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10 Novembre 2018

Rione Sanità, Vaticano contro Chiesa

C’ è un quartiere di Napoli dove la vita è più dura e certe volte perfino crudele, come può esserlo solo nelle periferie di Napoli e in quei veri e propri paesoni popolari incastonati nelle strade del centro, piccole, brulicanti città nascoste nella città più grande. Nel Rione Sanità, intorno a padre Antonio Loffredo e ai suoi ragazzi, è fiorita in dieci anni una singolare esperienza di solidarietà, impegno civile e nuovo umanesimo, ben più fragorosa dei colpi secchi delle pistole. L’isolamento è finito. La camorra spara ancora e uccide, ma non è più signora assoluta di vita e di morte. Oggi questa storia parla a tutti, non solo al Rione.

Può ben dirlo “ Repubblica”, che ha accompagnato fin dalla nascita, raccontandolo, lo sforzo esemplare di dare un futuro concreto e dignitoso ai giovani della cooperativa “ La Paranza”, impegnati come guide turistiche e promotori culturali nelle Catacombe di San Gennaro e San Gaudioso. Lavoro vero secondo un modello cooperativo, non “ assistenzialismo” come spesso, dispregiativamente, si usa dire quando si parla del nostro Mezzogiorno. Reddito minimo garantito: ma dalla fatica.

Sorretto da personalità illuminate come Ernesto Albanese – un imprenditore segnato dalla perdita del padre in una rapina eppure tanto più vicino alla sua Napoli -; accompagnato da tanti intellettuali e artisti generosi, il “ modello Sanità” rappresenta una speranza per chi non si rassegna e non fugge di fronte alla criminalità e al deserto dell’economia. Non bisogna per forza andarsene, c’è un destino possibile anche qui. Molti giovani perduti si sono ritrovati.

La “Chiesa degli ultimi”, quella di don Loffredo, padre Alex Zanotelli e numerosi altri religiosi, non si è girata dall’altra parte. Ha immerso le mani in questa materia incandescente, dove la politica non sa e forse non vuole più metterle. Ha ascoltato, studiato, riflettuto e agito per il bene collettivo, senza aspettare e senza chiedere, semplicemente rimboccandosi le maniche.

Le Catacombe sono oggi una realtà solida, che offre un impiego a cinquanta giovani. Intorno a questa esperienza ne germogliano tante altre ogni giorno, il teatro della Sanità, una casa editrice, la cura per le aree verdi, il restauro di antichi monumenti, i progetti urbanistici, insomma le mille attività per divulgare la storia, l’arte e le tradizioni di un Rione, che sta ritrovando identità e orgoglio. La resistenza è un processo lungo e certo potrebbe essere fiaccata. Nulla è scontato. Ora che le Catacombe sono una realtà solida che produce guadagno e occupazione, piomba la richiesta del Vaticano di riscuotere la metà degli incassi sui biglietti, una cifra pari a circa 700mila euro.

Un colpo così duro sarebbe fatale non solo per le Catacombe, ma per l’intero quartiere. Fa male vedere che le Chiese sono due, inconciliabili, una dalla parte di chi vive nel disagio e l’altra che si presenta con il volto inflessibile dell’esattore. Eppure di questa richiesta – come ha raccontato per prima su queste pagine Conchita Sannino e, dopo, altri – si è fatto portavoce l’altro giorno monsignor Gianfranco Ravasi, incontrando a Napoli il cardinale Crescenzio Sepe, che era riuscito finora, con un silenzioso lavoro diplomatico, a frenare le richieste del Vaticano accompagnando l’esperienza della Sanità.

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