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5 Giugno 2019

A Madrid le biblioteche fanno comunità

Sul Giornale dell’Architettura Sergio Martìn Blas racconta le strategie di rigenerazione urbana nella capitale spagnola realizzate attraverso un triplice concorso per biblioteche comunali in quartieri periferici. 
Riportiamo i primi paragrafi dell’articolo, per leggerlo tutto clicca su ‘Vai alla fonte’.


Il recente concorso di progettazione per tre biblioteche comunali offre un’occasione eccezionale per misurare i cambiamenti recenti delle politiche urbane e della cultura architettonica nella capitale spagnola. Il più generale tra questi è il dichiarato passaggio dalle grandi espansioni urbane e i progetti promossi “dall’alto”, come l’emblematico Madrid Rio o i cosiddetti PAU (Programa de Actuación Urbanística), alle azioni misurate di riqualificazione a scala di quartiere, che rispondono a domande locali e a processi di partecipazione sociale. Infatti, la scelta delle localizzazioni per le nuove biblioteche deriva da una ricerca avviata nel 2016, in cui sono stati segnalati tre quartieri periferici di recente sviluppo con un deficit di servizi: Las Tablas e Montecarmelo a Nord, e Butarque nel distretto di Villaverde a Sud. Quartieri relativamente isolati, dalle basse densità abitative (meno di 35 abitazioni per ettaro) e privi di qualità urbana e architettonica, nei quali si vuole introdurre un senso d’identità e appartenenza attraverso i nuovi interventi pubblici.

Le biblioteche si presentano, quindi, come occasioni per produrre segni riconoscibili attraverso l’innovazione formale e programmatica. Esse sono concepite non più come spazi protetti per il silenzio e la conservazione di fondi bibliografici, bensì come centri di vita sociale e culturale per le comunità locali. Si capisce allora il valore fondamentale dei processi di partecipazione che hanno coinvolto gli abitanti dei quartieri nella definizione delle domande funzionali, spaziali e materiali raccolte nel bando, che non ha risparmiato nessuna delle buone intenzioni delle politiche urbane contemporanee: efficenza energetica, uguaglianza di genere, autogestione, spazio pubblico inclusivo, ecc. Ma le intenzioni dichiarate e pubblicizzate dalla Municipalità, insieme alle premesse di partecipazione e alla svolta verso i piccoli interventi, sembrano sfumare se consideriamo come i grandi progetti “dall’alto” hanno trovato una continuità di fondo nella città, rilevabile in casi come le trasformazioni della Plaza de España e del Mercado di Legazpi, o l’operazione Chamartín.

Gli esiti del concorso
Le proposte premiate o menzionate dalla giuria del concorso tra i 334 partecipanti (!) manifestano tendenze altrettanto riconoscibili, nonostante la loro apparente diversità. Ricerca sulla piccola scala e la frammentazione, variazioni su sistemi modulari, rassicuranti evocazioni pop, enfasi nella definizione formale di elementi mobili e congegni in risposta alle domande di flessibilità, evocazioni e metafore collegate al verde (giardini, orti, paesaggi), alle reti immateriali e ai giochi, alla domesticità, sono alcuni dei temi che attraversano i progetti e permettono di capire le loro contraddizioni.

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Nell’immagine di copertina il nucleo urbano Montecarmelo a Madrid, da Wikimedia Commons

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