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6 Febbraio 2017

Xhurches: un sito cataloga le chiese sconsacrate riutilizzate per altre attività

«Le chiese sconsacrate sono per me luoghi molto particolari, hanno un richiamo a più voci: la vita sacra, la rinascita, la vita profana. In Italia esistono centinaia, forse migliaia di chiese sconsacrate, sparse per tutto il paese. Molte si trovano in stato di abbandono, spesso dimenticate. Negli ultimi anni però, si è sempre più diffusa una politica di recupero e di riadattamento degli ex luoghi sacri per adibirli ad un nuovo utilizzo. Ciò che sorprende è la grande varietà delle destinazioni d’uso: le più disparate, le più impensabili. Il mio progetto è iniziato proprio da qui: documentare i luoghi a partire dalla loro nuova identità e dalla loro nuova vita».

Queste parole sono di Andrea Di Martino, fotografo che vive e lavora a Milano e che con il suo progetto The Mass is ended (La messa è finita) ha documentato dal 2008 al 2013 decine di chiese sconsacrate sparse in tutta Italia e riutilizzate per altre attività (un teatro, una sala conferenze, una biblioteca, un negozio di vini, l’atelier di un artista, persino un’autofficina) vincendo due importanti riconoscimenti, il Premio Ponchielli e l’Authors in Selection della biennale di fotografia delle Tenerife.

Non è un mistero che l’Europa stia diventando sempre più laica e il fenomeno, oltre a interessare la sfera spirituale, quella sociale e, per riflesso, pure legislativa (vedi le tante polemiche sui crocifissi e le canzoni di Natale nelle scuole, i “burkini” sulle spiagge), influisce anche sugli spazi urbani.

Come Di Martino ha portato all’attenzione del grande pubblico attraverso le sue foto, infatti, le chiese sconsacrate sono sempre di più, e negli ultimi tempi i media hanno cominciato ad interrogarsi e a puntare il dito sulla questione, soprattutto quando il riutilizzo dei luoghi un tempo sacri urta la sensibilità di qualcuno. Lo stesso progetto di Di Martino, ospitato nel 2011 in una delle famigerate “gallery” di Repubblica, rimbalzò su diversi siti cattolici scatenando molti commenti, non sulle foto in sé ma sulla tristezza di vedere attività profane e registratori di cassa là dove un tempo si celebravano le messe.

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