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12 Aprile 2017

Il lancio del Disobedience Award del Mit di Boston apre la discussione attorno a cosa è la disobbedienza e a cosa significa trasgredire. Se nella Disobbedienza il focus cade sull'ordine a cui opporsi, nella trasgressione vi è l'attraversare fino a spostare le carte in tavola.

Disobedience Award: disobbedienza vs trasgressione

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È di pochi giorni fa il lancio del Disobedience Award da parte del Media Lab del MIT di Boston. Il premio, su segnalazione popolare e selezione da esperti, assegnerà 250mila dollari ad una una persona che sia esempio vivente di come atti di disobbedienza civile abbiano portato beneficio alla società, sostenendo i principi di non-violenza, creatività, coraggio e assunzione di responsabilità per le proprie azioni.

Il Disobedience Award rappresenta una continuità rispetto alle strategie del MIT

È apparentemente peculiare, per una istituzione come il MIT, occuparsi di Disobbedienza. Invece, è in perfetta sintonia con l’operato di Joichi “Joi” Ito, direttore del Media Lab del MIT, già Chairman di Creative Commons e imprenditore seriale capace di prendere parte ad alcune delle più grandi operazioni del Web.

Joi Ito non è nuovo al tema. Già nel 2014 dimostrava pubblicamente il proprio interesse per l’“antidisciplinarietà”, ovvero quella attitudine a non incasellarsi all’interno di una particolare disciplina, o anche all’unione di discipline differenti. Ma, piuttosto, a fondare nuovi linguaggi, architetture e metodi.

Nel 2016 questo ha portato alla creazione di JoDS, il Journal of Design and Sciences. Usando le parole dall’introduzione, il JoDS “cattura l’ethos antidisciplinare del MIT Media Lab, aprendo nuove connessioni tra scienza e design, incoraggiando i discorsi che rompano le barriere tra le discipline accademiche classiche.”

Ma se questi elementi ci chiariscono come l’iniziativa del Disobedience Award rappresenti una continuità rispetto alle strategie del MIT, non ci dice nulla riguardo al perché. Disobbedienza, nel senso di Disobbedienza Civile, è un termine che ha origine nel noto saggio di Thoreau, e che ha trovato il suo sfogo naturale negli Stati Uniti degli anni ’60 e ’70, quelli della contestazione, della rivoluzione, delle manifestazioni contro la Guerra del Vietnam. Da allora, Disobbedienza (Civile) è stata una delle parole-simbolo della rivolta intelligente, intellettuale, impegnata.

Analizziamola. Obbedire. Ob, dinnanzi. Udire, prestare ascolto. Obbedienza: mettere avanti ciò che dicono gli altri, eseguire gli altrui comandamenti, sottomettersi al volere altrui. E, di conseguenza, Dis-obbedire: non eseguire i comandamenti altrui.

È interessante affiancarle un’altra parola: Trasgressione. Trasgressione. Trans: al di là, attraverso. E -Gredire, da gredi, passso, gradino. Andare oltre, al di là, oltrepassare i limiti. Elizabeth Grosz, con la sua teoria dell’Excess Space, racconta come i trasgressori non si oppongano ai limiti. Bensì li riconoscono e, riconoscendoli, li spostano. La Trasgressione non è oppositiva. Non è un dis, o un non. Non ha un nemico. La Trasgressione è attraversare, andare oltre, nel mondo, non contro.

Se nella Disobbedienza il focus cade sull’ordine, sul comandamento, da negare, a cui opporsi, nella Trasgressione vi è l’attraversare fino a superare, spostare, cambiare le carte in tavola, lo scenario, il paesaggio.

La Disobbedienza, oggi, ci fa venire in mente i troublemakers di Hans Magnus Enzensberger quando nel 1982 scriveva L’Industrializzazione della Mente. Quando tutte le industrie diventano industrie immateriali e culturali (come avviene oggi), soffrono di un paradosso: il loro prodotto, la coscienza, è un prodotto sociale, e quindi non possono produrlo da sé; possono solo cercare di indurlo, o riprodurlo. In questo paradosso Enzensberger individuava il ruolo dei “piantagrane”, dei discoli, dei disobbedienti: sono loro tra i pochi a essere in grado di stimolare la creazione di coscienza. E, quindi, suggeriva che il complesso industriale aveva solo un modo di procedere: cooptarli, metterli su un palco, assumerli, dargli dei premi.

Nella Disobbedienza, oggi, vi è l’opposizione allo status quo, con un buon Venture Capitalist accanto, così da essere pronti per cogliere l’opportunità del mercato nuovo, sconfiggendo la concorrenza. Nella Trasgressione vi è, invece, l’attraversare, passeggiando, scavalcando, per il gusto di andare di là, senza il bisogno di opporsi, sconfiggere, combattere, ma per il desiderio di superare, scoprire, avere esperienza dell’Altro.

Disobbedienza è lavoro. Trasgressione è desiderio.

Ma il lavoro sta scomparendo, rimpiazzato da intelligenze artificiali e robot. E a noi rimane progressivamente l’immaginario, il sogno, la noia, il tempo. È proprio qui, in questa differenza, sta forse una tra le maggiori sfide dei nostri tempi: in questa sfida tra disobbedienza e trasgressione, tra l’opporsi civile e “operoso” che si fa strumento di mercato per superare lo status quo alla fine di mantenere lo status quo, e l’andare oltre, l’attraversare, per accedere a logiche “altre”, secondo una logica di coesistenza, invece che di dualismo, di contrapposizione e di spettacolo.

disobbedienza

Disobedience VS Transgression

A few days ago, the Disobedience Award was launched by MIT’s Media Lab. The prize will collect people’s submissions about exemplary acts of civil disobedience which have brought benefit to society by supporting the principles of non-violence, creativity, courage and responsibility, and will award 250 thousand dollars to the one which is deemed to be the most significant according to the opinion of a jury.

It is only apparently peculiar for an institution such as MIT to deal with the topic of Disobedience. If we look closely, we will find many hints of why MIT would deal with such a theme. In this sense, Joichi “Joi” Ito’s approach is exemplary. Joi Ito is the director of the MIT Media Lab, and has been the Chairman of Creative Commons and a serial entrepreneur and activits which has been part of some of the Web’s most interesting operations.

Joi Ito is not new to the theme. In 2014 he publicly demonstrated his interest in “anti-disciplinariety”, which is the attitude of avoiding to framing one’s actions into a particular discipline, or even in a combination of different existing disciplines. But, more interestingly, to create new languages, architectures and methods.

In 2016 this approach has led to the creation of JoDS, the Journal of Design and Sciences.  Using the words from its introduction, JoDS “captures the antidisciplinary ethos of the MIT Media Lab. Like the Lab, it opens new connections between science and design, encouraging discourse that breaks down the barriers between traditional academic disciplines”.
These elements help us understand how the Disobedience Award initiative represents a continuity in MIT’s strategies, but it still does not tell us anything about why it exists.

Disobedience, in the sense of Civil Disobedience, is a term whose origin is in Thoreau’s essay, and which has found its natural outburst in the United States of the ‘60s and ‘70s, the ones of the contestation, of the revolution, of the protests against Vietnam. Starting from those years, (Civil) Disobedience has become one of the symbol-words of smart, intellectual, committed revolt.

Let’s analyze it. To Obey. From Ob-Udire. Ob, which meas forward, ahead. And Udire, which means to listen. To Obey: to put forward what we have heard from others. To execute others’ commandments, to submit to the will of others. And, as a result: Dis-obey, Dis-Ob-Udire: not executing others’ commandments. This is a very polarizing word: there is an I and an Other, and the I confronts the Other directly: however non-violent it is, it’s a fight, an opposition.

Transgression. Now, let’s analyze another word: Transgression. Transgression. From Trans-Gredire. Trans: on the other side, traversing. And Gredire, which means step, as in the ladder and as in walking. Which leads to: to go beyond, further, to overcome limits and boundaries.

With her Excess Space theory, Elizabeth Grosz says that transgressors do not fight boundaries, they recognize them and, by doing so, they move them. Transgression is not oppositive. It is not a dis, or a non. It does not have an enemy. Transgression is to go beyond, not against.

If in Disobedience focus is on the status quo, on order, on commandments, which have to be negated, to which one must oppose and negate, in Transgression it is on traversing, until going beyond, moving, changing the cards on the table, the scenario, the landscape. Disobedience, today, recalls Hans Magnus Enzensberger’s troublemakers, of when, in 1982, he wrote the “Industrialization of the Mind”.

When all industries become cultural, immaterial industries (like today), they suffer a paradox: their product, conscience, is a social product and, thus, they cannot produce it themselves; they can only try to induce it, and reproduce it. In this paradox, Enzensberger highlighted the role of the troublemakers, the undisciplined, of the disobedient: it is them, among few others, who can stimulate the creation of conscience, its production.

To solve the paradox Enzensberger suggested that the industrial complex only had one way forward: to co-opt them, to hire them, to put them on a stage, to award them prizes. In Disobedience, today, there is the opposition to the status quo, with a good Venture Capitalist to back you up, to be ready to catch the opportunity to lead in new markets, disrupting the competition.
On the other hand, Transgression is about traversing, strolling, climbing over the fence, for the pleasure of it, without oppisition, defeat, fight; for the desire to overcome, go beyond, discover, and to have experience of the Other.

Disobedience is work. Transgression is desire. But work is disappearing, replaced by robots and artificial intelligences.
What we’re progressively left with is imagination, dream, boredom, time. It is here, in this difference, that maybe one of the principal challenges of our times lays: in this challenge between disobedience and transgression, between this civil and industrious opposition which becomes an instrument for the market in order to defeat the status quo, to be able to bring up another one, and the capability to transgress, traverse, to access Other logics, according a philosophy of co-existence instead of dualism, contrapposition, and spectacle.

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