Almanacco > Dal web
11 Luglio 2019

Libra: il marchio coloniale sull’innovazione

Riprendiamo i primi paragrafi dell’articolo su Libra, la nuova cryptovaluta di Facebook, scritto da Marco Liberatore (Gruppo Ippolita) per il manifesto del 10 luglio 2019. Per leggerlo tutto clicca su ‘Vai alla fonte’.

Ora che tutti hanno appreso dalla stampa ogni genere di informazione riguardo le specificità e funzionamento di Libra, la nuova cryptovaluta di Facebook, possiamo osare qualche considerazione politica.

Prima di tutto va evidenziato che ci troviamo di fronte a un caso molto particolare. La Libra Association, fondazione ironicamente no-profit che gestirà la valuta, svolgerà le funzioni di Stato (garanzia sulla proprietà), di zecca (“stampa” della moneta), di banca (deposito), di garante (niente speculazione o inflazione) e di intermediario finanziario. Tutto in uno, tutto centralizzato.

Questa dinamica disruptive è quella tipica che abbiamo imparato a riconoscere osservando le derive della sharing economy, ossia la strategia iperaggressiva di chi, forte di una innovazione tecnologica, irrompe in un settore pre-esistente, solitamente regolato con precisione, promettendo agli utenti di ottenere lo stesso servizio più rapidamente, a costi inferiori e senza noie burocratiche.

In questo caso Libra appare disruptive sia nei confronti di Stati e banche che delle tradizionali criptovalute (anche se questo non ha impedito di avere comunque un effetto di traino sulle quotazioni di Bitcoin, Ethereum e altri).

Questo perché la nuova moneta si propone come facilmente utilizzabile e accessibile a tutti, cosa che non sempre si può dire per le criptovalute tradizionali. Inoltre la dichiarata centralità dell’iniziativa se da un lato serve a tranquillizzare l’utente medio che ha apparentemente bisogno di un’autorità cui rivolgersi, pena perdere l’orientamento, dall’altro lato è chiaramente un arretramento rispetto alle funzionalità teoricamente orizzontali e decentralizzate di una comune blockchain.

Per continuare a leggere clicca su ‘Vai alla fonte’


In copertina la moneta da 2 dollari e mezzo del 1908, con la testa d’indiano sovrastata dal motto ‘Liberty’. Da Wikimedia Commons

La newsletter di cheFare

Le attività e gli articoli di cheFare nella tua mail

Ti piace cheFare?

Seguici su Facebook!

Questo articolo appartiene a:

Percorsi > Sharing economy

Potrebbero interessarti anche questi articoli

Edoardo Montenegro, Betwyll

Che cos’è Betwyll

2 Luglio 2019
Simone Robutti racconta a cheFare che cos'è la piattaforma per sviluppatori Gambe.ro

Che cos’è Gambe.ro

25 Giugno 2019
illusione crescita pilling felicità

Crescita, felicità e ambiente potrebbero coesistere se per misurare la ricchezza usassimo parametri diversi dal PIL

8 Maggio 2019