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28 Febbraio 2019

Smartphone e social peggiorano la qualità della vita o è solo allarmismo?

Pubblichiamo i primi paragrafi dell’intervista di Andrea Signorelli a Giovanni Boccia Artieri sul rapporto tra smartphone, social media, nuove tecnologie e qualità della vita pubblicato su Macchine Volanti. Per leggere tutto l’articolo clicca su ‘Vai alla fonte’.


Generano dipendenza, causano la radicalizzazione della società e ci rendono persone sempre più superficiali. Queste sono le accuse più comuni che smartphone e social network hanno ricevuto nel corso degli anni, trasformando due delle più importanti innovazioni della nostra epoca nel nemico pubblico numero uno. Ma la situazione è davvero così negativa?

“Queste critiche vengono fatte ogni volta che si assiste all’introduzione di nuove tecnologie trasformative”, racconta a Le Macchine Volanti Giovanni Boccia Artieri, docente di Sociologia dei Media Digitali all’Università di Urbino. “Già con la diffusione della stampa si era assistito a qualcosa di simile, perché si temeva che il successo della letteratura romantica avrebbe causato una maggiore superficialità. Lo stesso vale per la televisione, che ha sicuramente prodotto intrattenimento, ma ha avuto anche un’importante funzione culturale. Non bisogna tenere conto solo dei microfenomeni che osserviamo adesso, ma analizzare tutto sul lungo periodo”.

Quindi non è vero, come viene spesso detto, che lo smartphone mina la nostra capacità di concentrarci e scoraggia l’approfondimento?

Cambia sicuramente il modo che abbiamo di approcciare la conoscenza. Se ci troviamo in mobilità, useremo modalità informative che sono più legate a esigenze istantanee e momentanee: per dare un’occhiata ai titoli mentre aspettiamo che arrivi l’autobus, oppure per vedere chi è il regista del film di cui stiamo parlando con gli amici. Lo smartphone è uno strumento, dipende tutto da come lo utilizziamo e in che momento. Se ci troviamo su un social network, è inevitabile che i contenuti siano più frammentati, meno gerarchizzati e più sintetici; dandoci comunque la possibilità di approfondire quando vogliamo.

Se invece pensiamo ai longform (articoli molto lunghi e approfonditi che richiedono tempo per la loro lettura), è un formato che è stato reintrodotto proprio negli ultimi anni. Nell’epoca della rapidità e della frammentazione riemerge una forma che è invece propria della riflessione lunga. Ovviamente, non abbiamo bisogno solo di riflessioni approfondite: in altri casi ci servono invece informazioni di superficie, che non significa superficiali ma di sintesi, in grado di sollecitare la nostra attenzione.

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