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1 Luglio 2019

L’alternativa pratica al neoliberismo arriva da un network di pensatori americani e britannici

Per quasi mezzo secolo, la sinistra, a livello internazionale, non ha saputo offrire una politica economica.

La destra invece ha saputo farlo con una dottrina basata su privatizzazioni, deregulation, diminuzione delle tasse per le imprese e per i ricchi, più potere ai datori di lavoro e meno ai lavoratori. Sono queste le politiche che hanno rinforzato e diffuso il capitalismo.
L’approccio economico delle sinistre ha semplicemente reagito a tutto questo, cercando di resistere, senza successo, ai cambiamenti e con uno sguardo al passato spesso nostalgico.

Marx e Keynes hanno continuato a dominare l’immaginario economico di sinistra, nonostante siano morti il primo nel 1883, il secondo nel 1946.
Nel frattempo le destre hanno dipinto qualsiasi alternativa al neoliberismo come una fantasia priva di qualsiasi valore pratico. Eppure, il sistema neoliberista ha iniziato a scricchiolare. Non produce maggiore prosperità ma stagnazione e povertà, crisi bancarie, populismo e un’imminente catastrofe climatica.

L’idea che serva un sistema economico diverso è sempre più diffusa e la crisi del 2008 ha mostrato l’infondatezza di due dogmi: il capitalismo non è infallibile e non è vero nemmeno che i governi non possano fare delle scelte capaci di modificare il funzionamento dell’economia.

Si è aperto un grande spazio politico, e in due Paesi capitalisti come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna un network emergente di pensatori, attivisti e politici sta afferrando questa opportunità.

Sul Guardian il giornalista e scrittore Andy Beckett ha pubblicato un articolo approfondito per raccontare questa rete e quello che sta facendo.

Clicca su ‘Vai alla fonte’ per leggere l’articolo.

 

 

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