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21 Aprile 2015

La street art come rigenerazione urbana

La street art da cultura underground e informale negli anni ’80 a vettore di rigenerazione urbana negli attuali programmi istituzionali di recupero delle periferie. In un dibattito crescente, in cui impera una retorica della bellezza, del decoro urbano, del rammendo, tra partecipazione e censura, tra riappropriazione ed esproprio, cosa resta dell’arte e della sua promessa di cambiamento?

Se negli ultimi anni l’interesse e il dibattito verso l’arte nello spazio pubblico è crescente – nella sue molteplici declinazioni di arte partecipata, partecipativa, collaborativa, engagé e quant’ altro – è la street art ad essere oggi alla ribalta.

Una forma di arte urbana che sta diventando virale, connotando gli ambienti di tutto il mondo, sviluppando una sottocultura vivace e partecipante. Difficile da definire, accoglie in sé molteplici sfumature: dal writing, ai murales, agli stencil, ai tag, alle installazioni temporanee ai flash mob.

Dal carattere amorfo e mutevole, sfuggente – molti artisti sono «senza identità» –  si ispira e si situa nello spazio urbano e soprattutto al suo margine, nelle zone al limite.
Nata come anti-capitalista e ribelle, considerata da alcuni un fastidio, da altri uno strumento per comunicare opinioni di dissenso, per innescare interrogativi, oggi la street art sembra però perdere il suo carattere informale e rivoluzionario – underground – per entrare in programmi istituzionali di rigenerazione urbana, promossa da amministrazioni, ma anche da istituzioni culturali, all’insegna dell’innovazione, diventando spesso innocuamente e pacatamente rassicurante.

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