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12 Settembre 2016

Nella città futura: le residenze d’artista di Dolomiti Contemporanee

«Qualsiasi tipo di ricerca può essere assimilata in metafora a un processo di tipo verticistico. Si vuole trovare un senso, quindi si anela a una vetta».

Incontriamo Gianluca D’Incà Levis nella sua abitazione, una delle 263 ville unifamiliari dell’ex Villaggio Sociale Eni di Borca di Cadore, in provincia di Belluno, voluto negli anni 50 da Enrico Mattei per i dipendenti dell’Ente Nazionale Idrocarburi e che dal 2014, da luglio a settembre, ospita Progettoborca: un cantiere attivo in cui gli artisti sono parte di un laboratorio aperto capace di riattivare immaginari e visioni, intorno e a partire dal paesaggio dolomitico.

Immerso in un bosco che si estende lungo 125 ettari, il Villaggio ospita uno dei più visionari progetti architettonici e culturali del ’900. Qui Gianluca è approdato nel 2014 con il suo programma Dolomiti Contemporanee, avviato nel 2011 per offrire, attraverso l’arte contemporanea, una nuova identità e costruire nuove narrazioni intorno ad alcuni siti abbandonati, dislocati nel multiforme territorio delle Dolomiti, patrimonio dell’Unesco.

Dopo aver studiato architettura allo IUAV, ha aperto un suo studio ma ben presto ha capito che quella non poteva essere la sua strada. Non riusciva a restare chiuso all’interno di recinti ben de niti e all’età di 34 anni si è avvicinato all’alpinismo, un’esperienza che può essere totalizzante perché non è una semplice pratica sportiva ma è prima di tutto una questione mentale. Può sembrare curioso ma è proprio da qui, da questa vicenda esistenziale che nasce Dolomiti Contemporanee: un programma di residenze d’artista che agisce sui luoghi, attivando “cantieri” più che spazi espositivi, dove le opere giacciono inerti e isolate.

È subito chiaro che non siamo di fronte a un curatore canonico. Parlando con lui osserviamo che la sua idea di arte viene direttamente dall’arrampicata. C’è una connessione forte tra la pratica artistica e lo scalare. «Dolomiti Contemporanee può essere letto come un processo di arrampicata culturale», ci racconta D’Incà Levis, «L’arrampicata è una ricerca, si tende a una vet- ta ma quel che conta non è l’arrivo, piuttosto i percorsi che si intraprendono, le vie aperte e i tentativi del corpo che si muove e conquista lo spazio, il rapporto tra pieno e vuoto, tra vita e morte. Ecco, a meno che uno non voglia mettere l’opera su un piedistallo, anche per l’artista il processo è l’elemento motivazionale principale.

L’artista deve cercare, a volte non sa nemmeno cosa, e arriva ai diversi approdi per gradi. Così come l’alpinista. La ricerca è un fattore essenziale per chiunque creda nel valore fondativo della cultura nell’ambito dell’esperienza umana». In questi anni D’Incà Levis ha coinvolto centina- ia di artisti, mettendoli a confronto e creando connessioni con tutti gli altri saperi, a favore della circolarità dei linguaggi. Ha invitato pensatori, industriali, filosofi, curatori, critici, musicisti che hanno vissuto le residenze insieme agli artisti. «Se vuoi rigenerare un grande sito, come questo di Borca di Cadore, ma anche alcune fabbriche in cui abbiamo operato, non puoi utilizzare un solo usso», ci racconta.

«Ognuno di questi luoghi deve diventare un acceleratore di particelle psichiche», prosegue, «Dove l’arte è una delle tecniche che l’uomo usa per esplorare. Ma poi c’è l’alpinismo, la scienza, la filosofia… Tutto questo deve entrare nel processo attivato da Dolomiti Contemporanee». E il Progettoborca è l’occasione ideale per metterlo in moto. Prima di approfondirlo, vale la pena di fare un passo indietro e rievocare la storia del Villaggio Eni. La struttura, progettata da Edoardo Gellner, oltre alle ville unifamiliari, comprende un albergo, un residence, un campeggio a capanne, una chiesa ideata con Carlo Scarpa, e una Colonia che no ai primi anni 90 ha ospitato 600 bambini ogni due settimane.

Rilevato nel 2001 da Mi.no.ter del gruppo Cualbu, è stato recuperato con l’iniziale collaborazione dello stesso Gellner per un’ampia operazione immobiliare. La Colonia è stata a data a D’Incà Levis per il suo programma di residenze, con la convinzione che fosse essenziale riattivare questo luogo dimenticato, non solo dal punto di vista architettonico, ma attraverso la ricostruzione di un’identità prima di tutto culturale. Qui gli artisti si cimentano con le architetture di Gellner, straordinarie sperimentazioni dal punto di vista formale, spaziale, materiale e tecnico, operate con le più grandi aziende italiane del settore. Ma non possono evitare di stabilire un contatto con la montagna. E l’intento principale di Gianluca è quello di uscire dagli stereotipi che ingabbiano il paesaggio montano, per considerarlo da nuovi punti di vista, che ogni volta vanno inventati.

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