potere si manifestava in strutture architettonicamente e concettualmente chiuse: luoghi di produzione, confinamento e dressage nei quali gli individui transitavano consecutivamente nelle varie occupazioni e fasi delle loro vite. Scuole, fabbriche, carceri, ospedali, manicomi, ma anche teatri, cinema, musei e ancora: architetture moderniste standardizzate, grands ensembles, centri commerciali, aeroporti.

Il tempo e lo spazio della produzione e della riproduzione erano rigidamente codificati, tuttavia il controllo delle esistenze si esercitava, per così dire, in modo formale, non intaccava direttamente la totalità della vita individuale e collettiva. Da un altro punto di vista, quello del tecno-utopismo californiano di autori come Kevin Kelly (F, Inevitable), l’avvento di Internet, della cibernetica, degli studi sull’intelligenza artificiale e la crescente automazione del lavoro avrebbero condotto ad un’alterazione antropologica e sociale: l’utopia libertaria della network society.

Noi ci troviamo in questo Interregno conteso fra immaginari distopici ed utopici, entusiasmi accelerazionisti e depressioni psico-politiche.

É quindi necessario porsi nuovamente una domanda circa le modalità di organizzazione dell’agire collettivo: Che fare, dunque?

Cos’è una costituzione?
Il contenuto di questo articolo non è altro che l’elaborazione di una semplice analogia: scrivere un codice (informatico) significa tracciare le linee guida di una nuova costituzione, o, per dirlo in maniera sintetica:

code = law

Per comprendere appieno la portata di questa equazione, bisogna innanzitutto dedicarsi a un breve esercizio definitorio. Non tutte le norme sono strutturate come codici, e non tutti i linguaggi di programmazione sono utili a spiegare il funzionamento di una costituzione. Ciò che dobbiamo conoscere, per condurre correttamente la dimostrazione di questa analogia, è la struttura linguistica degli enunciati che compongono codici e costituzioni. Ma perché proprio una costituzione e non un altro tipo di normativa? Perché evidentemente la costituzione possiede delle caratteristiche peculiari che la rendono adatta a spiegare l’innovazione giuridica in un momento di transizione.

In primo luogo la costituzione moderna è il testo giuridico che fonda la validità di tutti le leggi nazionali, regionali o municipali (C, 16, 17).

Il secondo elemento è il fatto che “Tutte le moderne costituzioni sono nate in seguito a uno sconvolgimento più o meno violento del regime politico che le precedeva” (C, 4). E tuttavia, questo sconvolgimento (ad es. la Rivoluzione Americana e Francese) viene occultato nell’atto stesso di scrittura della norma: “[…] il soggetto dell’enunciato risulta dall’auto-eliminazione del soggetto dell’enunciazione nel gesto della scrittura […] la violenza originaria è cancellata, il consenso è nato, il diritto è auto-creato” (C, 23, 24).

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