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26 Marzo 2019

Per Jeffrey Schnapp l’Italia ripartirà con modelli sociali nati dalle innovazioni culturali

Riportiamo i primi paragrafi dell’articolo di Paolo Bricco pubblicato sul Sole 24 Ore di lunedì 25 marzo. Per leggerlo tutto clicca su ‘Vai alla fonte’.


Tra i primi libri della storia a vivere dell’intima connessione e del dialogo fra parola e immagine, fra pensiero e forma estetica c’è la Divina Commedia, in particolar modo il Paradiso, i cui canti centrali sono stati composti da Dante pensando ai mosaici della basilica di Sant’Apollinare in Classe, ammirati durante l’esilio a Ravenna. Ogni manoscritto miniato è un oggetto multimediale. La cultura occidentale in generale e quella italiana in particolare hanno una naturale propensione a fare dialogare cultura letteraria, cultura visiva e tecnica. La rivoluzione dell’informatica sta intensificando questo dialogo sotto condizioni nuove. Da noi negli Stati Uniti, ma anche da voi in Europa. In Italia, molti settori della società dimostrano però una difficoltà a vivere pienamente questo spirito del nostro tempo. Non basta essere consumatori accaniti della tecnologia».

Jeffrey Schnapp, 64 anni, è il direttore del metaLAB di Harvard, uno dei principali centri di ricerca internazionali in cui si prova a integrare cultura umanistica e dimensione digitale e ad operare sul profilo più avanzato e innovativo del design: “Design del sapere”, lo definisce lui stesso. Jeffrey e io siamo a Milano alla Cucina del Toro, a cinquanta metri da Via Dante e dall’American Bookstore, in un giorno di marzo che sembra giugno inoltrato. Dice Schnapp: «Occorre vivere la tecnologia da dentro: nei suoi meccanismi, nei suoi linguaggi e nelle sue tendenze. Nel vostro Paese non è sempre così. Non è così fra gli intellettuali, molti dei quali rimangono asserragliati nella torre d’avorio della cultura puramente umanistica. Non è così per troppi imprenditori, che nel design e nella moda rischiano di non declinare in senso pienamente contemporaneo la nuova connessione fra tecnica, industria ed estetica».

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Immagine di copertina di Brett Hartman, da Flickr

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