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2 Ottobre 2015

Spazi di comunione: Macao

Una volta mi è capitato di trovarmi in una conversazione con un tipo che cercava di spiegarmi candidamente perché “non gli piaceva la musica”. Quando ho sentito pronunciare questa frase—”non mi piace la musica”—ho provato a darmi delle spiegazioni, e ho concluso che un pensiero del genere può essere formulato solo da chi per educazione/cultura/scelta personale vive la musica come un’esperienza superflua e nel migliore dei casi di decoro, qualcosa che va ad addossarsi alla sua già complessa quotidianità, su cui perciò non vale la pena investire troppi neuroni. Questo ragionamento è una presa di posizione che, nostro malgrado, riguarda almeno la metà delle persone che ci circondano in metro la mattina, e l’estensione della stessa a un contesto di collettività urbana è il piatto su cui mangia l’intera industria della musica, e dell’intrattenimento ad essa legato. Questa industria si appoggia sull’indifferenza collettiva nei confronti del prodotto—in questo caso musicale—offerto e mercificato come bene materiale, e la possibilità di fruire di luoghi fisici in cui far avvenire questo scambio, che più delle volte sono proprio i luoghi della “vita notturna”.

Senza stare a specificare le ovvie differenze di natura logistico-formale di concerti, serate, performance audiovisive, festival e quant’altro, il punto è che quale che sia la città a cui facciamo riferimento, in Italia, interessarsi di musica nella sua accezione più profonda e costruttiva, significa doversi interfacciare con tessuto sociale indottrinato ad apparire, che eleva più o meno inconsapevolmente la cultura dell’immagine a modello strutturante di vita. Questo escludendo la lobotomizzazione sempre più dilagante, per cui a molti, semplicemente, “non piace la musica”.

Nello specifico, quando si parla di eventi serali, cercare un contatto alchemico tra musica, ambiente e pubblico è priorità di pochi, e nel migliore dei casi ognuno tende a interiorizzare la propria esperienza e a farne giustamente tesoro. Sempre nell’idilliaca ipotesi in cui al dato evento non ci sia di mezzo Posermag.

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