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29 Novembre 2018

Spazi dismessi: quali nuovi usi per le chiese abbandonate?

Diocesi e ordini si trovano nella necessità di alienare i propri luoghi di culto. Il loro riutilizzo, tra desacralizzazione e dissacrazione, è ormai un tema urgente.
Oggi e domani un convegno sul tema dal titolo “Dio non abita più qui? Dismissione di luoghi di culto e gestione integrata dei beni culturali ecclesiastici” 

In occasione dell’Anno europeo del Patrimonio culturale 2018 il Pontificio Consiglio della Cultura organizza il 29 e 30 novembre presso l’Aula Magna della Pontificia Università Gregoriana il convegno “Dio non abita più qui? Dismissione di luoghi di culto e gestione integrata dei beni culturali ecclesiastici”, i cui temi sono introdotti in questa pagina dal cardinale Gianfranco Ravasi.
Il programma è articolato nelle due giornate. Nella prima verrà affrontato il grave e urgente problema della dismissione di chiese e della loro nuova destinazione. Nella seconda giornata l’attenzione sarà rivolta alla gestione e valorizzazione del patrimonio culturale ecclesiastico come un aspetto della attività pastorale delle diocesi. I pomeriggi sono riservati ai delegati delle conferenze episcopali di Europa, America settentrionale e Oceania, che presenteranno le esperienze nazionali su questo tema. Questi paesi infatti presentano condizioni sociali molto simili e sono accomunati da problematiche analoghe nella gestione del patrimonio culturale.

È uno dei monumenti più celebri e visitati di Roma. Paradossalmente potremmo assumerlo a emblema del tema di questo convegno, sia pure in senso inverso. Si tratta del Pantheon, vero e proprio simbolo, già nel nome, della religione romana imperiale nell’epoca del suo maggior splendore, con l’imperatore Augusto (a erigerlo nel 27 a.C. fu suo genero Marco Vipsanio Agrippa). Ripetutamente restaurato e ripristinato da Domiziano, Traiano, Adriano, Antonino Pio, Settimio Severo e Caracalla, accoglieva nel suo grembo la celebrazione del politeismo classico, tipico di una società aperta e inclusiva che ammetteva anche stranieri e, proprio per questo, secondo Tacito, era perdurata per secoli nella sua potenza, a differenza delle “esclusive” Atene e Sparta. Ebbene, nel 608 l’imperatore bizantino Foca dismise il Pantheon cedendolo a papa Bonifacio IV che lo adattò al riuso cristiano, dedicandolo a Maria e a tutti i martiri, donde il titolo di Santa Maria ad Martyres. Da quel momento fino ai nostri giorni i papi lo costellarono di segni, simboli e arredi cristiani, e ancor oggi, sia pure con l’ampia parentesi delle visite turistiche, continuano le sue liturgie, come posso personalmente attestare, celebrando ogni anno il solenne pontificale di san Giuseppe, patrono della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon.

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