Il critico e curatore Marco Mancuso intervista Giorgia Lupi, artista, information designer e autrice. È lei ad aver coniato l'espressione 'data humanism' per contribuire a «un nuovo rinascimento che metta in questione l'impersonalità di un approccio ai dati meramente tecnologico». Con i suoi lavori, Giorgia Lupi sfata il mito dell'oggettività e infallibilità dei dati.

I dati non sono solo numeri. Alcune “carissime domande” a Giorgia Lupi

Quando sono ormai le sette e mezza di sera, la sala centrale di BASE Milano è stracolma di gente. E ne continua ad arrivare. Tutti qui, per vedere un incontro sul data visualization: penso, beh i tempi stanno finalmente cambiando anche in Italia e in questo, Meet The Media Guru, ha contribuito in modo importante nel corso degli ultimi 10 anni. Al contempo penso che, al di là del grande lavoro di Maria Grazia Mattei e del suo staff, è evidente che l’ospite in questione non sia una designer tra le più comuni: e sicuramente, Giorgia Lupi non lo è.

Giorgia Lupi ama definirsi una “information designer”: con la sua azienda Accurat, lavora nel campo della visualizzazione dei dati. Per aziende, organizzazioni, progetti culturali e artistici di vario tipo. Ciò che caratterizza il lavoro di Giorgia, che ha inevitabilmente attratto la mia attenzione, è l’equilibrio quasi magico tra digitale e analogico che governa il suo lavoro. Dati complessi catturati mediante algoritmi e sistemi di “machine learning”, accompagnati da una – apparentemente semplice – visualizzazione mediante carta e penna. Colori e forme quasi infantili, che sembrano riflettere la fisicità di Giorgia, disegnati con cura e attenzione quasi maniacali nella loro corrispondenza al singolo dato, ma la cui risultante è pura poesia.

Ti interessa il rapporto tra dati e società? Il bando Open Data per la Cultura 2017 offre fino a 1.500 euro per rappresentazioni visionarie dei dati sulla cultura. Si può partecipare fino al 24 agosto.

O magia, perché sia nella presentazione a cui ho potuto assistere il giorno prima presso ACIN (Accenture Customer Innovation Network), il nuovo hub milanese (integrato in una rete globale con poli a Bangalore, Manila e Singapore) per l’open innovation guidato da Accenture e dedicato ai mondi del retail, della moda e dei beni di consumo, che nella presentazione a BASE di settimana scorsa, la vera domanda che sorge spontanea è: come è possibile disegnare a mano un dato effimero, un numero, un valore in modo così preciso e meraviglioso?

Ma il tecnicismo non è tutto, anzi: la vera magia di Giorgia Lupi è quella di rendere l’aspetto tecnico, meno interessante della poetica che lo sottende. O comunque, meno presente. Cosa che, ne converrete, ha più i crismi del mondo dell’arte rispetto a quello del design: per lo meno, seguendo quelle divisioni disciplinari che oggi non hanno più senso di esistere. Giorgia usa infatti la tecnica per raccontare la vita: utilizza il digitale per narrare il reale. Lo ha definito Data Humanism, la capacità cioè di associare i dati alle persone che li generano, ai loro comportamenti e abitudini: il dato come elemento di storytelling, rappresentabile con una componente fortemente creativa, di impatto immediato, come il disegno. Questo può valere per visualizzare e interpretare il database di Amazon (Amazon’s Data Come To Life, per la Fast Company Innovation by Design Awards Conference), in una consulenza per IBM, per un progetto artistico come la collaborazione con la musicista Kaki King (A Dialogue between Four Hands), o nell’ambito di un progetto di vita molto personale come il bellissimo Dear Data.

Leggi l’intera intervista su Digicult cliccando sul pulsante azzurro ‘Vai all’articolo’.


Nell’immagine un dettaglio di A Dialogue between Four Hands, un’esplorazione multimediale del ruolo dei dati nella nostra vita di Giorgia Lupi e Kaki King

Altri titoli di interesse