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12 Febbraio 2020

Strane questioni romane: il teatro tra ribassi e milleproroghe

Uno si distrae un attimo, e non capisce più niente. Che succede?

Gennaio ha visto i teatranti a testa bassa, tutti impegnati a compilare la fatidica domanda per il Ministero. Un’impresa per chi non è allenato o superstrutturato, una maratona complicata, complicatissima, eppure essenziale. Ma intanto girano notizie strane, sorprendenti, anche preoccupanti.

La prima è l’assegnazione dei cosiddetti Teatri in Comune, gli ex teatri di Cintura di Roma (in particolare il Teatro di Villa Pamphilij, il Teatro Biblioteca Quarticciolo e il Teatro di Tor Bella Monaca).

Ora – scrivo “per sentito dire”, il comunicato ufficiale del Teatro di Roma non specifica nulla in proposito – sembra che i primi due spazi siano stati assegnati, dopo una articolata procedura bando, seguendo un criterio piuttosto curioso. Dopo aver valutato i progetti consegnati dai concorrenti alla direzione, i suddetti teatri sono stati affidati in base al criterio del “massimo ribasso”.

Con tutto il rispetto per chi ha vinto e chi ha perso, non è questo l’importante – e anzi auguriamo tutto il bene ai futuri gestori – se da un lato è prezioso che l’incarico sia triennale (fino al 2022), stona mettere in secondo piano la qualità del progetto a favore di un criterio economico-gestionale così inadatto alla produzione teatrale come il “ribasso”.  Criterio legittimo, per carità!, e anzi previsto e prevedibile. Ma si rischia, almeno a me così sembra, di valutare una direzione artistica come una fornitura qualsiasi.

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